English Spanish German Russian Chinese Italiano
LSDmagazine
Il vostro pezzo mancante. Cultura, Stile, Vita, Attualità, Relax e non solo.
         Direttore responsabile: Michele Traversa
“Open Heart”. Conversazione a cuore aperto con Marco Gesualdi sul suo ultimo disco

18 Giu 2015 | Nessun Commento | 1.830 Visite
Di:
Print Friendly, PDF & Email

mg1Lo ascolti la prima volta e già ti senti trasportato in un altro dove, in un altro io.
E’ un racconto di terra e di musica, di origini e nuove esplorazioni, di profumi e luci del mattino. E’ Open Heart l’ultimo lavoro discografico di Marco Gesualdi.

Compositore, chitarrista, docente e direttore artistico, Marco Gesualdi si rende protagonista agli inizi degli anni ’80 della scena rock napoletana, cosiddetta VesuWave, fonda la band 666 con la quale incide diversi album, suona in festival e rassegne musicali in tutt’Italia e partecipa a varie trasmissioni tv come Sanremo Rock, DOC, Notte Rock e al Maurizio Costanzo Show e partecipa al film Blues Metropolitano.

Napoletano con origini pugliesi terra che gli trasmette molte emozioni tradotte nella sua musica, Marco Gesualdi ha collaborato con  molti artisti napoletani da Eugenio Bennato a Pietra Montecorvino, James Senese e i Napoli Centrale, e ancora Maria Pia De Vito, Consiglia Licciardi e Carlinhos Brown nonchè con le orchestre dei teatri Bellini e Sancarluccio a Napoli. Oggi dirige la sua scuola di musica a Napoli che per un appassionato dei Fab4 non poteva che chiamarsi Yellow Submarine, centro affiliato Yamaha, sede anche di uno studio di registrazione, di tecniche del suono e laboratorio per gli allievi.

Open Heart prodotto insieme a Claudio Poggi, storico produttore di Terra Mia di Pino mg2Daniele, comprende 12 brani,  è un viaggio a cuore aperto che Marco Gesualdi compie intorno al mondo, in quei luoghi che gli appartengono per nascita, per tradizione familiare o per semplice piacere di scoprirli, Napoli, la Puglia e tanti altri visitati e scoperti per amore della musica.

L’ascolto di Open Heart scivola dolcemente brano dopo brano : LO JAZZO scritta con sua figlia durante il viaggio di ritorno dal Salento, indica il luogo dove stazionano le pecore, presenta sonorità forti, piene di energia e ritmo. FELICIDA’ è l’arte dell’ incontro, GEISHA una carezza al cuore e a chi ci sta vicino, le sonorità di un madrigale colorano le note di VERITAS IN VINO, e, ancora, ESTREME LATITUDINI MENTALI, un viaggio che allontana le persone per poi riavvicinarle al compimento di un percorso circolare. FAVELAS, PUNTA LICOSA E STROMBOLI: il viaggio di Open Heart continua tra similitudini con Napoli e i profumi della Daunia, approdando poi in Africa con San Jannaro, vocalizzo che Gesualdi carpì ascoltando un gruppo musicale, appunto, africano. Open Heart si chiude con il brano ELY dedicato a sua figlia, germoglio e luce del mattino per il dono più grande.

Marco, quando e come hai iniziato a fare musica? Ci parli della tua esperienza dalla band 666, agli Amigdala a Open Heart ?

Ho iniziato nei primi anni ’80 con Maria Pia De Vito, avevamo un gruppo di musica popolare, io componevo le musiche, lei orchestrava le voci; conservo ancora le registrazioni, chissà?, forse un giorno ci viene voglia di riprenderli e rielaborarli.  Poco dopo sono nati i 666, un sodalizio durato fino al 1990 con i quali ho suonato in tutt’Italia in rassegne musicali spesso con gli Avion Travel e i De Novo. Era un bel periodo, pieno di energia, in quegli anni ho avuto la fortuna di conoscere musicisti importanti, Pino Daniele in primis e dopo la nostra partecipazione al film Blues Metropolitano per tre anni, dal 1984, facevamo parte della sua scuderia, vivendo quasi stabilmente a Formia, dove lui aveva gli studi di registrazione. Oggi suono molto con musicisti della mia città, e continuo a divertirmi.

Da “I’ve Got Too Much”, tuo primo 45’ del 1982, alla scomparsa di Pino Daniele, come hai visto cambiare la scena musicale napoletana in questi anni?

Credo che ci sia sempre stata buona musica e anche altra musica, fatta in laboratorio per essere venduta; negli anni ’80 con l’avvento dell’elettronica abbiamo assistito ad una sorta di plastificazione della musica creata con il Synclavier, il padre dei campionatori. Ora, per fortuna, si ritorna alla musica “suonata”, anche perché il livello medio dei musicisti, grazie anche alla diffusione delle scuole di musica, si è elevato.

Hai studiato al Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli e hai seguito seminari e corsi di Pietro Condorelli e Mike Stern. Che cosa hai cercato di imparare dai tuoi maestri e da che cosa invece hai voluto differenziarti? 

