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Rabat, Meknes e Fes: suk polverosi e regge da “mille e una notte” nel Marocco imperiale

5 Set 2019 | Nessun Commento | 2.450 Visite
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Fez
Suk polverosi e regge da “mille e una notte”. Mura difensive lunghe chilometri e Medine ferme al medioevo. Il Marocco e’ la terra del mistero: dietro i portoni si celano meravigliosi cortili, al di la’ dei bastioni, palmeti e palazzi sontuosi, oltre il velo delle donne si intravedono sguardi profondi. Le città che meglio rappresentano i fasti di un passato imperiale degno delle grandi dinastie europee sono certamente Rabat, Meknes e Fes, collegate comodamente da frequenti ed economici treni (per pochi euro in più potrete prenotare il vostro posto in prima classe).

La prima, capitale politica ed amministrativa, colpisce per l’atmosfera cosmopolita ed ordinata. Percorrete il lungo ed ampio viale fiorito e costellato di palme a sinistra della stazione ferroviaria (avenue Mohammed V) e scendete verso il mare. Girate poi a destra lungo boulevard Al Alou. Vi troverete davanti, a strapiombo sull’oceano Atlantico, la casba degli Oudaia. Costruita nel XII secolo, fu il quartiere dell’omonima tribù di terribili predatori. Ammirate la maestosità della Grande Porta in cima alla salita, ma accedete alla casba da quella Piccola in basso. Vi ritroverete in un romantico giardino andaluso di gelsomini e zagare, sede dello straordinario museo dei gioielli e luogo prediletto degli innamorati. Il labirintico quartiere, bianco come l’unità e blu come il mare su cui si affaccia, va percorso in direzione faro (senza però la vana illusione di non perdersi), dove si può visitare un atelier di tappeti ed ammirare l’estuario dello uadi, la città di Sale’ e l’oceano.

Uscendo dalla casba, salite fino in cima alla collinetta per godere di una suggestiva vista sul cimitero El-Alou: un’immensa distesa di tombe bianche degradanti verso la spiaggia.

Mastodontica anche la torre Hassan, minareto di 44 mt mai terminato, figlio del sogno del sultano El Mansour di costruire la più grande moschea araba. Tre facciate sono di colore rosa, una grigia per colpa della brezza marina. Gli ingressi custoditi da quattro cavalli bianchi ed il cambio della guardia ogni ora lo rendono uno spettacolo unico nel suo genere.

Circa 147 km a Nord Est sorge l’enigmatica città Meknes, patrimonio mondiale dell’Unesco e quinta città più grande del Marocco. La città e’ composta dalla Medina risalente all’XI secolo, dalla città imperiale dei 25 km di mura e bastioni e dalla zona nuova con movida notturna, café e pasticcerie. Trasformata in capitale, il Moulay Ismail la volle a sua immagine e somiglianza: dopo aver raso al suolo l’antica casba merinide, impiegò cristiani, schiavi africani e prigionieri di guerra a costruire una maestosa città murata. Camminando attraverso le due fila di mura difensive il viaggiatore può avvertire la sensazione provata all’epoca dai tanti nemici che cercarono invano di espugnare la città: topi in gabbia, chiusi in un enorme corridoio senza uscita e senza visuale.

Si acceda alla città imperiale dalla più importante porta della città: Bab Mansour, completata durante il regno del figlio di Ismail da un cristiano convertito all’islam. Al Moulay Ismail e’ dedicato anche uno dei pochi mausolei aperti anche ai non musulmani (lo stesso maresciallo francese che vietò l’accesso agli altri, decise di consentirlo in questo, onde evitare di rimanere lui stesso fuori durante una visita ufficiale). Tre fontane per le abluzioni, un magnifico soffitto di cedro dipinto, i mosaici con le scritture del Corano: un luogo di estrema bellezza e sacralità dove riposano il moulay, la moglie e due figli e dove accedere senza scarpe e con un abbigliamento adeguato. La decorazione sul mirhab e’ un omaggio cromatico alle quattro città imperiali: il blu di Fes, il rosso di Marrakech, il giallo di Rabat ed il bianco di Meknes. Che c’entrano gli orologi francesi? Furono donati al moulay da Luigi XIV quando rifiutò di concedergli la mano della figlia. Proprio di fronte al bacino d’acqua dell’Agdal (alimentato da 20 km di canali sotterranei che portavano acqua dalla montagna per abbeverare i 12mila cavalli del sultano ed a garantire una riserva importante in caso di assedio), sorgono gli immensi granai del moulay. I muri in terra battuta, sassi e paglia spessi 4 metri, mantenevano il fresco d’estate e mitigavano il freddo d’inverno. In una delle sale, la grande ruota fatta girare da asini e cavalli per attingere acqua dal pozzo.

