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Privacy, file sharing, diritti civili. A colloquio con Christian Engstrom del Partito Pirata

21 Set 2009 | Nessun Commento | 1.097 Visite
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Privacy«Bloccare Internet è assolutamente il modo più sbagliato di procedere, lo vedo come lo sforzo estremo di un’industria morente che sta convincendo alcuni politici ad abbandonare la difesa dei diritti umani fondamentali come il diritto alla libera informazione ma anche quello di subire un processo in un tribunale appropriato. E tutto questo non servirà a salvare l’industria dell’audiovisivo»: così Christian Engstrom, primo e unico rappresentante del Partito Pirata svedese (Piratpartiet) al Parlamento europeo, si rivolge a quei paesi in cui è aperto il dibattito sulla tutela del copyright.

In Francia verrà votata a settembre la Hadopi, la legge anti-pirateria che prevede il taglio della connessione a chi scarica illegalmente in maniera recidiva. Seguendo lo stesso principio pochi giorni fa il governo britannico ha avanzato una proposta per la quale circa sette milioni di cittadini, uno su 12, rischiano di restare sconnessi. In Italia la proposta di legge contro il download illegale, attualmente in discussione, prevede una misura simile.

«Questa è sicuramente una battaglia sia per i nostri diritti civili di base, sia per la cultura libera in Europa. Ed è una battaglia che dobbiamo vincere. L’Europa ha bisogno di politici pronti a scegliere un percorso diverso, a dire sì al futuro», dice Engstrom, 49 anni, ex programmatore di Stoccolma, eletto grazie ad un sorprendente 7% di consensi, arrivati prevalentemente dai giovani e dai sostenitori della libertà in Internet cresciuti in Svezia dopo le vicende di Pirate Bay. «Due organizzazioni completamente separate ma che hanno ovviamente gli stessi punti di vista», precisa l’europarlamentare.

«Il file sharing è un’attività che coinvolge due persone che si scambiamo materiale coperto da copyright. Se si vuol interrompere questo meccanismo si deve far cessare il diritto alla privata corrispondenza – spiega Engstrom -. Non c’è una via di mezzo. E per noi la scelta è semplice: il diritto alla privacy nella comunicazione è un diritto civile e fa parte della convenzione europea dei diritti umani, all’articolo 8. Ed è infinitamente più importante che consentire alle major di restare abbarbicati a modelli di business del secolo passato».

Cosa ne pensa Engstrom delle ‘premium news’, che il magnate dei media Rupert Murdoch vorrebbe istituzionalizzare? «E’ un sistema di cui dubito vista l’abbondanza di contenuti che la Rete offre, ma non posso essere io a dirlo – sottolinea l’europarlamentare -. Da ex imprenditore, ho sempre reputato una perdita di tempo ascoltare i politici che ti suggeriscono come portare avanti il tuo business. Chi guida un’azienda, piccola o grande che sia, deve trovare da sè dei modelli di business che funzionano. Poi è il mercato che decide».

Il 20 settembre in Francia, il Partito Pirata esordisce alle elezioni legislative parziali con un candidato di 23 anni: il movimento politico è in espansione? «I temi di cui ci occupiamo riguardano tutta Europa e dunque ci sono buone ragioni per preservare i diritti civili in Rete in ogni Stato membro. Anche in Italia – dice Engstrom -. Se i partiti esistenti non inseriranno queste questioni in agenda, saranno necessari sempre più partiti pirata».

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