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Per Frontiere inaugura la mostra “La prima volta” nell’ex Palazzo delle Poste

23 Set 2011 | Nessun Commento | 1.430 Visite
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barbieriLa rassegna Frontiere, inaugurata nell’ex Palazzo delle Poste a Bari,  include la mostra fotografica La prima volta, e durerà fino al 1 ottobre. Il Palazzo, acquistato dall’Università di Bari, è stato ristrutturato e trasformato in uno spazio polifunzionale per gli studenti, aperto alla città, dedicato ad attività culturali, cui dà inizio la mostra fotografica su gli esordi di Gianni Berengo Gardin, di Ferdinando Scianna e di Olivo Barbieri. I tre, fra i più prestigiosi fotografi italiani, erano presenti all’inaugurazione.
Il Rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, ha sottolineato, nella sua introduzione, come il recupero del Palazzo e la realizzazione del Centro sia stato fortemente voluto dal corpo docente e dagli stessi studenti, e sostenuto dalle Istituzioni. Il Rettore ha ricordato poi come vent’anni fa, nel ’91, sia giunto a Bari il traghetto Vlora con ventimila profughi albanesi a bordo, e di come per la prima volta la città si sia trovata a dover fare i conti con una realtà multiculturale fino ad allora estranea, con la quale lentamente, faticosamente sta imparando a convivere. Il recupero alla cultura e alla fruizione cittadina del Palazzo delle Poste, sorto negli anni Trenta, parla anch’esso per la prima volta di multiculturalità e di frontiere, volte non a separare ma ad unire.
La rassegna Frontiere, ideata da Oscar Iarussi, presidente dell’Apulia Film Commission e promossa dalla Regione Puglia in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari, con il Comune di Bari, con la Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari e con l’Apulia Film Commission,  prende il titolo da questa intenzione. Così la mostra, allestita nel salone centrale, che ci parla della prima volta di Berengo Gardin, il cui incontro con la fotografia risale agli anni Cinquanta; degli inizi di Ferdinando Scianna (e dalla Venezia di Berengo Gardin ci trasferiamo in Sicilia), negli anni Sessanta; del primo incontro con la fotografia di Olivo Barbieri quando, fra il ‘77 e il ’78 ha scoperto, come soggetto dei suoi scatti, la bellezza dei flipper. Tre generazioni di fotografi a confronto, i primi due maestri del bianco e nero, il terzo che recupera il colore in foto che sembrano quadri pop.
Il presidente della Regione Nichi Vendola, ha ribadito il concetto di multiculturalità e di frontiere che, in questo momento difficile, sono più che mai rivolte al confronto, alla convivenza, alla scoperta delle reciproche culture, qualcosa che invece di separare invita ad andare “al di là”.
Oscar Iarussi, curatore della rassegna, ha presentato la serie di manifestazioni che la compongono e che si svolgeranno fino alla fine del mese: si tratta di proiezioni di film, (fra il Cineporto, il cinema ABC e il Multicinema Galleria), interviste, conversazioni, dialoghi, (che ospiteranno personalità di rilievo fra cui Franco Battiato), concerti. Comune denominatore, l’interculturalità e la multi etnia.
La mostra fotografica, curata da Pier Giorgio Carizzoni, è dunque dedicata ai rispettivi berengoesordi dei tre autori: gli anni Sessanta sono interpretati, sia nel caso di Berengo Gardin che di Scianna da un bianco e nero che ripercorre la povertà dell’Italia di quegli anni, fatta di operai, di greggi di animali, di bambini vestiti con la giacca del padre che gli va troppo larga, di gente che porta le pagnotte a cuocere nei forni. Una Venezia di vaporetti, di funerali in gondola, di vetrine, di nevicate in Piazza S. Marco e di acqua alta; una Sicilia ancora arretrata e rurale. Una svolta si ha con le immagini colorate dei flipper che hanno accompagnato gli esordi di Barbieri. Siamo ormai in piena era tecnologica. E se di Berengo Gardin ci colpisce la meravigliosa inquadratura di In vaporetto, del ’60, col suo continuo scambio fra interno ed esterno, col gioco di sguardi, di riflessi nei finestrini  e con la sua inimitabile partitura geometrica, di Ferdinando Scianna apprezziamo il desiderio di testimoniare un mondo che, dai Sessanta in poi, andrà rapidamente scomparendo, come spariranno presto gli antesignani dei flipper che, pure, costituiscono una testimonianza che sopravvive al suo superamento.

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