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Non c’è nulla di effimero nella musica degli Ephemerals in concerto al Teatro Forma

20 Nov 2017 | Nessun Commento | 948 Visite
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FB_IMG_1511178810027“Lo scopo dell’arte è di immortalare l’effimero.” (Dominique Fernandez)
Quando ci si ritrova davanti ad un sound nuovo, fresco, che, pur non nascondendo le proprie radici, appare inedito ed originale, ci si macera ed arrovella cercando o addirittura coniando sconosciute definizioni, talvolta non riuscendoci nonostante gli sforzi. È il caso del gruppo degli Ephemerals (letteralmente Effimeri), astro nascente della musica britannica nato dall’intuitiva comunione artistica e compositiva tra Hillman Mondegreen e Wolfgang Valbrun, rispettivamente chitarra e voce della band, che con solo tre album all’attivo (“Nothing is easy” del 2014, il più soul in senso classico ed anche il più diretto ed efficace, “Chasing ghosts” dell’anno successivo, il più ambizioso, il tentativo di tagliare col passato, di togliere zavorra, ed il recentissimo “Egg tooth”, traboccante di nuove idee e nuove sonorità) hanno conquistato stampa e pubblico. Ma gli irriducibili delle etichette continuano ad insistere: come definire la loro musica? Hip hop? Jazz? Rock? Psichedelia? O solo buon vecchio Soul mescolato all’immarcescibile Rhythm and blues? Ebbene, forse la migliore risposta la forniscono proprio i giovani autori con il titolo del loro terzo lavoro: “Egg tooth” – “Dente d’uovo” – indica la caratteristica fisica dei rettili ovipari che, per poter perforare il guscio dell’uovo e cominciare la propria esistenza, sono provvisti di un dente particolare, affilato ed impari, che spunta dall’osso intermascellare, sulla punta del muso, e che in seguito scompare, ed è stato scelto dal gruppo con chiari riferimenti all’idea della rincarnazione, tipica delle filosofie orientali, o comunque della volontà di cercare e, quindi, scegliere un nuovo modo di vivere le proprie esistenze, l’invito ad allontanarsi dall’ansia frenetica delle nostre città governate da telefonini e caffè, ad avere la forza ed il coraggio di morire a noi stessi, di uscire da quell’uovo, anche se questo potrebbe apparentemente determinare la nostra fine ovvero della rassicurante immagine che ci siamo creati e ritagliati addosso (nel pezzo d’apertura del disco, Valbrun canta “la morte è l’inizio”). Ecco, noi non sappiamo – e nemmeno riteniamo indispensabile – dire perfettamente cosa sia lo strano intruglio di suoni che veniva giù dal palco del Teatro Forma di Bari nel secondo appuntamento dell’annuale edizione della rassegna “Around jazz”, ma possiamo affermare, senza tema di smentita, che, sulla tracce della ricerca di una nuova musica, metteva in pratica perfettamente la filosofia dell’album, e che graffiava, lacerava, incideva, segnava, scavava con la stessa disperata potenza di chi vuole uscire da quell’opprimente embrione vitale, con una forza tale da non poter lasciare indifferenti o distaccati.
Introdotto dalla precisa presentazione del sempre ottimo Livio Costarella ed aperto dalla talentuosa band barese “Think about it”, che propone un interessante – anche se ancora un po’ acerbo – mix di hip hop e nu-soul, il concerto barese degli Ephemerals ci ha consegnato una band in perfetto stato di salute, che riusciva a riportarci alla memoria addirittura le memorabili esibizioni live del divino Otis Redding, con i due band leader – soprattutto Valbrun, con la sua presenza scenica e la sua incredibile voce nerissima – sugli scudi, alla guida di una vera corazzata, una potentissima macchina da guerra che annoverava anche l’indispensabile James Graham (tastiere), Jimi Needles (batteria), Adam Holgate (basso) Damien McLean-Brown (tromba), Thierry LeMaitre (sassofono), ed un set travolgente ed ipnotico, tutto costruito sull’ultima produzione discografica, eseguita di fatto interamente, come fosse un concept album, naturalmente con la hit “I feel so bad”, forte dei suoi 25 milioni di visualizzazioni, in bella evidenza, cui si aggiungevano poche altre perle, tra cui, nel bis, la splendida cover di “Use me” dell’immenso Bill Withers; musica fortissima per testi altrettanto duri ed intelligenti, pregni di riferimenti alti ma anche di j’accuse nei confronti della classe politica, in particolare quella britannica che considerano colpevole della sconsiderata Brexit, qualità che fanno della band una delle realtà più interessanti del panorama musicale mondiale. Altro che effimeri!

Foto di Nico Quaranta

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