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Pantelleria. Il viaggio nell’isola “figlia del vento”

1 Ago 2011 | Nessun Commento | 2.214 Visite
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pantelleria
Un’isola incantata, solitaria, lontana, da scoprire magari nel dolce languore dei pomeriggi assolati, trascorsi davanti a un bicchiere fresco di passito. Una terra che in passato ha parlato diverse lingue, tracce delle quali sono riscontrabili in molti toponimi. Un mare che sprigiona ancora oggi gli effluvi dei fenomeni vulcanici che l’uomo ha saputo sfruttare a proprio vantaggio. Un’isola nel cui periplo è racchiuso un microcosmo esclusivo e tutto da godere.
Se si sorvola l’isola ciò che colpisce è il contrasto cromatico tra il nero della lava che domina il paesaggio e le chiazze verdi della vegetazione. Dal mare, invece, sembra emergere come un suolo lunare. E’ una terra che non conosce mezze misure, lodata da molti; è primitiva, scura, sempre sferzata dai venti e anche inospitale con chi non ne sa cogliere l’essenza.
Pantelleria deve il suo nome attuale ai Bizantini che la chiamavano Patelareas ovvero “tartaruga”, probabilmente per la sua forma a testuggine. Ubicata quasi al centro del Canale di Sicilia, più vicina alla Tunisia che all’isola madre (55 miglia da Capo Granitola e appena 39 miglia da Kelibia), Pantelleria rappresenta uno dei punti limite del sistema territoriale nazionale e dello stesso Continente europeo, l’estremo avamposto di una frontiera virtuale che separa le due sponde del Mediterraneo e, al contempo, un punto di contatto fra civiltà e culture diverse.
Architetture abitative, struttura rurale, gestione dell’acqua sono il prodotto di un processo dinamico che trae forza dalle esperienze dei popoli che sono stati protagonisti dell’organizzazione territoriale dell’isola: Sesioti, Fenici, Romani (che per primi diedero inizio alla produzione del famoso passito). E poi i Vandali, che la distrussero, e i Bizantini, che la fecero risorgere in una prosperità durata fino all’avvento degli Arabi che dall’835 favorirono l’insediamento di popolazioni berbere del Nord Africa.
La “figlia del vento” divenne in quel periodo campo neutro, in cui convissero pacificamente cristiani e mussulmani; questi ultimi introdussero nuove colture come gli agrumi, la canapa ed il cotone, la cui produzione verrà soppiantata nel XIX secolo da quella della vite. Tutto ciò si concretizza nella costruzione di un paesaggio che nasce dalla necessità di coniugare la sete pantesca con la fertilità dei suoli vulcanici, la preziosità degli agrumi con la forza distruttiva dei venti. Ne sono chiari esempi le fitte trame dei muretti a secco, che da un lato contengono i terrazzamenti e dall’altro assolvono all’importante funzione dello spietra mento del terreno e , naturalmente, i “dammusi”.
Di dammusi (dall’arabo dammus – edificio a volta) se ne contano cinquemila sparsi in tutta l’isola. Una volta questa era la tipica, essenziale costruzione pantesca cha assolveva ad ogni esigenza del contadino. Oggi sono diventati oggetto di un esclusivo culto immobiliare. Il dammuso è costruito con rocce laviche grossolanamente sbozzate e presenta pareti molto spesse (fino a 2 metri), con un’intercapedine riempita di pietrame e terra. Questa costruzione senza fondamenta è refrattaria al calore, al freddo ed ai rumori, mantenendo l’interno fresco d’estate e caldo in inverno. Le pareti sono imbiancate a calce mentre la forma leggermente schiacciata della cupola permette la raccolta dell’acqua piovana attraverso una canaletta scavata nel muro e convogliata in una cisterna.
Pantelleria è la parte emersa di un edificio vulcanico che si eleva per circa 2.000 metri dalla pianura abissale del Canale di Sicilia. Tutt’oggi l’isola presenta innumerevoli fenomeni vulcanici, che vengono sfruttati per le loro capacità terapeutiche. La goletta Sataria, ad esempio, dove si trova l’omonima grotta naturale con le sorgenti termali: l’acqua calda a 40° viene fatta confluire in due vasche all’interno e in una più grande esterna e comunicante con il mare. La leggenda racconta che qui si conobbero Ulisse e la ninfa Calipso. Particolarmente interessante è la sorgente di acqua termale nell’insenatura sotto il costone di Nicà: le acque fuoriescono dagli scogli a una temperatura che si aggira tra gli 85 ed i 100°C. Queste acque, come quelle di Gadir, Sataria e Scauri hanno senza dubbio virtù terapeutiche. Ed inoltre: Nella contrada Sibà si trova la grotta naturale dei “bagni asciutti”. Qui da una spaccatura fuoriesce ad intermittenza vapore acqueo a 38° da sempre utilizzato come una sauna per curare i dolori reumatici ed eliminare le tossine. E ancora le “favare” ovvero getti di vapori d’acqua a 100° che fuoriescono dalle rocce o il fondale della sponda meridionale del Lago di Venere con acque sature di zolfo e fango ricchissimo di sostanze nutrienti per la pelle.
moscato di pantelleriaL’isola è anche il luogo di produzione del Moscato siciliano per eccellenza, dall’antico vitigno Zibibbo (dall’arabo zabib – frutta appassita al sole), vino prodotto qui da lontanissimo tempo. Il vitigno è ancora oggi coltivato secondo tecniche millenarie. Le viti, ad esempio, vengono fatte crescere all’interno di piccole conche vulcaniche, dove si raccoglie la poca acqua e l’umidità della notte. Il Moscato di Pantelleria si ottiene dagli acini freschi, torchiati subito dopo la raccolta, mentre la varietà Passito deriva dall’uva lasciata essiccare al sole.
Altro frutto tipico di Pantelleria è il cappero, prodotto da una cooperativa che raggruppa oltre 400 agricoltori. Il metodo di conservazione tipico è quello sotto sale ed oltre ad insaporire i piatti della cucina mediterranea e a distinguere quella siciliana e delle isole, la pianta vanta anch’essa proprietà terapeutiche diuretiche, toniche e digestive.
Pantelleria è inoltre un vero paradiso per i subacquei. A Cala Tramontana due enormi pareti laviche delimitano una franata che termina a -28 metri su un letto di sabbia bianchissima. Luogo di passaggio di una quantità impressionante di pesce di ogni tipo. A Punta Tracino un fondale di 30 metri si confonde nel blu, formando terrazze ricoperte di gorgonie rosse e corallo nero. A Cala Gadir oltre alle sorgenti termali a cielo aperto frequentate tutto l’anno si segnala uno dei primi percorsi archeologici subacquei d’Italia ad una profondità di circa 30 metri con una miriade di reperti tutti etichettati con pratiche lavagnette.
L’isola è raggiungibile autonomamente da Mazara del Vallo dopo 53 miglia di traversata. Diversamente, si può arrivare a Pantelleria in aereo o traghetto da Trapani. Da Palermo e Trapani i collegamenti sono assicurati da Meridiana mentre da Roma Fiumicino, Milano Linate, Venezia e Bologna si vola con Alitalia e Air One. Da Trapani partono giornalmente i traghetti della Siremar e Ustica Lines . Nel periodo estivo esiste anche un servizio di navi veloci da Mazara del Vallo.

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