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“Operazione U.N.C.L.E.”. L’ultimo film di Guy Rtichie girato tra Roma e Napoli nelle sale dal 2 settembre

27 Lug 2015 | Nessun Commento | 1.238 Visite
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u1La guerra fredda? Una risata la seppellirà. C’è avventura, glamour, azione, ma anche ironia e autoironia in “Operazione U.N.C.L.E.“, la spy story di Guy Ritchie – papà dell’ultimo Sherlock Holmes cinematografico – presentata a Londra dalla Warner in vista dell’uscita nelle sale il 2 settembre.

È la storia, tratta da una popolare serie tv britannica di qualche decennio fa, di due agenti “nemici per la pelle” condannati nel pieno della sfida ideologica Usa-Urss a una missione comune contro lo spettro dell’apocalisse nucleare che li renderà alla fine un team: l’avventuriero americano Napoleon Solo, interpretato da Henry Cavill (già Superman nell’Uomo d’Acciaio e in certo senso candidato naturale ai panni di 007); e la spia russa, solo apparentemente tutta d’un pezzo, Ilya Kanyakin, impersonato da Armie Hammer (candidato all’Oscar come attore non protagonista per il ruolo di braccio destro e amante di Hoover in J. Edgar di Clint Eastwood).

Un film girato senza risparmio di mezzi – in parte in Italia, fra Roma e Napoli – che punta u2“all’intrattenimento”, sottolinea all’ANSA Cavill, senza voler essere tuttavia “semplicistico”. Perchè Guy Ritchie – con cui lavorare è stata “un’esperienza fantastica”, esclama all’unisono con Hammer – è anche regista “complesso”. Capace di dare a modo suo “un messaggio”: e cioè che il mondo non è sempre diviso fra bene e male, che i contatti e persino i contrasti umani avvicinano oltre ogni ideologia e pregiudizio.

Concetto condiviso dalle due protagoniste femminili: la svedese Alicia Vikander (Anna Karenina, The Royal Affair), che interpreta Gaby, figlia di uno scienziato tedesco che gruppi criminali nostalgici del nazismo hanno catturato per farsi consegnare la formula semplificata di una bomba atomica in grado di dare a chi la possiede un potere micidiale; e l’australiana Elizabeth Debicki (Il Grande Gatsby), che veste a perfezione la parte della u3cattiva, Victoria, moglie del playboy italiano Alessandro (Luca Calvani, cattivissimo pure lui) il quale ha ereditato una fortuna dal padre fascista e nasconde i laboratori dell’organizzazione criminale nelle aziende di famiglia. “Nel film – spiega in particolare Debicki – abbracciamo con gusto gli stereotipi su americani, russi, tedeschi, inglesi, italiani, per farne oggetto di divertimento. Ma non c’è il bianco da una parte e il nero dall’altra, piuttosto un’ampia zona di grigio”. E anche i protagonisti positivi – eroi “di un’altra classe”, secondo lo slogan del film – non mancano di lati oscuri.

La vicenda è ambientata nei primi anni ’60, senza trascurare alcun clichet dell’epoca: dalla politica alla moda. Tutto comincia all’ombra del muro di Berlino, di fronte allo storico Checkpoint Charlie, dove Napoleon e Ilya cercano di uccidersi a vicenda in un inseguimento mozzafiato fra Trabant truccate. Poi la scoperta che in realtà Cia e Kgb hanno deciso di collaborare (“cerca di non uccidere il tuo nuovo partner il primo giorno”, dice al russo il suo boss) cambia gradualmente ogni cosa. La scena si sposta in Italia, a Roma e quindi a Napoli e sulla costiera, dove – fra colpi di scena ed effetti vari che u4includono un cameo di David Beckham – si arriverà all’inevitabile lieto fine. Lieto fine in cui si ritaglia un ruolo pure l’enigmatico Waverly, uno Hugh Grant al servizio dell’intelligence di Sua Maestà britannica che immancabilmente si rivelerà vero burattinaio dell’operazione U.N.C.L.E. (sigla dell’improbabile network di spie alleate contro il crimine).

L’Italia fa da scenario ai momenti culminanti. E sembra aver lasciato una traccia negli attori. Tutti si confessano conquistati dal cibo, dal vino, dall’ambiente. Elizabeth Debicki giura di essersi “innamorata del caos creativo” del lavoro nella penisola. Concetto che Vikander traduce con “passione”. Ma la dichiarazione d’amore più impegnativa viene del “californiano-sovietico” Armie Hammer, che sorridendo proclama: “Credo che Napoli sia la città che preferisco al mondo. Mi ci trasferirei, se mia moglie me lo permettesse”.

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