Altro luogo del moulay degno di visita il palazzo El-Mansour. Questo parallelepipedo di 79 metri per 92 racchiude ambienti enormi, pilastri in mattoni e gigantesche arcate andaluse e alveoli a forma di tridente in stile portoghese (come l’architetto).

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Tutto è a misura d’uomo a Meknes, la più rilassata e friendly della città imperiali, anche il mercato coperto, uno dei più animati del Marocco. Dietro alle arcate di ceramiche, venditori di pesce, polli ed agnelli, verdure, dolci, frutta secca e olive si contendono le attenzioni dei potenziali acquirenti. Gli odori, più intensi del solito perché al chiuso, possono prendere la gola. Autentici e poco turistici anche i suk di tessuti, strumenti musicali e ferro battuto. Proprio sulla piazza principale El-Hedim si affaccia il Museo Dar Jamai in una splendida dimora del 1882 con un lussuoso giardino. Porte dipinte e cesellate si affacciano su un patio con colonne in ceramica, stucchi e stalattiti. La bella veranda e la cupola sono decorate con estrema cura: nulla e’ stato tralasciato. Esposte nelle sale preziose testimonianze della storia cittadina: poltrona da sposa, gioielli e strumenti musicali.

Se, dopo tutto questo girovagare, volete rifocillarvi con una pizza rettangolare, saporita, sottile, croccante e servita su tagliere di legno, andate alla pizzeria “Le Four” (rue del l’Atlas 1, vicino alla stazione Abdelkader). Muri imbiancati a calce, tovaglie a quadri e clientela del posto. Per due pizze e due birre (qui le servono) calcolare 140 dirham (circa13 euro).

Per chi vuole vivere il Marocco tradizionale, quello delle Medine polverose ed autentiche, non c’è posto migliore dove soggiornare di un “riad” o di un “dar”. In arabo significano rispettivamente “giardino” e “casa” ma ormai vengono usate indifferentemente per indicare le case tradizionali costruite attorno a cortili interni. Anche nell’architettura (come per le donne) si ritrova l’assenza di ostentazione: la bellezza e’ riservata a pochi, a beneficio di immaginazione e curiosità. A Meknes consigliamo il Riad Lahboul (si accede da una porticina sulle mura della Medina poco più avanti del parcheggio del café dei giardini El-Lahboul). In una zona molto tranquilla, questo caratteristico Riad e’ gestito dai coniugi musicisti Simon e Mouna che qui vivono con i loro bambini. E’ impreziosito da una spettacolare sala in stile andaluso decorata con zellij nelle tonalità del blu ed un elegante bartal. Qui può capitare di cenare a base di melanzane speziate al vapore, manzo con datteri caramellati, peperoni e pomodori al forno, mentre i calorosi proprietari si esibiscono in un concerto di musica tradizionale marocchina. Le camere, arredate in modo pittoresco, sono spesso comunicanti per accogliere al meglio le famiglie con bambini. La colazione e’ servita, con ceramiche e stoviglie tipiche, sulla terrazza a tre livelli, dalla quale si gode di una bella vista sulla Medina da una parte e sui giardini dall’altra. www.riadlahboul.com

Sessantasette km ancora più a Nord Est sorge un’altra meraviglia del Marocco imperiale: Fes, città misteriosa ed affascinante dalle tre anime (antica, moderna e nuova) perfettamente integrate. Con i suoi due milioni di abitanti, e’ la capitale culturale, religiosa e artigianale del Marocco. Quest’ultima attività, prima della realizzazione del quartiere dell’artigianato fuori le mura, si svolgeva esclusivamente all’interno della gigantesca Medina. Adesso qui restano moltissime botteghe di tessuti, tappeti, ferro, anche se ciò che la caratterizza davvero sono certamente le concerie Chouara. Rigorosamente con una foglia di menta sotto il naso per resistere al cattivo odore, consigliamo di salire sul terrazzo del negozio della cooperativa dei tintori “Port Principal”. La vista e’ unica al mondo: le pelli vengono pulite dal pelo, immerse in escrementi di piccione (per la loro funzione di ammoniaca naturale), poi in calce, lavate e immerse in vasche con coloranti naturali (indaco, zafferano, papavero, etc). Il tutto attraverso l’immersione nelle vasche anche di operai coperti da scafandri in plastica.

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Cercheremo di segnalarvi i luoghi da non perdere assolutamente, ma il bello (di giorno) e’ passeggiare per Fes senza bussola, ritrovandosi sotto il pergolato di Talaa Kbira, avvolti dal fumo dell’arrosto di spiedini di carne, oppure nell’antico suk Henna, dove trovare tinture ai capelli, trucchi naturali, saponi all’argilla e rimedi farmaceutici alle erbe. L’edificio che si affaccia in questa deliziosa piazzetta e’ il motivo della chiusura notturna dei due portoni del suk: fu il primo ospedale psichiatrico del mondo datato 1286. Nelle immediate vicinanze (in rue Bellagene ad angolo) anche un negozietto dove comprare ad ottimi prezzi bellissimi accessori in qualsiasi pelle e colore. Servizio cortese ed ospitale.

