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NOTTE DELLA TARANTA 2017. Raphael Gualazzi cambia forma e colore alla kermesse per tornare a essere rito collettivo

29 Ago 2017 | Nessun Commento | 917 Visite
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taranta2017Fa scatenare, è travolgente, giovane ed eclettica: la Taranta morde più forte che mai con le mille sfumature in cui la dipinge Raphael Gualazzi che firma la ventesima edizione del Concertone, stasera a Melpignano (Lecce), delineando un nuovo futuro per la musica popolare salentina. Un nuovo ciclo in cui anche la danza sarà protagonista. Lo dimostra già in questa occasione l’ètoile della Scala, la salentina Nicoletta Manni, che si confronta con le proprie origini in ‘punta di piedì, portando sul palco l’eleganza della danza classica mista alla sensualità prorompente della pizzica. Molto swing, attraversata da incisive incursioni di salsa e rumba, tra percussioni africane e sonorità reggae, nella Notte della Taranta di Gualazzi è impossibile stare fermi. E non si fanno pregare i duecentomila pizzicati, in prevalenza sotto i 30 anni, che si stima stiano ballando e che non si sono fatti scoraggiare dalla paura di attentati né dalle stringenti misure di sicurezza. Uno spettacolo «unico», come promesso, che ha complici illustri. A cominciare dalla calda voce jazz di Gregory Porter, due premi Grammy all’attivo, che commuove il pubblico con una sentita interpretazione della tradizionale ‘Quannu tèllai la faccè. A scaldare l’anima e a far riflettere ci pensa poi la ‘Preghiera delle madrì dell’israeliana Yael Deckelbaum, accompagnata dalla toccante coreografia di Luciano Cannito che, intorno alla prima ballerina Manni e con la professionalità del Corpo di ballo de La Notte della Taranta, rappresenta la forza delle donne che in Medioriente si battono per dare ai figli un futuro senza guerra. Il ritmo frenetico del tamburello, sostenuto dall’esperienza dell’instancabile Orchestra popolare, resta la colonna portante della musica che ipnotizza senza paura di dialogare con mondi lontani. L’incontro e l’apertura a culture differenti, del resto, sono il sale della pace che è il tema scelto per questa edizione.  E allora i talenti si alternano senza sosta e senza risparmiarsi: il chitarrista di David Bowie, Gerry Leonard; il sassofonista dei Rolling Stones, Tim Ries; e il percussionista cubano Pedrito Martinez danno man forte alle ‘visioni sonorè del maestro concertatore. Fa lo stesso la cantante statunitense Suzanne Vega, a suo agio sia col dialetto salentino sia con la versione ‘pizzicatà della sua celebre ‘Lukà. La festa va avanti tra gli assoli delle voci della Taranta come quella vellutata di Alesandra Caiulo e la più tagliente di Enza Pagliara, ‘tappeto musicalè perfetto su cui i danzatori del Corpo di ballo della Taranta si muovono con passione.  Poi, il microfono passa all’unico ‘special guest’italiano: spetta allora ai salentini Boomdabash, con una potente ‘Acqua de la funtanà, il compito di sprigionare ancora quell’energia che prende vita tra le luminarie a forma di cassa armonica sul palco, scenografia di uno show che dura più di cinque ore.  La Taranta di Gualazzi cambia forma e colore per tornare a essere ancora quel ragno che inietta da secoli il dolce veleno della tradizione, anima immutabile di quel rito collettivo che richiama in Puglia appassionati da tutto il mondo. E sarà una versione blues di ‘Cala la capù, che Gualazzi canta tra gli applausi dei musicisti dell’Orchestra popolare, il preludio del gran finale quando nell’aria le voci degli ospiti internazionali si mescolano a quelle salentine nella serenata ‘Kaliniftà. E se alla vigilia del Concertone Gualazzi aveva assicurato che la sfida sarebbe stata smettere di suonare, anche andare via e smettere di ballare sembra a tutto il pubblico davvero un peccato.

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