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Presentato al Libro Possibile il romanzo di Daniela Dawan “Qual è la via del vento”

6 Lug 2019 | Nessun Commento | 322 Visite
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La copertina del libro

E’ stato presentato al  Festival  letterario “Il Libro Possibile” di Polignano a Mare il 5 luglio il romanzo di Daniela Dawan Qual è la via del vento” edito da e/o:E’ una storia intima, ma collettiva e di popoli, la cui autobiografia è dichiarata” ha detto Sergio Lorusso, che ha introdotto la letterata.”Siamo nel 1967, in Libia e a Tripoli ; in seguito alla guerra dei 6 giorni si scatena un conflitto, o meglio una guerra civile del popolo arabo contro gli ebrei. La bambina Micol in seguito a ciò è costretta ad abbandonare Tripoli e arriva in Italia”.”Il romanzo riflette la mia esperienza  che ho voluto rivivere scrivendo” ha dichiarato Dawan, nata a Tripoli dove ha vissuto fino ai 10 anni.”Gli ebrei vivevano in Libia da tempi antecedenti gli arabi e avevano tradizioni radicate”, ha continuato.”E’ la storia  di persone che vanno  a caccia di altre persone (ebrei) per ammazzarle. Racconto quindi di un esodo, ma anche  di una comunità eterogenea, fatta di amicizie tra arabi ed ebrei”.In pratica Qual è la via del  vento è l’autobiografia di questa bambina protagonista, ma semiautobiografica, ossia  con delle varianti rispetto al vissuto dell’autrice.”La bimba ha, o meglio aveva, una sorella morta prima della sua nascita: è dunque anche una storia del recupero di questa figura. Il racconto con riferimenti a me stessa non ha lenito le mie ferite, ma mi ha riportato con la fantasia in Libia . Con la fantasia si colmano dei buchi e si restituiscono alla vita, soprattutto, coloro che non ci sono più“.

Daniela Dawan

E’ evidente come il romanzo di Daniela Dawan sia uno dei più interessanti e sinceri presentati al Festival letterario di Polignano, mentre, detto con qualche vena polemica, altrove si faceva “politica” con alcuni personaggi stranoti che sfruttavano la loro presenza abbandonando le tematiche della propria narrativa e sfruttando il proprio livore contro questo e quello per alimentare dispute, senza un contraddittorio. Ma tornando a noi l’autrice ha parlato della piccola Micol bloccata a scuola per un”intera giornata allo scoppio dei tumulti senza che i genitori, barricati in casa per il terrore, avessero la possibilità di andare a recuperarla, mentre un gruppo di arabi si aggirava per le scale della loro abitazione con dei coltelli successivamente alla distruzione degli uffici dell’Alitalia, allocati al pian terreno. “Negli anni Sessanta essere non cattolici creava delle discriminazioni anche a scuola, come a me successe in prima persona. Le suore tentavano di convertirci al cattolicesimo e durante i disordini non vedevano l’ora di sbarazzarsi di noi bimbi ebrei, che eravamo solo in due.  In cinque giorni io e la mia famiglia riuscimmo a fuggire e i miei genitori si salvarono grazie a un amico arabo, che li ospitò una notte per dormire”. Daniela Dawan ha parlato di come l’Italia accolse prontamente migliaia di profughi, con voli continui dell’Alitalia tra Roma e Tripoli. “Gli ebrei in Libia lasciarono tutto, gli averi e i possedimenti. Il romanzo è diviso in due parti. La prima è relativa alla guerra. La bimba crescerà a Roma diventando un avvocato”. Le comunità della Libia negli anni Sessanta costituivano tanti microcosmi secondo  Daniela Dawan che coabitavano insieme . “Volevo dunque raccontare anche una storia di amicizie tra ebrei e arabi e spero che questo messaggio sia dia auspicio per un futuro di pace”, la conclusione. Nel retro copertina una presentazione di Lia Levi: “Un libro incalzante per i fatti narrati che pur tuttavia riesce a soffermarsi sui risvolti personali di personaggi indimenticabili”.

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