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“Quella sera dorata” di Peter Cameron un libro stupendo diventato un film

8 Mag 2010 | Un Commento | 5.845 Visite
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Peter Cameron
I protagonisti li avevamo immaginati. Pian piano, sommando i brevi cenni, li avevamo composti mentre leggevamo. La fisionomia, il muoversi, il suono delle voci. Immaginare i personaggi è una prassi o un vezzo antico quanto la lettura, automatico e straniante, estensione giocosa delle nostre qualità psicologiche di attribuzione.
I dialoghi, quelli no. Le frasi, infatti, erano già fissate e immutabili in quel soave libro che è: “Quella sera dorata”. Tutto quel mondo di finzione letteraria è passato attraverso qualcosa che lo ha ridefinito. Reinventato parzialmente, ricollocato geograficamente e felicemente musicato. E non di meno determinato in modo ferreo i personaggi. Per ognuno di essi ora c’è un volto d’attore. Il romanzo si è trasformato in cinema. La responsabilità se l’è presa James Ivory. Non uno sprovveduto. Basta citare il film “Camera con vista”, per ricordare chi sia. 

Quella sera dorata” al cinema conserva il titolo originale: “The City of Your Final Destination”. Scritto da Peter Cameron la storia si presta spontaneamente allo stile di Ivory.

Forse più della storia ciò che subito propende con semplice naturalezza verso la mano del regista è un certo climax presente nel libro. L’atmosfera rarefatta, i luoghi lussureggianti, il caldo, i colori, le strade e la lentezza sudamericana vissuta come privilegio. Un plot accattivante, permeato di un soverchio buonismo di fondo. Uno studente tentennante nel decidere e nel decidersi, una fidanzata accademica nel mestiere e nell’idea dei rapporti affettivi, una biografia da scrivere come motore dell’azione.

Biografia su un romanziere autore di un unico libro, suicida, figlio di ebrei fuggiti dalla Germania nazista in Uruguay. I suoi familiari: moglie, amante, fratello ne detengono l’autorizzazione. E la concessione a scrivere su di lui non è per nulla scontata.

118 minuti con Anthony Hopkins, Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, Omar Metwally, Hiroyuki Sanada. Un signor cast.

Peter CameronVisto in anteprima in lingua originale, possiede quel riconoscibile tratto pittorico, compositivo, prospetticamente profondo, che Ivory sa imprimere alle sue opere rendendole dei quadri. Si potrebbe staccare un frammento e appenderlo. Magari inserendo nello stereo una musica di Jorge Drexler. Autore della colonna sonora e nato guarda caso a Montevideo, capitale dell’Uruguay ove la storia è ambientata.

Del film e del libro, che in Italia ha venduto più che in ogni altro paese, Peter Cameron ne parla in una libreria di Torino.

Rivela che il film è stato girato in Argentina, non ha partecipato alla sceneggiatura, ma apprezza il lavoro fatto per il film. Riconosce l’impossibilità di una trasposizione fedele. Infatti alcuni personaggi nel film hanno assunto una rilevanza diversa, nuova e caratterizzante.

Cameron, magro, bruttino, occhi neri neri, vestito con maglietta e giubbotto dai colori improbabili, assediato da una sala gremita pare impacciato, ritroso. Le risposte sono volutamente troppo brevi, spicce, o forse il feeling con la traduttrice scricchiola. Ribadisce il voler svincolare da una categoria di appartenenza i propri lavori. Le case editrici, dice, credono di facilitare le vendite inquadrando in generi. Critica con ironia la scelta dell’immagine in copertina di Adelphi. Tutte le volte che a scrivere è un omosessuale piazzano un dipinto di David Hockney, senza esclusione.

Purtroppo nel film molti dialoghi, che sono la parte più frizzante, intellettuale, colma di citazioni, sono omessi. In uno scambio di battute tra lo studente e il fratello dello scrittore ascoltiamo una delle tante, pungenti bollicine, che spumeggiano dalle conversazioni. 

<<Lei guida signor Razaghi ? >>

<<Sì >> Disse Omar.

<<Che fortuna! Lei esagera in perfezione>>.

A chiedere allo studente Omar se guida è Antony Hopkins, nato per questa parte, perfetto, come se la recitasse da tutta la vita.

Al romanzo si può collegare, per rimanere il sintonia con il coté così inglese di Cameron una frase di Edith Wharton: “Le persone sono come il giardino del vicino: le conosciamo solo per ciò che confina con noi”.

Quel tratto che confina con noi è il luogo di cui meglio ci parla “Quella sera dorata”. Il modo in cui si entra in contatto con gli altri, quanto si permette loro, quanto si cambia, quanto ci ospitino nel loro giardino e in che misura regoliamo l’angolo di apertura del protettivo cancelletto in legno, sagomato, dipinto, oliato, della nostra aiuola.

Le foto sono di Claudio Cravero.

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