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Pierluigi Battista, l’intellettuale anticonformista per “Il libro possibile”

19 Lug 2010 | Nessun Commento | 2.899 Visite
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pierluigi battistaNel caldo afoso di questo metà luglio, in occasione della kermesse letteraria dal titolo “Il libro possibile“, organizzata a Polignano a Mare, tra i tanti nomi presenti in cartellone, noi di LSDmagazine abbiamo avuto la possibilità di intervistare il giornalista Pierluigi Battista, intervenuto per presentare la sua ultima fatica letteraria, edita da Rizzoli, dal titolo “I conformisti. L’estinzione degli intellettuali d’Italia“.
Battista, già editorialista della Stampa, vice-direttore di Panorama, conduttore su Rai Uno, poi sull’emittente La7 della trasmissione “Altra Storia”, è stato per quattro anni vicedirettore del Corriere della Sera, giornale per il quale scrive tuttora. Pigi Cerchiobattista, come soprannominato da Marco Travaglio, è soprattutto uno scrittore molto prolifico che tra i suoi precedenti titoli annovera: “Il partito degli intellettuali. Cultura e ideologia nell’Italia contemporanea” e “Il Parolaio italiano“.
Giacca blu in lino, gettata sulla spalla sinistra e camicia celeste, Battista risulta immediatamente riconoscibile tra la gente per il suo pendolante incedere, per i folti baffi ed i grandi occhiali che incorniciano il volto di fumatore di lunga pezza; gli chiediamo solo cinque minuti per rilasciare una  intervista lampo, la quale mi viene concessa senza tanto attendere.

Chi sono oggi i committenti, i mecenati della folta genia degli anfitrioni della Intellighenzia italiana ripartiti tra destra e sinistra, dei colti ortodossi e camaleonti di cui parla nel suo libro? 

Non lo so chi siano i mecenati moderni nel senso che i mecenati sono sempre gli stessi: lo Stato e i padroni, non cambiano mai. A me piace di più il mercato ma di mercato c’è né poco, altrimenti c’è lo stato. Stato che se taglia i cordoni tutti gridano: è la fine della cultura! Il che mi sembra strano perche l’idea che la cultura per vivere necessiti dei fondi dello stato mi lascia perplesso.
Per ciò che concerne i committenti, cioè i soggetti a cui va fatto un servizio, penso che i committenti degli intellettuali conformisti siano gli intellettuali stessi, cioè degli “autocommittenti” nel senso che presentarsi come un intellettuale conformista, cioè un’intellettuale che vuole stare nella tribù, conforme alla propria tribù, significa guadagnarne in termini di successo, di odiens, di prestigio pubblico.
Sono “autocommittenti” nel senso che nessuo l’impone o lo ordina loro, ma dire qualcosa di conformista significa essere osannato dal popolo.
E’ un doppio lavoro, nel senso che per essere autocommittenti conformisti bisogna non solo essere scrittori, artisti, poeti, ma
bisogna anche diventare intellettuali il che implica non solo scrivere un romanzo, ma uniformarsi ad un modello di presentazione pubblica di sé cioè diventare un “maitre à penser”. Cammilleri è scrittore quando scrive “Montalbano” e poi gli viene in mente che deve fare anche il “Maitre à penser”, quindi fa il doppio lavoro: finisce di scrivere “Montalbano” e fà anche il lavoro di “Maitre à penser”, lavoro che retribuisce di più non economicamente ma in termini di consenso sociale.

pierluigi battistaTratto da “1984” di George Orwell, autore che sò esserle molto caro: “Nei cortei sono quella che immancabilmente regge l’asta degli striscioni. Ho sempre l’aria giuliva, non mi tiro mai indietro quando c’è da fare, se sto in gruppo grido come tutti gli altri. Ecco tutto. E’ l’unico modo per non avere seccature”. Secondo lei è questo l’atteggiamento dei tanti intellettuali dagli anni sessanta ad oggi liberi solo in potenza?

Molto caro, i due più cari in assoluto sono per me George Orwell ed Albert Camus. Si penso sia questo l’atteggiamento cioè di portare lo striscione, stare nel coro, stare nel gruppo, non dire mai cose diverse pericolose. Naturalmente bisogna comprendere cosa significi dire qualcosa di “diverso”, talvolta si pensa che uno dica cose coraggiose, contro il potere e allora diciamo “Che coraggio!” invece non ci vuole niente tanto poi…
Elio Germano vince il premio a Cannes e deve fare la dichiarazione tonitruante politicamente un pò così, il giorno dopo tutti i giornali dicono “ahh Elio Germano”, ecco che Elio Germano è diventato un “Maitre à penser”, un ottimo attore secondo per altro, che in quel momento facendo finta di dire delle cose coraggiosissime, ma in realtà banalissime, ha acquistato la medaglia di “Maitre à penser”.

Tratto dal testo della canzone di Giorgio Gaber “Destra-Sinistra”: “L’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia, è la passione, l’ossessione per la diversità che al momento dove è andata non si sa…”. In che rapporto sono tra loro le parole “ideologia” e “diversita” messe in correlazione dal compianto cantante?  

Bè sono in rapporto di opposizione, una correlazione di opposizione. C’è ne sono stati esempi in questo senso, in Italia un uomo come Ennio Flaiano era un uomo che non si faceva risucchiare dagli schemi ideologici, andava per suo conto, un persona ironica, sarcastica. Non era un’eroe, semplicemente sapeva esercitare l’ironia e l’autonomia e l’indipendenza
e lo diceva in modo sorridente, amaro non tonitruante appunto. Era il nemico di tutte le ideologie.

Ne deduco che con l’arma del conformismo ideologico sono trucidati gli intellettuali irregolari, unici non prezzolati, veri portatori di istanze culturali innovatrici. Ma allora come si può dare nuovo impulso al mondo culturaDue le italiano, evitando il gioco al massacro nei confronti dei non allineati?

Non necessariamente gli intellettuali conformisti sono prezzolati, quelli sono gli intellettuali servili, i dipendenti, gli intellettuali “conformisti” non lo sono per convenienza, lo sono per convizione. Conformisti per “autoconvincimento” non perchè qualcuno lo imponga loro o li retribuisca per questo. Per riuscire a rinnovare non c’è una ricetta. Le persone tengono alla loro irregolarità devono sapere che devono pagare dei prezzi, che non sono certo i prezzi dell’emarginazione, dei gulag, dei lager, però è il prezzo della solitudine. Cito all’inizio del libro una frase di Chaterine Camus figlia di Albert che diceva: “Un giorno vedevo mio padre un pò assorto, seduto in poltrona, con una sigaretta, con un’espressione un’pò malinconica e gli chiedo – Papà sei triste?-, lui rispose -No, sono solo-” non era triste era solo un uomo solo.
Saper affrontare la solitudine è il più grande eroismo in questo momento.

Un luogo comune vuole che gli slip siano il capo di biancheria intima più utilizzato dai destrorsi, mentre i boxer siano identificativi dell’uomo di sinistra; e i “terzisti” (cioè i terzi rispetto alla macro divisione tra destra e sinistra), che tipo di indumento intimo dovrebbero utilizzare?

Io porto da sempre i boxer, da quando ho l’età della ragione porto i boxer e quindi sono un uomo di sinistra!

Il tempo di qualche foto per immortalare l’incontro ed è già tutto finito. Tempo trasccorso 8 minuti e 15 secondi stando al mio registratore.

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