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Raf al Teatro Palazzo di Bari: una festa corale tra hit del presente e brani cult del passato

24 Nov 2015 | Nessun Commento | 1.342 Visite
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raf1A volte accade di recarsi ad un concerto e di ritrovarsi in una festa. Non che capiti spesso, anzi; ma ci sono degli artisti che riescono a superare il limite – il più delle volte – invalicabile tra finzione e verità, tra star e gente comune, tra palco e realtà, così da donare al proprio pubblico, ad ogni nuovo anelato incontro, non solo musica e parole, bensì un pezzo di vita, un attimo fuggente di comunicazione e condivisione totale e comunitaria in cui tutti, ma proprio tutti, ci si sente accomunati in un solo afflato, come se le storie che ci vengono raccontate siano le nostre stesse storie, le nostre stesse emozioni, le nostre stesse vite, appunto.

Raf, al secolo Raffaele Fiesoli, è senza dubbio da annoverare tra questa schiera di eletti e ce ne siamo resi conto ancor più allorquando abbiamo guadagnato il Teatro Palazzo per la tappa barese del suo “Sono io Tour 2015”; ebbene – lo confessiamo – sono bastati pochi minuti della performance ed anche noi ci siamo fatti catturare non solo dal festante pubblico ma anche e soprattutto dalle positive vibrazioni che incessantemente correvano e scorrevano dal palcoscenico alla platea per poi tornare, elevate alla massima potenza, ai musicisti, gli ottimi Stefano Bechini (batteria), Maurizio Campo (tastiere) e Cesare Chiodo (basso e cori), e soprattutto – ça va sans dire – al band leader.

Ed esattamente nel medesimo breve lasso di tempo abbiamo indiscutibilmente compreso che potevamo anche abbandonare la malsana ed errata idea di trovarci di fronte adraf2 un’operazione da nostalgia canaglia; Raf è un artista che ha ancora molto da dire, sempre curioso delle nuove sonorità, al passo coi tempi e, nel contempo, perfettamente consapevole di cosa voglia dire vivere il proprio tempo, o, meglio, vivere questo tempo, con tutte le contraddizioni e le difficoltà che ogni giorno ci sovrastano. Ecco, è chiaro come il sole che Raf voglia esserci, voglia dire la sua, magari anche a muso duro, voglia accettare sempre nuove sfide: l’ultimo album, “Sono io”, esprime appieno questa nuova linfa che anima ed agita il nostro, come dimostra la massiccia presenza in scaletta di molti dei brani che formano la track list del cd, dalla title track ad “Eclissi totale”, “Pioggia e vento”, “Rimani tu”, “Come una favola”, “Arcobaleni”, “Io ti vivo” e “Con le mani su”, composizioni recenti che reggono benissimo il confronto con i successi di una vita, che – come detto – è anche la nostra.

Scorrono così, per la gioia di tutti i presenti, Battito animale”, apertura da brividi per voce e percussioni, “Due”, “Dimentica”, “In tutti i miei giorni”, “Sei la più bella del mondo”, “Numeri”, “Cosa resterà degli anni ‘80” (sempre magnifica), “Iperbole”, un accenno di “Gente di mare”, l’hit composto e registrato con Umberto Tozzi, “E’ quasi l’alba”, “Ossigeno”, “Self control”, il successo planetario da cui tutto ha avuto inizio, “Ti pretendo”, “Inevitabile follia”, “Infinito” e tante altre, mentre tante altre mancano in raf3scaletta, così tante che si potrebbe farne un altro concerto. Ed è proprio mentre sei lì e ti ritrovi a cantare frasi che credevi aver perso nella tua memoria, che riconosci senza più alcun dubbio l’impareggiabile talento compositivo di Raffaele, che ne hanno fatto ed ancora oggi ne fanno uno dei prodotti più esportabili che il suolo italico abbia da decenni generato, e che, più di molti altri suoi colleghi, potrebbe giocarsela alla pari con blasonati nomi del firmamento mondiale.

È pur sempre puro e vecchio pop, ma provateci voi a produrne così tanto e sempre di tale altissima qualità unita ad una immediatezza spiazzante, da primo della classe, che – ne siamo certi – se Raf fosse nato a Londra o a New York invece che a Margherita di Savoia sarebbe iscritto da tempo nell’Olimpo della Musica; ma questa opportunità non sembrava interessare né Raffaele, che se la godeva da pazzi ad essere coccolato dal suo pubblico, né i magnifici folli che affollavano la platea, che pendevano dalle labbra del loro idolo e che non vedevano l’ora di potergli finalmente gridare il loro amore infinito.

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