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Piccolo manuale di istruzioni sul come farsi editare un libro (quarta parte)

23 Gen 2010 | Nessun Commento | 3.488 Visite
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come farsi editare un libroCari lettori, con questo quarto articolo termina il viaggio (di quattro puntate) scritte dal nostro collaboratore Franz Falanga, indicando consigli e strategie per poter pubblicare un libro in Italia. 

Prima di continuare in questa squallida esposizione delle vicissitudini di un neo scrittore facciamo un po’ di conti in tasca a tutti. Lo so benissimo che è una cosa volgare, ma va fatto assolutamente anche questa operazione perché, come diceva il solito tale, non si vive di solo pane, ma di companatico, di formaggio, di buone paste asciutte e di quant’altro serve ad una decente sopravvivenza. Non so se mi sono spiegato. Andiamo avanti. Se tutto va bene, se il libro si vende, se la vita del libro diventa come minimo apprezzabilmente apprezzabile, facendo conto su un prezzo medio per libro di venti euro, al nostro amatissimo scrittore, quando l’editore sarà rientrato abbondantemente nelle spese, sarà finalmente pagato un compenso (che poi sarà gravato da tasse) che andrà da un euro a due euro per copia venduta. Siccome è meglio in questo caso non farsi troppe illusioni diciamo immediatamente e freddamente che su ogni copia venduta lo scrittore incasserà un euro. Meglio mantenersi stretti, alla fine dei giochi, facendo i conti, si vedrà che quattro cinquecento euro o poco più in circa un anno non sfamano e non arricchiscono nessuno. Giunti a questo punto inauguriamo un’altra parola, la tiratura. La tiratura, come tutti sanno, è il numero di copie che l’editore vende in un certo periodo, diciamo un anno. Per il neo scrittore se in un anno vengono vendute millecinquecento copie, è già un buon risultato, millecinquecento persone hanno letto le idee del nostro amico. Per quanto riguarda il guadagno, si fa per dire, aspettiamo ancora un attimo, ne parleremo più avanti.

Quando una tiratura comincia a diventare interessante? Beh ragazzi, non nascondiamoci dietro un dito, una tiratura che si rispetti va dalle cinquantamila alle centomila copie. Una tiratura del genere il nostro amico neo autore se la sogna, Spiego subito il perchè. Non avendo vetrine eccellenti in cui mostrare il prodotto del proprio ingegno, millecinquecento copie sono un pregevole risultato, ancorchè un miserabile risultato dal punto di vista economico, perché alla fine dei giochi, tolte le spese famose di stampa e tasse varie, al nostro amico resterà, ad andare bene, un centinaio di euro in un anno. La fame è assicurata solo per i primi giorni, la morte sicura per denutrizione arriverà nel breve volgere di un mese.

Per arrivare a tirature di diecine di migliaia di copie, come minimo in un annetto, bisognerà dunque che il nostro libro sia propagandato dagli anchorman televisivi di cui ho parlato dianzi. Un libraio amico mi diceva tempo fa che basta un solo secondo di un libro mostrato e inquadrato molto frettolosamente da una telecamera al Maurizio Costanzo show per far vendere nei giorni immediatamente dopo la trasmissione almeno quindicimila copie. Se tanto mi dà tanto basta farsi un po’ di conti e tutto torna.
Una cosa è sicura, con la scrittura non si campa, non si comprano ville, insomma non si riesce neanche a far quadrare la cena con il pranzo. Gli scrittori che campano esclusivamente della loro scrittura si contano sulle dita di una mano. Va detto, en passant, che ci sono poi i non libri, quei libri di barzellette, per esempio, scritti da professionisti in altri campi, giocatori di pallone, presentatori televisivi, che invece vendono moltissimo in una sola estate, anche perché, come dire, sono dell’ambiente. Ma questi libri sono non libri e il fenomeno si chiude qui.
Bene signori, facendo tutte le tare a quanto io ho scritto, esorcizzando al massimo la mia visione drammatica dell’argomento, e ripetendo ancora che più o meno le cose vanno così (ho solo parlato per sommi capi) quale è dunque la morale che se ne può trarre da questa mia personalissima descrizione di un viaggio fra le parole e la carta stampata? Due morali. La prima è ben rappresentata dalle parole che Nino Bixio pronunciò sul suo letto di morte dopo essere stato ferito a morte in battaglia: battersi battersi, e la seconda è altrettanto ben rappresentata dal vecchio detto che chi non risica non rosica, per cui è molto meglio stare sempre all’attacco, perché, se si sta sempre in ottima ed organizzata difesa, goal non se ne subiscono, ma contemporaneamente, non attaccando, certissimamente non si segna e, conseguentemente, non ci si diverte per nulla.
Post scriptum. Tutto quanto io ho scritto fin’ora non descrive nemmeno la millesima parte di quello che è nella realtà la vita di chi vuol fare della scrittura la sua terra promessa. Ma quello che mi è rimasto nella penna appartiene ad un altro fumetto.

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