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Ora, il nuovo disco “liberatorio” di Jovanotti, dedicato alla mamma scomparsa

7 Feb 2011 | Nessun Commento | 3.721 Visite
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jovanottiL’anno più difficile, il disco più gioioso: la contraddizione sta solo nei termini, perchè l’invito a ballare lanciato da Lorenzo Cherubini in Ora nasce proprio dal dolore per la perdita della madre, mancata due mesi fa.

Lei, tanto orgogliosa del suo figliolo musicista, amava i suoi brani più allegri, e lui – che le ha dedicato l’intero disco, – ha riempito il suo nuovo lavoro di suoni dance, elettronici, ammiccanti, «quasi come se avessi il mandato di far star bene le persone, di portare allegria e commozione». Quando andava in ospedale a trovare la madre, «gli altri malati mi dicevano che la mia musica li faceva stare bene e allora – ha raccontato – tornavo in studio con la voglia di fare un disco che comunicasse amore, pervaso d’amore». Un’esigenza vissuta interiormente, sfociata nella ricerca di «un disco che mi facesse prima di tutto ballare, trovare entusiasmi». Un bisogno generalizzato perchè «quando c’è crisi nel mondo torna sempre la dance, la risposta è sempre il ritorno al corpo».

Un album comunque «liberatorio», come lo sono le parole di Lorenzo che, in epoca di crisi economica e lamento generalizzato, non ci sta nè a piangersi addosso nè a ripetersi. Poteva rifare Safari, appena scelto come album del decennio da un sondaggio di Rockol e Fnac, invece ha preso tutt’altra strada, quella di un lavoro metropolitano, sottolineata dalla scelta di presentarlo in uno dei luoghi simbolo di Milano, il grattacielo Pirelli. E poco importa che nel palazzo disegnato da Giò Ponti sieda il consigliere regionale Nicole Minetti. Lorenzo passa oltre: «Non ho mai votato Berlusconi e non l’ho mai capito. Sono 20 anni che cerco di capire e Ruby non ha cambiato nulla». Politicamente ha sostituito la parola sogno con una più concreta, progetto, ma lui la sua ricetta per uscire dalla crisi ce l’ha e l’ha già messa in pratica: «si va oltre impegnandoci di più, sacrificandoci di più, non si esce dalla crisi diminuendo, ma aumentando l’energia che si mette in quel che si fa, perchè la vera rivoluzione è fare bene il proprio lavoro, infatti – ha aggiunto – ciò che mi dà più fastidio è l’incompetenza nei luoghi di comando».

Non a caso, per Ora, Lorenzo ha chiesto grandi sforzi produttivi ed economici alla sua etichetta, girando un video, quello di Tutto l’amore che ho, che costa come un film, ma ha richiesto lo stesso impegno a se stesso e al suo team, cui ha imposto la parola d’ordine «innamoriamoci del nuovo», sciroppandosi il sound di Lady Gaga, Rihanna, M.i.a., Black Eyed Peas, con l’idea di fare un disco «che potesse fare anche un ragazzino con il suo pc, un album tanto nuovo da risultare vecchio tra un paio d’anni, ma cercando di fare il disco più bello del mondo». È nato così un Ora stretto tra passato e futuro, come ha spiegato per immagini lo stesso Lorenzo, che ha selezionato e mostrato un centinaio di scatti che raccontano l’immaginario che sta dietro al disco, dal giradischi «da cui è partito tutto perchè volevo fare il dj» ai Beastie Boys «con cui ho suonato in un pezzo per un loro album che forse non uscirà mai», da ‘Avatar’ a Vecchioni, dalle sue nozze ai suoi genitori, da Gianni Morandi, cui ha fatto gli auguri per Sanremo, a Lola Falana «la mia prima passione infantile», da Battiato che gli ha regalato un sample per il disco, a Cesare Cremonini che compare nel pezzo ‘Pesci grossì, da Luca Carboni che dice due parole in ‘L’elemento umano ad Amadou e Mariam che cantano con lui in ‘La bella vità fino a Michael Franti, di nuovo ospite in ‘Battiti di ali di farfallà. E poi ancora da Rumi a Celentano, dal Cbgb ai Cccp, dalle foto di Maurizio Cattelan per il booklet del cd a ‘Sandinistà dei Clash, per finire la lunga carrellata lì dove tutto era iniziato, da quella bella foto della sua mamma che salta la corda per le strade della loro Cortona.

La prossima sfida è il tour in 4d, che partirà il 16 aprile da Rimini, «la nuova frontiera perchè io sarò lì dal vero e per vedermi – ha concluso Lorenzo sorridente – non serviranno nemmeno gli occhialini».
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