In Conservatorio a Napoli ho frequentato il bellissimo Corso di Composizione Multimediale diretto dal M° Lo Gatto; imparare le tecniche compositive attraverso il contrappunto, lo studio e la realizzazione di colonne sonore in sincrono con le immagini è stato molto divertente.  Per quanto riguarda la chitarra, mi reputo un autodidatta.

Oggi dirigi il centro musicale e di canto Yellow Submarine a Napoli frequentato da tanti giovani. Anche tu da ragazzo hai avuto le stesse possibilità che oggi offri ai tuoi allievi?

mg3La prima idea di aprire un centro di produzione e studi musicali nacque all’inizio degli anni ’80 insieme a Paolo Di Sarcina, prematuramente scomparso, al quale dedico, infatti, Open Heart. Sognavamo un luogo a Napoli dove potesse avvenire un reale scambio tra musicisti, centro per sperimentare e produrre nuove cose. Nel 2005 è nato il Centro Musica Yellow Submarine, una bella esperienza, impagabile, grazie alla quale conosco e creo rapporti di scambio culturale con musicisti sperimentando tutti i generi. Lavorando alla direzione dei corsi, oltre a seguire gli aspetti didattici delle varie discipline, cerco di immedesimarmi nelle esigenze degli allievi, di soddisfare le loro aspettative. E a tale scopo organizziamo spesso esibizioni live perché crediamo che la musica vada vissuta praticamente parimenti allo studio, la nozione fine a se stessa serve a poco. E’ sul palco che un musicista fa la differenza.

Quale consiglio dai ai tuoi allievi per approcciare nel modo migliore lo studio della musica e del canto?

Bisogna avere un contatto quotidiano con la pratica e con lo studio sia a livello amatoriale che a livello professionale. Ma ciò che più conta, secondo me, è condividere la musica insieme ad altri e viverla “emozionalmente” sul palco.
Open Heart presenta diverse sonorità grazie a strumenti quali riq, zagat, Sheker, caxixi e cajon, ma anche mandola e mandolino; tuttavia i brani sono molto intimi, evocano la parte sognante e viaggiatrice dell’ascoltatore. Che cosa ti ha ispirato la scrittura di questi dodici pezzi?

Gli strumenti che hai nominato sono le percussioni esotiche di Francesco Paolo Manna, cuore pulsante di Open Heart. Oltre le chitarre io ho suonato anche la mandola e il mandolino elettrico, filtrato con vari effetti. L’ispirazione che mi ha spinto a registrare questi brani, oltre a voler raccontare una parte di me ancora non espressa, è stata quella di voler produrre musica divertente da suonare con la possibilità di improvvisare e al contempo fruibile per tutti , con temi semplici, senza fare, necessariamente tendenza o sperimentazione.

Un gesto coraggioso quello di produrre un cd strumentale, tranne che per due brani, ricordiamo con le voci di Ivana Muscoso e Silvia Romano ed il coro di Michela Montalto, oggi che la parola sembra abbia preso il sopravvento sulla creazione musicale.

Allacciandomi alla risposta precedente, ho dato parola alla musica, per me una nota ben detta vale quanto un testo, ciò che arriva è un’intenzione che sa trasformarsi in emozione. Ivana Muscoso ha tradotto la canzone FELICIDA’ in portoghese, è stato divertente farlo, è mg4diventata una canzone brasiliana. Michela Montalto e Silvia Romano hanno adoperato la loro voce come uno strumento, molto bene, e le ringrazio ancora.

C’è qualche curiosità che vuoi raccontarci di Open Heart, che sia accaduta durante le fasi di registrazione 

Le registrazioni si sono svolte in un clima conviviale e divertente, abbiamo registrato alla Yellow Submarine ad eccezione di FELICIDA’ registrata da Pieri de Asmundis presso Musicisti Associati. Nella registrazione di alcuni brani ho coinvolto anche gli allievi del corso di tecnica del suono coordinato dal M° Carlo Gentiletti. Un lavoro nato in autonomia e cresciuto grazie ai preziosi consigli dell’editore Claudio Poggi, storico produttore di Pino Daniele. Anche se ad alcuni potrà sembrare un prodotto non proprio perfetto da supermercato, io spero che il mio Open Heart abbia il profumo del pane caldo fatto in casa.

Con Marco Gesualdi in Open Heart hanno suonato: Carmine Brachi, Salvatore Brancaccio, Massimo Cecchetti, Piero de Asmundis, Francesco Paolo Manna, Agostino Mennella, Vittorio Nicoletti Altimari e Luigi Stazi, voci di Ivana Muscoso e Silvia Romano, cori di Michela Montalto.

La presentazione del cd Open Heart avrà luogo venerdì 19 giugno alle ore 17,00 al PAN Palazzo delle Arti Napoletane in via dei Mille a Napoli, nell’ambito della Mostra ROCK5 ideata e curata da Michelangelo Iossa e Carmine Aymone. Ingresso libero.

 

 

.

Nessun commento ancora

Lascia un commento

CASHBACK WORLD
il mondo visto di traversa
per vie traverse
Sinestesie Mediterranee
LSD webradio
Coming Soon

LSD television
Coming Soon

per vie traverse
Per Informazioni
E-Mail: info@lessonnumper1.it

Categorie