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Piccolo manuale di istruzioni sul come farsi editare un libro (terza parte)

17 Gen 2010 | Nessun Commento | 2.921 Visite
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Piccolo manuale di istruzioni sull’editare un libroCari lettori, con questo terzo articolo continua il viaggio (di quattro puntate) scritte dal nostro collaboratore Franz Falanga, indicando consigli e strategie per poter pubblicare un libro in Italia.  

Personalmente odio i puntini sospensivi, ma questa volta li ho messi artatamente per drammatizzare un filino la situazione. Allora, dicevamo, il libro potrebbe interessare, ma… (rieccoli i puntini sospensivi) l’autore dovrebbe prenotare, pagandole ovviamente, dalle trecento alle cinquecento copie per poter evitare all’editore una spesa che potrebbe anche rivelarsi infruttuosa, nel caso di un flop del libro. In questo modo l’editore si cautela, rientra nelle sue spese tranquillamente e tutte le copie che verranno vendute oltre quelle vendute all’autore saranno tutte economicamente vantaggiose per lui visto che le spese gli sono state pagate in anticipo dal nostro amico scrittore. La richiesta del pagamento di una somma per le spese di stampa, è bene ricordarlo, può venire sia da un piccolo editore che da un grosso editore. Ma, a questo punto i giochi sono fatti, lo scrittore ha trovato l’editore, svenandosi fino al midollo gli ha pagato le spese di stampa e l’editore stesso si ritrova con il libro stampato in circa mille copie, trecento delle quali sono in possesso della scrittore nella propria casa, mettendolo in crisi per evidenti problemi di spazio.
Qui iniziano i drammi. Che fare di queste trecento copie, andare in giro come un mentecatto per riuscire a vendere qualche copia a qualche pietosissimo amico? Oppure iniziare a spedire il libro in giro, ad amici, a biblioteche, a critici letterari (di questi parleremo fra poco) a istituzioni culturali? Questo calvario di spedizioni costa parecchio, non dimentichiamolo, altro è spedire una lettera, altro è spedire centinaia di libri uno ad uno. Ma terminiamola qui e vediamo che cosa succede ora.
Lo scrittore ha fra le mani la sua creatura e deve promuoverla, deve insegnarle a camminare da sola per le vie del mondo. Qui la situazione diventa ancora più drammatica. Mi spiego meglio: a chi bisogna rivolgersi per avere un sia pur minimo straccio di recensione su un giornale, su una radio privata o su una radio nazionale, mirando molto in alto, addirittura alla televisione? Queste domande non sono retoriche sono assolutamente drammaticamente vere perché questo è il momento topico, il momento peggiore dell’intera avventura del nostro amico scrittore, il quale si trova fra le mani il prodotto del proprio ingegno e deve fare in modo che questo prodotto lo leggano quante più persone è possibile. Poche fotte ragazzi, ci sono due motivi, due motivi fondamentali per fare un’adeguata promozione, uno per il piacere di poter comunicare a quante più persone è possibile le proprie idee, il secondo, questo è quello più ipocritamente nascosto , è invece il bisogno, la speranza, dell’autore medesimo di poter incassare qualche soldo dal suo lavoro letterario. Questa situazione, e cioè la promozione per ottenere le due soddisfazioni, una morale e l’altra materiale è di una difficoltà inimmaginabile, di una difficoltà spaventosa.
Qui il nostro amico si rende immediatamente conto che se non ha critici letterari di sua conoscenza, se non ha agganci con qualche giornale, se non conosce neanche l’ultimo degli uscieri di una qualsivoglia rete televisiva o radiofonica, non c’è trippa per gatti, il suo libro rischia di spirargli dolcemente fra le mani senza che praticamente nessuno gli abbia dato una sia pur minima occhiata. Allora viene fuori tutto il sudario di ingiustizie che avvolgerà il nostro malcapitato neoscrittore, che si accorgerà immediatamente che, non essendo conosciuto da alcuna persona importante nel campo delle comunicazioni di massa, non avendo praticamente nessun santo in paradiso, la sua magnifica creatura, il suo amato libro non sarà, perdonatemi la trucida espressione, non sarà cacato da nessuno. Si accorgerà che, se non conosce innanzi tutto il/la critico/a letterario/a della sua città, della sua regione, della sua nazione, non conoscendo nessuno che lo inviti al Maurizio Costanzo show, nessuno che lo inviti alle trasmissioni di Corrado Augias, nessuno che lo inviti alle trasmissioni della Giovanna Zucconi, nessuno che lo inviti alle trasmissioni di Fabio Fazio, nessuno che lo inviti alle trasmissioni di Bruno Vespa, il nostro carissimo amico neoscrittore è nessuno, è praticamente uno scrittore morto ancora prima di nascere. Capirà che lui, povero neoscrittore, non appartenendo a nessuna delle compagnie di giro che si relazionano fra loro, che privilegiano solo gli appartenenti a certe congreghe, a certe caste si direbbe oggi, è completamente tagliato fuori dal grande gioco nel quale, alla fin fine, si trastullano sempre i soliti personaggi, che, stranamente, forse per la pigrizia dei fruitori (che brutta parola), non vengono mai in uggia al pubblico osannante.

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