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Note al centro in ‘Lorenzo Live 2018’, partito ieri da, Forum di Assago di Milano

14 Feb 2018 | Nessun Commento | 823 Visite
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jova_2018Un Martedì Grasso e un San Valentino, «uno spettacolo oltraggioso nel suo voler essere divertente e colorato» con in testa un Don Chisciotte del pop. lunedì sera al Mediolanum Forum di Assago (Milano) Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha aperto così la sua residency milanese di 12 serate (fino al 28/2), che lancia le 60 tappe italiane ed europee di ‘Lorenzo Live 2018’. Il palazzetto, gremito, ha l’aspetto di una sala da ballo grazie ai 13 lampadari appesi, e ad aprirvi le danze è un’animazione del fumettista Manuele Fior con Don Chisciotte, omaggiato poi da Miguel Bose che recita in spagnolo l’adattamento teatrale di Corrado D’Elia. Il cavaliere di Cervantes è filo conduttore di due ore e mezza di show, nonché alter-ego di Jovanotti, che nei visual veste un costume che sarebbe stato usato addirittura da Gassman: «L’idea è venuta quando ho scoperto che Don Chisciotte aveva 51 anni come me – racconta a fine concerto – Questo è il tentativo folle di opporsi alla cupezza con il romanticismo, è la forza dell’immaginazione, la necessità di staccare, sentirsi vivi, celebrare».  Una festa anche personale: «Per la prima volta il mio tour parte da Milano: proprio qui trent’anni fa facevo il mio debutto dal vivo, al Rolling Stone, con un giradischi e quattro basi». Così, la scaletta è una celebrazione, ma attuale: venti grandi hit dialogano con otto brani dall’ultimo disco ‘Oh, vita!’, che sul palco trovano più densità e ricchezza rispetto alle produzioni di Rick Rubin.

jova2018Il passo è da subito incalzante, con ‘Ti porto via con mè, che lancia i presenti in un evento spettacolare ma anzitutto musicale. Con inserti surreali, tre cineprese ed effetti speciali, il racconto visivo sul maxischermo è di impatto cinematografico, fuori dal ritmo ripetitivo di brano-visual nelle intenzioni dell’artista. Ma il groove sta al centro di quello che, più che nei precedenti tour, è prima di tutto un vero e proprio concerto: per questo spiccano le prove dei fiati, come il trombone di Gianluca Petrella.  Non classicamente suonato è però uno dei momenti più memorabili quando, dopo alcune ballad, Jovanotti rappando Fame sale su una console sopraelevata per 10 minuti di dj-set: qui, suonando basi e sampler, canta versi di ‘Non m’annoiò, ‘Una tribù che ballà e ‘Tantò, per chiudere con la Traviata un segmento tra i più acclamati. La seconda metà è infine un crescendo di tempo pop, rock, funk, dance, tra Ragazza magica, ‘L’estate addosso, passando per Tensione evolutiva, Sabato, Il più grande spettacolo dopo il big bang fino ai classici Ciao mamma e Ragazzo fortunato che lanciano i bis Mezzogiorno e Viva la libertà. Un inno, quest’ultimo, che riecheggia il messaggio lanciato poco prima dal palco: «Una teoria dice che il motore dell’evoluzione è quando succedono le cose sbagliate nel momento giusto. In questi giorni si torna a parlare di razzismo, che è la cosa sbagliata nel momento sbagliato. Se io faccio musica è perché sono cresciuto in un mondo aperto».

Foto di Michele Lugaresi

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