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“Ottavianello”: un grande riscatto. Nell’Olimpo dei vini rossi pugliesi entra di diritto il “quarto re”

26 Gen 2016 | Nessun Commento | 1.051 Visite
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o2L’intuizione di Beppe di Maria, quella di recuperare dall’oblìo in cui era caduto il vitigno “Ottavianello” per riportarlo alla meritata considerazione del mondo del vino e di un segmento di mercato ancora scoperto, ha coinvolto in un appassionante dibattito i prestigiosi  esperti intervenuti come Attilio Scienza (docente universitario), Riccardo Cotarella (enologo della cantina Carvinea), Leonardo di Gioia (assessore regionale all’agricoltura e alle risorse agroalimentari della Puglia), Dario Sefano (senatore della Repubblica), Paolo Lauciani (docente Fis) e Giorgio Mercuri (presidente Fedagri Confcooperative), coordinati dalla sapiente regia di Bruno Vespa.

Il racconto della serata e della nascita di questa intuizione (nei limiti di spazio consentiti, ovviamente) impone una piccola premessa di carattere storico, ai fini di una migliore comprensione dell’iniziativa. Una lectio davvero autorevole, tenuta dal prof. Attilio Scienza, ha spiegato in che maniera fu introdotto questo vitigno in Italia nel periodo della Magna Grecia: secondo alcuni dalla popolazione dei Focesi, che fondò colonie in tutto il Mediterraneo, secondo altri  dagli Eubei, che nel IX secolo si stanziarono ino Campania. Entrambe le ipotesi sono confortate dall’analisi genetica, che conferma  una parentela dell’Ottavianello con il Syrah e con l’Aglianico. Addirittura esiste una evidente affinità anche con un gruppo di varietà vicine al Sangiovese (come Frappato e Gaglioppo).

L’Ottavianello, conosciuto altrove anche con i sinonimi Cinsault, Ottavianuccio o Ottaviano, è un vitigno autoctono a bacca nera, per le sue caratteristiche ampelografiche assimilabile al gruppo proles orientalis, conosciuto, come già detto, in Francia con il nome di Cinsault. Oltralpe ha conosciuto larga diffusione sin dal Medioevo, per poi essere riportato in Campania con gli Angioini nel XIII secolo. Intorno alla metà dell’Ottocento, il Marchese di Bugnano importò in Puglia,  provenendo dalla città di Ottaviano, vicino Napoli, il vitigno per  impiantarlo nella zona di Brindisi, esattamente nel territorio di S. Vito dei Normanni.

Beppe di Maria, fondatore dell’Azienda VinicolaCarvinea” e padrone di casa anche per essere il titolare del Centro Porsche che ha ospitato l’avvenimento in quel di Modugno (BA), ha parlato della sua scommessa: ridare dignità a quello che sino a ieri era un vitigno o3trascurato, considerato di second’ordine e da taglio, per valorizzarne l’eleganza e la delicatezza che in esso aveva (con lungimiranza, aggiungerei) intuito. Così, nel 2013, ha convertito tre ettari della sua proprietà ad “Ottavianello” e venerdì ha presentato la prima annata di quello che egli ha voluto chiamare “Otto“, come l’anello che mancava per congiungere questo vitigno al suo territorio di elezione.

Il padre putativo di “Otto” è l’enologo Riccardo Cotarella, il quale, premessa la definizione di Puglia come terra fortunata per le condizioni che offre, ha raccontato di avere sin dal primo momento sposato con entusiasmo l’idea di Beppe di Maria, reputando l’Ottavianello il quarto re che mancava ai grandi rossi di Puglia (Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia): “Già  oggi – ha concluso Cotarella -, in termini qualitativi l’Ottavianello si può annoverare fra i vini più importanti della regione ed è anche vino in linea con i tempi, delicato, equilibrato, raffinato, la cui bellezza arricchisce e completa la gamma dei rossi pugliesi con un genere completamente nuovo”.

Un momento magico ha vissuto tutto l’uditorio allorquando, introdotto da un brano di Ennio Morricone, ha fatto il suo ingresso in sala l’ospite d’onore, l’Otto, introdotto dai sommeliers della Fondazione Italiana Sommeliers, guidati da Giuseppe Cupertino: una presentazione all’insegna dell’eleganza e della raffinatezza, dalla musica alla mescita alla elevazione dei calici in sala, per brindare all’ultimo nato di casa Carvinea. A nessun ospite è sfuggita la commozione di Beppe, ben individuata anche dalle parole di Nino D’Antonio, che lo ha ricordato come il “fanciullo di Francavilla Fontana”.o4

Veniamo a noi. Senza pretese di esaustività e premesso che si tratta di un prodotto che va aspettato (e rispettato), avendo necessità di evolversi, “Otto” si è presentato di un bel rosso rubino luminoso, al naso sentori di rosa canina e frutti di bosco leggermente speziate, con una evidente nota balsamica. Il tutto confermato appieno in bocca, con una accentuazione gradevole della nota balsamica. La sua raffinatezza lo rende naturalmente eclettico, tanto da immaginarlo persino abbinabile a zuppe di pesce.

Eppure, negli istanti che dovrebbero risultare i più tecnici della serata, io ho vissuto quelli più emozionanti: le note del maestro Morricone sembrava invitassero i calici ad un ballo e gli ospiti a farli roteare con delicatezza, sembrava che cavalcassero con eleganza l’analisi sensoriale, che accompagnassero morbidamente l’esame del colore, dei profumi, dei sentori e del gusto sulle righe di un pentagramma.

 

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