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Paolo Fresu e Uri Caine: la musica oltre frontiera al Bologna Jazz Festival

15 Nov 2016 | Nessun Commento | 1.149 Visite
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bjf1Chissà se il maestro Giorgio Gaslini quando alla fine degli anni ’70 coniò il termine “musica totale” aveva ipotizzato una fusion tra musica classica e jazz!? Pur nella visione di una musica universale, quel concetto era forse ardito ma non impossibile in un periodo in cui si sperimentavano varie forme di contaminazione. Oggi possiamo affermare in tutta tranquillità che uno degli esperimenti meglio riusciti in tal senso è quello nato dalla collaborazione di due musicisti che, partiti da prospettive diverse, hanno fatto dell’eclettismo la loro forma migliore di espressione musicale.

Uri Caine, pianista americano di Philadelphia, una volta trasferitosi a New York, dichiara di avervi scoperto “un mondo nuovo dove tanti musicisti come me stavano battendo nuove strade. Non ho mai voluto rimanere imbrigliato in un genere perchè la musica è un continuum senza barriere; per esempio la musica classica non è statica e immutabile, ma è un suono che suggerisce nuovi stimoli e ricerche”. I suoi riferimenti sono Miles Davis, John Coltrane, Stravinsky, Berio, Frank Zappa. In questo contesto non devono stupire le sue riscritture di Mahler, Bach, Beethoven. bjf5

Da un’altra parte (le rive mediterranee della Sardegna) viaggia inconsapevolmente nella sua direzione il nostro Paolo Fresu, altro musicista poliedrico aperto ad ogni genere di esperienza musicale, fino a sconfinare nei campi di teatro, cinema, danza, e TV. Con una inesauribile capacità di elaborare e realizzare progetti musicali in forme e collaborazioni diverse esplora con tromba e filicorno musica etnica, contemporanea, leggera e quella antica. “La musica barocca ha come uno swing che la avvicina al jazz” sostiene, e si mette a lavorare sui madrigali di Barbara Strozzi, una sconosciuta compositrice del ‘600. Così quando nel 2002 le strade dei due musicisti si incrociano nasce una nuova linfa capace di dare lustro alla nouvelle vague del jazz internazionale.

bjf2Per l’XI edizione del Bologna Jazz Festival uno dei concerti più prestigiosi è stato proprio il loro, con tutti i crismi dell’evento dell’esclusiva europea. Infatti al duo si è aggiunto per questa unica data il quartetto d’archi Alborada, del quale fa parte la violinista Sonia Peana, moglie di Fresu. Il quartetto, nato nel 1996, è in perfetta linea con i canoni stilistici del duo, capace di passare con disinvoltura dalla musica barocca, a quella del’900 e alle avanguardie.

Sul palco dell’Auditorium Manzoni di Bologna l’ensemble ha proposto in buona parte il materiale dell’ultimo cd “Two Minuettos”, registrato per la Tuk Music – casa discografica da poco fondata da Fresu – e in uscita a febbraio prossimo. Non a caso il brano d’apertura è stato il noto “Minuet in G minor” di Bach, cui il disco è dedicato: stupore e fascino sono un tutt’uno immediato che conquista la platea; un feeling percepito d’impatto e ristabilito per chi conosce il trombettista. E dopo Bach non può venire che Miles Davis per passare con estrema naturalezza alla “Cheek to Cheek” di Irving Berlin. L’intesa tra i due è perfetta, con un continuo scambio di ruoli di accompagnamento e di solista, e probabilmente non avranno avuto nemmeno bisogno di provare. E se Caine è fluviale, preciso, discreto, ricco ma senza fronzoli, con la sua impronta personale e coltissima, Fresu utilizza gli spazi a disposizione per profondere lirismo e facilità discorsiva: anche i soffi nella tromba e i brevi silenzi fanno parte degli equilibri della struttura musicale. “Sì bjf4dolce tormento” di Monteverdi è una gemma purissima in tutti i sensi, in cui si esprime la coscienza viva del passato e la necessità creativa dell’innovazione.

Sale poi sul palco il quartetto d’archi, che è un valore aggiunto a tessere tappeti  sonori e dare respiro ampio alle composizioni. Gli orizzonti si allargano, gli spazi si dilatano: vengono eseguiti brani da “Things” (2006) e “Think” (2009), i due album incisi dal duo, e da “Trigono” degli Alborada. “Cowboys and Indians” di Uri Caine chiude il concerto, ma i musicisti ritornano sulla scena per altri tre bis, chiamati a gran voce dal pubblico.

Chicca finale: Fresu rende omaggio alla città di Bologna (dove vive) e al suo pubblico mettendo a disposizione in anteprima assoluta 200 copie del suo nuovo cd.

Sono andate a ruba!

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