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Nicola Legrottaglie, apostolo in piazza a Taranto, ora difensore della fede

6 Lug 2012 | Nessun Commento | 2.197 Visite
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Legrottaglie
Nulla di nuovo, il mistero della fede resta intatto. A svelarsi senza zone d’ombra è solo Nicola Legrottaglie, a cui la vita ha messo fame di verità. Non esiste segreto celato, nessun arcano dietro la vicenda umana di un uomo di quasi trentasei anni, tarantino della provincia, assurto nell’Olimpo del calcio di serie A, bello e ricco che, all’incirca sei anni, fa ha deciso di fare outing. Rivelando non un orientamento sessuale, ma una rivoluzione intima e personalissima: l’incontro con la fede e un’esistenza rinnovata che è diventata servizio, apostolato. <<Non mi è successo nulla di clamoroso, niente che non possa accadere a chiunque ogni giorno. Ho semplicemente fatto esperienza dell’amore di Dio e lo restituisco>>. Una carriera iniziata da bambino nei pulcini dell’Inter Club Mottola, suo paese di origine, e proseguita in volata nelle giovanili del Bari, fino all’esordio in C1 con la Pistoiese e l’approdo in serie A nel 2001 con la maglia del Chievo. Da lì è storia nota: Legrottaglie conquista la convocazione in Nazionale e, nella stagione 2003/2004, viene acquistato dalla vecchia Signora del calcio italiano. Colleziona presenze importanti tra fortune alterne, poi passa al Milan fino all’ingaggio, tuttora in corso, con il Catania, nelle cui fila ha totalizzato cinque reti nell’ultimo campionato. <<La mia carriera mi ha regalato successo, emozioni forti, soldi, soddisfazioni, donne. Eppure, mi sentivo in un deserto senz’acqua. La pressione nel mondo del calcio è molto forte, è facile diventare preda dei dubbi e sentirsi in un burrone, sospesi nel vuoto. Io anelavo a raggiungere una sponda diversa. Cristo è stato il mio ponte>>. Piazza Maria Immacolata, largo amato dai tarantini, luogo di sosta e di passaggio allo stesso tempo, raccoglie una piccola folla di fedeli desiderosi di testimonianza, ma anche semplici curiosi, appassionati di sport, ragazzine che vogliono vedere “se Nicola è bello come appare in tv”. Lui, Legrottaglie, è serio e forse un po’ teso, prima di salire sul palco, eppure non mostra fretta al susseguirsi delle domande, ascolta con attenzione e medita prima di rispondere. <<Ho accettato di partecipare a questo evento di piazza perchè il mio obiettivo, oggi, è incontrare la gente. Tutti i cristiani devono unirsi perché siamo in guerra: c’è un forte bisogno di rimettere l’amore al centro delle nostre vite. Vivere senza Dio significa morire. Io ho capito che i miei successi sportivi, i guadagni, ciò che potevo comprare, erano apparenza destinata al nulla. “Lavorare” per Dio, invece, significa lasciare dei frutti per l’eternità>>.
La conversione di Nicola Legrottaglie, in quanto vissuta alla luce del sole, anzi, ammantata di una forte vocazione missionaria, ha suscitato reazioni contrastanti: sospetti, ilarità, critiche e un nutrito gossip rispetto alla sua scelta di castità, pubblicamente dichiarata in numerose occasioni. <<Il sesso come ginnastica o uso dell’altro non mi interessa, questa è la verità. Quanto ai giornali, devono vendere, perciò è naturale che si concentrino su aspetti marginali ma più d’impatto mediatico. Non me ne lamento: in fondo, il fatto che si parli della mia fede è utile. Se le persone cominciano anche solo a provare curiosità, potrebbe essere il primo segnale di un’apertura a Dio>>.
Se la nuova vita di Legrottaglie non si ferma certamente alla castità, di cui si è parlato fin troppo, incuriosisce comprendere come e in cosa la fede l’abbia profondamente cambiato: <<Fare esperienza dell’amore trasforma. L’uomo è imperfetto, non sa amare e nessuno lo amerà mai senza deluderlo, solo Dio può ed è Lui che opera mutamenti sostanziali. Io ho imparato l’autocontrollo, la pazienza, la rinuncia al meccanismo del giudizio, a non mentire. Il vero cristiano vuole il bene, non è buonista e io, infatti, non lo sono. Ma ho visto azioni miracolose nella mia vita, tanta gente attorno a me rinnovata e voglio parlarne perchè possa accadere anche ad altri>>.
A Catania, il difensore centrale, cristiano evangelico, ha fondato un gruppo di apostolato chiamato “Missione Paradiso-Creati per essere amati” e individua in quel progetto il suo futuro, una volta detto addio all’agonismo. <<Dopo il calcio giocato mi piacerebbe intraprendere un percorso di club in modo da avere più occasioni per portare in giro il messaggio di Dio. Resto un uomo di azione e l’amore cristiano è mettere in pratica. Cristo ha bisogno delle nostre parole e delle nostre mani>>. Canti, supporti audio e video, toni allegri e vibranti: l’incontro con Nicola Legrottaglie organizzato a Taranto dal consigliere comunale Gionatan Scasciamacchia, evangelico anche lui, è un successo. Si è rivelato fondato l’intento di dissetare con parole di speranza una città dilaniata problematiche socio-economiche cronicizzate. <<Ho accettato l’invito da parte di un buon amministratore che per me è anche un caro amico. Io mi sento tarantino, sono nato a Mottola e, come sempre avviene in provincia, si guarda al capoluogo come a un punto di riferimento. Ho seguito le ultime vicende calcistiche e mi dispiace particolarmente della sorte del Taranto. Sognavo riuscisse a salire in serie B e poi, chissà, in A per poterci avere a che fare>>. Utopie, o forse il sogno di un uomo che crede nei miracoli. <<Quando incontro la gente, spesso, mi viene chiesto se il mio intento è spingere a cambiare religione o se la fede mi abbia imposto molti sacrifici. A tutti rispondo che non voglio parlare di religione ma solo di Gesù e che Cristo non ci chiede nessun sacrificio perchè l’ha già fatto Lui per noi. Io non rinuncio a nulla, mi diverto più di prima, certamente non mi sballo ma sto con gli altri e con me stesso in un modo sano. Il mio messaggio è che con la fede possiamo vivere meglio. La mia missione è divulgarlo>>. Nicola Legrottaglie si è spogliato della veste del calciatore di successo per restare solo un uomo in cammino. Limpida voce di uno che grida nel deserto.

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