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Nicola Lagioia vince il Premio Strega 2015. La talentuosa penna pugliese sbaraglia la concorrenza

4 Lug 2015 | Nessun Commento | 1.097 Visite
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nl1Si è “fidato della letteratura” ed è stato “ricompensato” oltre ogni aspettativa Nicola Lagioia, super vincitore del Premio Strega 2015 con “La Ferocia“, un libro complesso, denso, che con 145 voti ha ampiamente staccato gli altri concorrenti, tra cui la misteriosa Elena Ferrante a lungo superfavorita, arrivata terza con 59 voti. Una vittoria che ha portato Einaudi ad aggiudicarsi il più ambito premio letterario italiano per il secondo anno consecutivo.

“E’ vero che ha vinto il libro di un grosso editore però abbiamo ribaltato i pronostici. Fino a 6 mesi fa nessuno lo avrebbe detto. La favorita era la Ferrante e io ci credevo. Poi non so cosa sia accaduto ma mi piace pensare che chi vota lo Strega abbia amato di più il mio libro. Il vero colpo di scena è stato in giugno” dice all’ANSA Lagioia facendo riferimento alla votazione della cinquina, il 10 giugno a Casa Bellonci, che lo ha visto al primo posto.

“Fino a quel momento – spiega lo scrittore – ero tranquillo perchè non avevo nulla da nl3perdere. Poi è arrivata un pò di ansia ma è legittima. All’inizio non credevo proprio di arrivare alla vittoria, neppure con la casa editrice ce lo siamo mai detto, un pò per scaramanzia e un pò perchè non lo pensavamo. Abbiamo fatto un percorso tutti insieme. Il fatto di sentirmi in una comunità culturale oltre che in una azienda ha fatto la differenza”.

Il telefono di Lagioia oggi non smette di squillare: “Lo Strega – dice – è stata una bella esperienza e i cambiamenti del premio mi hanno portato fortuna. La maggioranza dei 60 lettori forti delle librerie indipendenti hanno votato per il mio romanzo”. E della probabile fusione del Gruppo Mondadori-Rcs lo scrittore barese sottolinea: “non ho le competenze tecniche per dire cosa succederà. L’auspicio è che tutte le case editrici restino indipendenti. Spero che questa non sia una manovra per rendere più precari i posti di lavoro”.

Scritto in 4 fitti anni, ambientato in Puglia, con al centro l’influente famiglia Salvemini di costruttori locali, “La ferocia” è nello stesso tempo un noir, una storia gotica, un romanzo civile, un racconto familiare e sul legame tra un fratello e una sorella. Si apre con una scena forte, che sembra uscita da Twin Peaks, anche se siamo sulla statale 100, quella che va da Taranto a Bari. Durante la stesura, lo scrittore che ha dedicato il premio alla moglie, Chiara, si divertiva con lei “a impersonare i protagonisti del libro. Ci siamo addentrati anche nella psicologia e nelle situazioni complesse dei personaggi. Abitualmente nel nostro rapporto, uno si mette dentro i fantasmi dell’altro. Senza Chiara non so se sarei andato vanti. Lei mi è stata accanto per 4 anni mentre scrivevo un romanzo rischioso, che pensavo al massimo avrebbe venduto mille e cinquecento copie. Per due persone non di ricca famiglia come noi è una scelta tosta”.

nl2Una scommessa vinta: “pochi giorni fa – racconta Lagioia – ho saputo che è partita anche un asta tra editori americani per pubblicare il libro negli Stati Uniti. Già è stato comprato in Germania, Olanda. Anche prima dello Strega con la lunga maratona di presentazioni che ho fatto in tutta Italia si era mosso qualcosa. Adesso vediamo cosa succederà” sottolinea lo scrittore e intanto è stata acquistata l’opzione sui diritti cinematografici per fare de “La ferocia” un film. “C’è un anno di tempo. Da qui al primo ciak dobbiamo vedere cosa accade” spiega lo scrittore, da tre anni tra i selezionatori dei film per la Mostra del Cinema di Venezia.

Barese, 42 anni, dal 1998 a Roma, Lagioia che si occupa di narrativa italiana per la casa editrice Minimum Fax e collabora da tempo con la rivista “Lo Straniero” di Goffredo Fofi, ci tiene a dire che “in Italia escono un sacco di bei romanzi ma non è detto che succeda sempre che libri letterariamente forti vincano lo Strega. Per questo mi sento fortunato”. Scrittore che non ama le torri d’avorio, il vincitore del Premio Strega ha intenzione di non lasciare nessuna delle sue occupazioni: “ho una famiglia allargata. “Lo straniero” per me è come un’università. Vedi nascere e passare persone, scrittori, registi che diventano famosi dieci anni dopo. Sono passati di lì Matteo Garrone e Roberto Saviano” dice felice ma sfinito dalle telefonate: “è importante non occuparmi soltanto di me stesso. Voglio rimanere in contatto con il mondo”.

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