Da non perdere il museo Nejjarine dell’artigianato ligneo: la struttura e’ un incantevole caravanserraglio del Settecento con due logge restaurate, dove sono esposte attrezzi per lavorare il legno, utensili per la cucina, porte e finestre, giochi per i bambini, oggetti liturgici e strumenti musicali. Sulla terrazza si può gustare un buon te’ alla menta, guardando i tetti della Medina. Splendide le facciate (soltanto quelle e’ consentito ammirare ai non musulmani) della moschea Qaraouiyne (con 270 colonne e 14 porte può contenere fino a 20mila fedeli) e di quella di Sidi Ahmed Tijani (decorata con baldacchini provenienti da Senegal, Mali e Nigeria). Nelle vie intorno al mausoleo di moulay Idriss II (inserito talmente bene nella Medina da non lasciar intendere la sua grandezza) alcune travi in legno obbligano i pedoni ad abbassare il capo in segno di venerazione.

Per avere un’idea della complessità della Medina, uscite da Bab Guissa e risalite la collina sulla sinistra. Camminerete tra le suggestive tombe merinidi e vi ritroverete davanti un’ineguagliabile vista, ancora più suggestiva se in coincidenza con uno dei cinque richiami giornalieri alla preghiera dei muezzin di tutte le moschee. Ascoltati da lassù sembrano un unico canto ipnotico.

Con un taxi (i prezzi sono accessibili in tutto il Paese, ma vanno concordati prima di salire, specie se non c’è il tassametro) raggiungete la Mellah, primo quartiere ebraico del Marocco (1200), proprio accanto al palazzo reale. Ospita tante gioiellerie ed un suggestivo cimitero sul quale si affaccia la terrazza della sinagoga Danan ristrutturata nel 1999. Da Bab Semmarine si accede a suk meno battuti dai turisti, dove passeggiare o fare acquisti senza essere importunati da false guide, ed a mercati delle pulci dove imbattersi in pezzi di modernariato marocchino da veri intenditori.

Anche a Fes i Riad sono tanti e per tutti i gusti. Di seguito trovate la nostra selezione.

Cinque minuti a piedi da Bab R’Cif c’è “Dar Faracha” (significa farfalla): quattro grandi stanze (ognuna con un tema cromatico) decorate secondo il gusto marocchino rivisitato attraverso il tocco creativo e contemporaneo dei giovani proprietari francesi Caroline e Alexander. La mamma di lei, Joelle, si occupa egregiamente sul posto del soggiorno degli ospiti, intrattenendosi con loro dinanzi al camino o sul grande terrazzo con divanetti in vimini e luci soffuse per vedere le stelle. A cena ed a colazione la tradizione gastronomica del posto si fonde a quella internazionale per incontrare il gusto dei più. La condivisione dei grandi tavoli rotondi agevola inoltre la conoscenza e lo scambio di esperienze ed idee. Un luogo di charme dove farsi coccolare. www.darfarachafes.com

Tripudio di zeliji e legno intarsiato (degno di una medraza) nel lussuoso “Dar Roumana” (zona Bab Guissa), un tempo dimora di una ricca famiglia di produttori di olio. Il nome rimanda al melograno, il cui simbolo torna nelle grate in ferro battuto delle sontuose suite che si affacciano nella corte centrale, dove, tra candele, clientela chic ed atmosfera elegante, e’ possibile degustare le prelibatezze preparate dallo chef francese e illustrate dalla moglie australiana. Ottimo il soufflé di uova e formaggio, da accompagnare con uno dei tanti vini prodotti nella zona di Meknes. Chiedete di salire in terrazza. Attraverserete la libreria del Dar e godrete di una magnifica vista sulle tombe merinidi e sulla Medina. www.darroumana.com

Gli amanti del contemporaneo si ritaglino una cena o il tempo per un te’ al “Restaurant 7” (nei pressi di Bab Chorfa). Una cascata di sfere in vetro trasparente ed enormi fotografie di soggetti tradizionali marocchini con interessanti giochi cromatici rendono questo posto molto cosmopolita. Merito del tocco di Stephen Di Renza, designer statunitense un tempo in forza a multinazionali come Dunhill e Chanel, ed ora direttore del Giardino Majorelle di Marrakech. www.restaurant7.com. Annesso al ristorante il Riad 9, uno dei primi della città, inaugurato da Stephen da 7 anni: tre spaziose stanze arredate in modo tradizionale e di classe. Nel prezzo sono sempre inclusi la colazione ed il transfer da e per l’aeroporto. www.riad9.com

Foto di Victor Liotine

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