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Non lavate questo sangue. Diaz, il film di Daniele Vicari “sconvolge” il Bif&est

26 Mar 2012 | Nessun Commento | 1.290 Visite
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Diaz
«La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale.» Questo è il lapidario giudizio dato da Amnesty International sui fatti della scuola Diaz.
Girato in gran parte a Bucarest dopo oltre dieci anni, il film di Daniele Vicari prova a ricostruire quello che realmente accadde in quei giorni.
Dopo la fortunata proiezione al Festival di Berlino, è stata la prima volta che il film prodotto dalla Fandango veniva proiettato in una sala italiana e per l’occasione il Teatro Petruzzelli era sold out.
Si comincia con un omaggio a Tonino Guerra e poi la parola passa alle autorità per l’inaugurazione ufficiale del festival e la consegna del premio Fellini Otto e Mezzo alla regista Liliana Cavani. Salgono sul palco anche Procacci, Vicari la sceneggiatrice Laura Paoulucci e l’attore Alessandro Roja per salutare il pubblico e finalmente cala il buio in sala.
DiazScena iniziale e ricorrente del film è il lancio di una bottiglia di vetro contro un’auto della polizia. Lancio che sarà usato come pretesto per l’irruzione del VI Reparto mobile nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli, centro del coordinamento del Genoa Social Forum.
Tutto si svolge tra il 20 e il 21 luglio 2001. I telegiornali annunciano la morte di Carlo Giuliani, mentre i black bloc continuano a imperversare. Alcuni di loro hanno trovato rifugio proprio nella Diaz, mescolati ai tanti manifestanti pacifici. Nella Diaz si trovano anche il giornalista Elio Germano, un anziano militante della CGIL e un manager che non ha trovato posto negli alberghi genovesi.
Novantatré persone, per l’esattezza, che vivranno una notte da incubo. I reparti d’assalto, infatti, circondano la struttura e massacrano a manganellate tutti i presenti, sfogando la frustrazione accumulata nei giorni precedenti.
Diaz è un film duro, anzi durissimo. Una pellicola disturbante, girata con un taglio quasi documentaristico, che non esita a mostrare una violenza degna di un film horror, ma tanto più insostenibile in quanto realmente avvenuta.
Efficaci gli attori, soprattutto Jennifer Ulrich nella parte di un’anarchica torturata e umiliata dalle forze dell’ordine, mentre quasi irriconoscibile è un imbolsito e impotente Claudio Santamaria, unico poliziotto che cerca invano di opporsi al degenerare della situazione. Forse si sarebbe potuta evitare invece un’eccessiva deframmentazione della trama, che non di rado confonde lo spettatore.
Durante la visione, un anonimo ha protestato contro l’eccesso di violenza, venendo prontamente subissato dai fischi della platea, che ha invece tributato oltre cinque minuti di applausi finali.
Diaz è una ricostruzione accurata, basata sugli atti processuali. Un film che non si doveva fare, che ha incontrato enormi difficoltà di produzione, come ha ricordato Procacci, e la violenza mostrata – secondo i testimoni diretti della vicenda – è di parecchio inferiore a quella reale. Migliore inizio per il Bif&est non poteva esserci.

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