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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Piccola e profumata

20 Gen 2009 | Nessun Commento | 2.017 Visite
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basilicoRACCONTI DELL’INTIMO

Piccola e profumata, era in realtà una tenace guerriera vegetale di indubbia forza e enorme coraggio. Una piantina da niente, di quelle che si tengono in casa a scopo gastronomico, uno dei tanti “odori” che abbondano nella cucina meridionale e che portano brio a una pietanza altrimenti soltanto buona ma non speciale. Questa piantuccia, con il suo verde squillante e il suo profumo frizzante che subdolamente seduce il passante ignaro, improvvisamente costretto a doversi piegare sul fogliame per annusarne avidamente la fragranza, lei, una pianta di fresco basilico, è stata capace di darle una lezione, un messaggio diretto ed esplicito: le ha mostrato in tutto il suo fulgore cosa sia l’istinto di sopravvivenza. Spesso le manca questa grande risorsa di cui ogni creatura vivente è dotata, anche quelle non pensanti. Le capita di indugiare in atteggiamenti passivi e noiosi dai quali smuoversi diventa complicato perché ormai, quando operano, la volontà è già compromessa. È una sorta di malia che la stordisce e assopisce, un abbraccio viscido dalle conseguenze inestricabili, dai risvolti implacabili; l’immobilità insidiosa di chi ha un’indole contemplativa è quanto di più deleterio si possa trovarsi a dover fronteggiare, annulla ogni istinto, vanifica ogni progetto e sminuisce l’impegno che normalmente si profonde nelle normali azioni di una normale vita. Ma che sia questo il punto? La normalità. Di cosa è fatta? E come funziona? Dinamiche tardo-adolescenziali la assillano come se non fosse tutto anacronistico. Chi sono dove vado da dove vengo perché si muore…………….quesiti che caratterizzano età che ha già trascorso, ma nel peggiore dei modi. È questo il tormento: l’incubo del lavoro arretrato, l’ossessione di non arrivare mai in tempo a vivere le situazioni. Il famoso banchetto della vita a cui si giunge troppo tardi……………. Credeva di avere un vantaggio sui suoi coetanei solo perché la sua storia familiare era più triste della loro: che boiata. Sentirsi più bravi perché più sfigati… ma chi gliele vendeva queste idiozie pseudo-filosofiche? Il tutto si è tradotto nella perdita progressiva delle occasioni e dei contatti. Lacune che colmare ora è troppo difficoltoso. Un tale spreco di tempo energie e possibilità non è facile da gestire. Ci si ritrova di colpo nella fase della maturità con tutti i drammi relativi alle fasi precedenti. Sembra uno di quei film dove un bimbo insofferente esprime il desiderio di diventare grande e, per qualche strana magia, ottiene quel che vuole ma parzialmente: un corpo da adulto che contiene una testa da bambino. Peccato che questo non sia un film ma la sua vita, peccato che non avesse manifestato nessuna e neppur minima intenzione di crescere prima del tempo e, soprattutto, peccato che ad attivare questo processo non sia stato un piacevole e bizzarro incantesimo ma un incredibile sequela di catastrofi messe insieme con una regia che di piacevole aveva ben poco, di bizzarro… qualcosa. Un romanzo di formazione al contrario, un progetto fallito. Il suo istinto di sopravvivenza sì che si è manifestato, ma in modi contorti, troppo elaborati per essere efficaci; impara troppo tardi che la semplicità ha un potere inconfutabile. E lo impara solo a livello teorico. Le strategie a cui è ricorsa negli anni sono state tutte filtrate dal mito della forza, del superuomo e della superiorità cerebrale idolatrata come un fantoccio preso da qualche rito pagano. E da questo mito principale, come per partenogenesi, si sono materializzate altre divinità della mente che si sono nutrite delle sue debolezze e delle sue convinzioni distorte. Una macchina da guerra senza pietà per sé stessa e per gli altri: un mostro delirante. Vorrebbe abbracciare quella personcina che era da bambina e da adolescente, riuscire a toccarla e a confortarla con le cose che sa ora; e vorrebbe fare lo stesso con chi non c’è più. Quella piantina di basilico era minuscola, di quelle che si comprano al mercato nei vasetti di carta plastificata e che, una volta a casa, bisogna travasare in un vaso più grande con più terreno e più spazio a disposizione perché possa crescere rigogliosa; non aveva né un nuovo vaso né del terreno per effettuare l’operazione: la rimandò. Nel frattempo sistemò l’eroico basilico su un geranio fioritissimo. Passò del tempo in cui le sorti della pianta non ebbero priorità nei suoi pensieri; fino a quando, messe da parte pigrizia e amnesia, si attrezzò per l’occasione. Ma non aveva previsto ciò che doveva sembrarle ovvio sin dall’inizio, addirittura banale nella sua evidenza, eppure così importante e, in qualche modo, educativo: il suo basilico era una creatura viva e laboriosa, entusiasta di esserlo e tutt’altro che passiva. Ma cosa credeva, che davvero avrebbe arrestato il suo percorso solo perché l’aveva trascurata? Che avrebbe smesso di evolversi espandersi crescere solo a causa della sua negligenza? Ma no, chiaro. Aveva invece trovato un modo intelligente e sano di difendersi da lei, di sopravvivere; si era ingegnata, da brava creaturina industriosa e versatile, dimostrando grandi senso pratico e capacità di adattamento: aveva messo radici nel vaso del geranio, prendendo in prestito spazio e nutrimento e legandosi teneramente a un luogo che non era suo ma che era l’unico disponibile in quel momento; si è fatta piacere ciò di cui non poteva fare a meno, senza disprezzarlo solo perché la sua scelta era stata forzata, ma valorizzando sé stessa e il geranio in quella festosa collaborazione. Separarle era impossibile, a meno di non brutalizzarle entrambe con una inutile separazione. Concentrarsi su ciò che si possiede e non su ciò che si è perduto o non avuto non è poi così vergognoso… imparare a ricevere e condividere nemmeno… Tutti concetti che ha appreso con gioioso stupore ma che continuano a non appartenerle per niente.

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