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PERSONAGGI. Cesare Merzagora, il democristiano ateo

18 Nov 2017 | Nessun Commento | 938 Visite
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Cesare_MerzagoraCesare Merzagora è uno degli uomini politici che maggiormente ha caratterizzato la storia d’Italia dopo la caduta del fascismo, ma che è stato totalmente dimenticato.

Si auto-definiva un tecnico prestato alla politica, imprenditore, banchiere ed economista, fu dapprima anti-fascista e rappresentante del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI). Partecipò alla Resistenza tra i così detti Partigiani bianchi. In precedenza aveva partecipato alla prima Guerra Mondiale.

Nel 1920 fu assunto alla Banca Commerciale Italiana e ne diresse la filiale in Bulgaria.

Fu Ministro del Commercio Estero dal 1947 al 1949 nei governi di Alcide De Gasperi.

Fra il 1950 ed il 1952 fu presidente della Banca Popolare di Milano.

Merzagora non si iscrisse mai ad alcun partito, venne sempre eletto come indipendente, si considerò un uomo d’affari prestato alla politica e denunciò spesso i mali della partitocrazia.

Eletto Senatore nel 1948 nelle fila della Democrazia Cristiana, non ne fu mai iscritto. Ateo dichiarato. Dal 1963 fu nominato Senatore a Vita dal Presidente Antonio Segni, ed è stato ininterrottamente Presidente del Senato dal 1953 al 1967, cioè per due legislature intere e quasi per intero nella successiva.

In qualità di Presidente del Senato dopo l’ictus che colpì il Presidente della Repubblica Segni nell’estate del 1964, ricoprì il ruolo di Presidente Supplente fino alle dimissioni ed alle successive elezioni di Giuseppe Saragat.

La sua posizione netta in favore di una politica democratico liberale, atlantista e quasi gaullista portò a candidarlo Presidente della Repubblica sia nel 1955, nel 1962 e nel 1964. Naturalmente le candidature non sortirono risultati in quanto nel 1955 il neo Segretario Nazionale della DC, Amintore Fanfani, era alla ricerca di nuove alleanze con il Partito Socialista Italiano al quale la personalità del Presidente del Senato non era particolarmente gradita. Inoltre, anche il potentissimo Presidente dell’ENI, Enrico Mattei sosteneva il suo amico Giovanni Gronchi e l’apertura del Governo al PSI. Merzagora fu il candidato della destra DC, capeggiata da Guido Gonella e da Giulio Andreotti che in realtà avevano il disegno di spuntare la candidatura di Giuseppe Pella quale Presidente del Consiglio dei Ministri.

In realtà, egli era esponente di spicco di quella DC nata dalla Segreteria De Gasperi, fortemente centrista, che portò alla Presidenza del Consiglio o a posizioni importanti dopo lo Statista alto-atesino, Giuseppe Pella, Antonio Segni, Adone Zoli, Mario Scelba, Fernando Tambroni, Guido Gonnella, Attilio Piccioni, Emilio Colombo, Mariano Rumor, Flaminio Piccoli e Giovanni Leone, ecc..

Nel 1962 Aldo Moro preferì un uomo più vicino alla sua politica moderata e più gradito dal Vaticano. Mentre nel 1964 la scelta cadde su Saragat che consentiva un pieno appoggio al Governo di Centro-Sinistra dopo la “disastrosa” esperienza del Presidente Segni che si era opposto apertamente ai disegni morotei.

In occasione della crisi del governo Pella nell’inverno 1954 e di quella del primo Governo Moro nel 1964, Merzagora si propose come eventuale capo di un governo di emergenza, il quale affrancandosi dalla morsa sempre più stringente dei partiti avrebbe dovuto condurre in porto una serie di importanti riforme, fra cui una revisione della Costituzione.

Nell’ambito del paventato e presunto “Piano Solo” nel 1962, il generale Giovanni De Lorenzo avrebbe previsto l’instaurazione di un nuovo governo presieduto da Merzagora, in virtù di una presunta comune appartenenza alla Loggia Massonica “coperta” «Giustizia e Libertà» della Serenissima Gran Loggia d’Italia.

Dal 10 agosto al 29 dicembre1964, a seguito della grave malattia e delle successive dimissioni del Presidente della Repubblica Antonio Segni, sopperì alle funzioni del Capo dello Stato come Presidente Supplente (in qualità di Presidente del Senato); fu il primo e finora unico caso, nella storia della Repubblica, di sostituzione per impedimento fisico del Capo dello Stato in carica.

Presidente delle Assicurazioni Generali dal 1968 al 1979, in seguito ne fu presidente onorario. Nel 1970, pur rimanendo al vertice della compagnia assicurativa, fu per otto mesi presidente della Montedison portando pubblicamente alla luce l’esistenza di fondi neri. Fu anche tra i primi a mettere in guardia la Banca d’Italia sulle attività speculative di Michele Sindona.

Dal 1963 Senatore a Vita, è rimasto in carica in tale ruolo per oltre 28 anni (come finora nessun altro nella storia repubblicana), fino alla sua morte, avvenuta nel 1991 all’età di 92 anni per arresto cardiaco.

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