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“Reporting from the front”: al via da fine maggio la mostra di architettura curata da Alejandro Aravena

2 Feb 2016 | Nessun Commento | 703 Visite
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aBasta salire su una scala, portata a spalla in mezzo al deserto, per vedere trasformarsi delle pietre nel disegno di un uccello, un giaguaro o un fiore. Nell’assoluta semplicità di questa immagine, presa a prestito da una foto di Bruce Chatwin all’archeologa tedesca Maria Reiche impegnata a studiare le linee Nazca, in quella zona della pampa che gli indigeni chiamano “il deserto che parla”, che pare racchiudersi l’essenza della mostra di architettura curata dal cileno Alejandro Aravena, promossa dalla Biennale di Venezia e in programma dal 28 maggio al 27 novembre prossimi.

Una esposizione di “frontiera”, un ‘Reporting from the front‘ – come ha voluto intitolarla il curatore – per dare voce a 88 progetti firmati dalle più diverse realtà dell’architettura contemporanea mondiale – non mancano i nomi noti, come David Chipperfield, Herzog & de Meuron con Agav films di Amos Gitai o il G124, il Gruppo di lavoro del Senatore Renzo Piano, a puro titolo di esempio, e 33 sono architetti under 40 – tesi a dare testimonianza che è possibile ricomporre quello “scollamento tra architettura e società civile”, a dirla come il presidente Paolo Baratta, che sembra caratterizzare il tempo presente.a2

Aravena dice che la mostra “si propone di dare ascolto a quelli che hanno potuto acquisire una prospettiva”; quelli che in qualche modo sono saliti sulla scala “e che sono quindi in grado di condividere sapere ed esperienze con noi che stiamo in piedi sul terreno”. Fuori d’immagine, sono le questioni concrete che investono il vivere quotidiano, sono il ristabilire un “desiderio” operativo di una architettura che operi non per “aspettare la telefonata dello sceicco di turno”, ma che incroci le sue risposte con le domande di chi vive e non solo abita certi luoghi del mondo. Da qui “il bisogno di andare – dice Aravena – nei ‘territori’ dove non si sente che l’architettura potrebbe dare un contributo a migliorare la qualità della vita”. ‘Territori’ che hanno nomi come disuguaglianza, sostenibilità, traffico, rifiuti, inquinamento, migrazione, segregazione, cataclismi naturali, accesso a servizi minimi per l’igiene. Il curatore ne elenca 15 e rileva che uno degli spiriti guida dell’esposizione – oltre una sessantina i paesi stranieri chiamati a dare il loro contributo nei padiglioni nazionali –  è capire se ci sono persone, non propriamente solo architetti, che stanno lavorando su questi ‘territori’.

“Siamo convinti – spiega il vincitore del premio Pritzker 2016 – che l’avanzamento dell’architettura non sia un obiettivo in sè, ma un mezzo per migliorare la qualità della vita a4delle persone”. E la vita “oscilla tra le necessità fisiche più essenziali e le dimensioni più immateriali della condizione umana”. I fronti così sono tanti e tante sono “le piccole battaglie vinte”, in una guerra che sembra mancare di un quadro definito, dice Baratta, prendendo spunto proprio dai progetti già attivi che Aravena ha chiamato a sè. Qualcuno accosterà all’esposizione il termine “politica” – d’altronde, ricorda il presidente, “l’architettura è la più politica delle arti” – ma nel senso che guarda alle realtà, come quelle che vede quella signora sulla scala. “Cosa vede la Signora? – si chiede Baratta – Credo soprattutto un suolo desolato fatto di immense zone abitate dall’uomo delle quali certo l’uomo non può andare orgoglioso, realizzazioni molto deludenti che rappresentano un triste infinito numero di occasioni mancate per l’intelligenza e l’azione della civiltà umana”. Delle realtà che sembrano segnare la “scomparsa dell’architettura”. “Ma vede anche – rileva – segni di capacità creativa e risultati che inducono alla speranza, e li vede nel presente, non nell’incerto futuro delle speranze e dell’ideologia”.

Tra i progetti speciali, un segno di nuovo per l’area di Forte Marghera con la mostra curata da Stefano Recalcati sulle aree portuali riqualificate o l’accensione di un nuovo interesse per le arti applicate, sulla riproduzione delle opere attraverso le nuove tecnologie.

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