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Niccolò Fabi e lo GnuQuartet conquistano la Puglia. Impeccabili gli ultimi live nel tacco dello stivale

2 Set 2015 | Nessun Commento | 781 Visite
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fabi_andr1Non si può cercare un negozio di antiquariato in Via del Corso; ogni acquisto ha il suo luogo giusto e non tutte le strade sono un percorso.

Gli ultimi scampoli di questa assolata, accaldata e, per certi versi, desolata estate in terra di Puglia ci hanno riservato un graditissimo quanto inaspettato regalo, vale a dire i quattro ravvicinatissimi appuntamenti con l’Arte di Niccolò Fabi che, pur assumendo di fatto la valenza di un mini tour, erano resi oltremodo interessanti dalla varietà della proposta; infatti, il nostro era atteso alla prova solistica a chiusura dell’annuale cartellone del Festival dei Mondi di Andria, alla partecipazione alla kermesse in omaggio del sommo Domenico Modugno in quel di Polignano (e le cronache vogliono che sia stato uno dei migliori – se non il migliore – tra gli artisti impegnati) ed alle ultime due tappe della sua tournèe estiva in compagnia dello strabiliante GnuQuartet, la prima dopo la folle, magnifica, esaltante, maestosa avventura in trio con Daniele Silvestri e Max Gazzè, a nostro modesto parere uno dei più sensazionali progetti che il nostro paese abbia partorito negli ultimi (ma anche nei penultimi) anni.

A noi è capitato in sorte di essere spettatori di una di queste due date, precisamente in quelfabi_andr11 della Piazza centrale di Giovinazzo nell’ambito della rassegna “Terra di suoni” e – non lo nascondiamo – siamo, se non contrariati, quantomeno molto combattuti, non certo nel giudizio sulla performance di Niccolò & C., bensì sulla opportunità di tenere una esibizione di tal spessore in quella circostanza. Spieghiamoci. Noi siamo sempre stati convinti assertori della necessità di portare la musica in ogni luogo, senza preconcetti, sfruttando qualsivoglia occasione pur di stimolare le orecchie e, se possibile, anche le coscienze; così, le sale da concerti in cui, come cattedrali laiche, si consumano eventi come fossero liturgie cui possono accedere pochi eletti, ben recintate da prezzi esorbitanti che tengono lontani i frementi amanti della musica in favore di corpi mummificati che spesso si decompongono nel corso delle esibizioni, sono state da noi sempre osteggiate e pesantemente criticate. In tale ottica, appare senza dubbio apprezzabile il tentativo degli organizzatori di tenere i posti a sedere ad un prezzo popolarissimo, pur lasciando al resto della popolazione la possibilità di godere del concerto assiepato sulle basse transenne. Ma – c’è sempre un ma – sono state proprio le parole di uno dei brani più popolari di Niccolò, che abbiamo riportato in apertura di articolo, a farci riflettere e – come detto – a farci fabi_andr3dubitare che, in tale frangente, si potessero sviluppare le condizioni favorevoli ad un simile concerto. La produzione di Fabi, già di per sé indiscutibilmente alta, ed ancor più se paragonata con la miseria musicale imperante nel nostro povero paese, diviene addirittura elevatissima grazie all’apporto di Francesca Rapetti, Raffaele Rebaudengo, Roberto Izzo e Stefano Cabrera, lo GnuQuartet per l’appunto, ed, infine, raggiunge la perfezione quando sul palco sale quel mostro di bravura che risponde al nome di Roberto Angelini, maestro concertatore anche del tour del Trio delle meraviglie; tutto questo ben di Dio avrebbe probabilmente meritato una cornice più riservata, raccolta, attenta, esclusiva di quella riservatagli.

Eppure proprio lì, davanti ai nostri increduli occhi, ancora una volta si è compiuto il miracolo delle note di Niccolò, riuscito a condurre per mano il più che eterogeneo pubblico nei meandri del suo migliore repertorio: “Oriente”, “E’ non è”, “Il negozio di antiquariato”,fabi_andr2 “Offeso”, “Vento d’estate”, “Una buona idea”, “L’amore non esiste”, verosimilmente il capolavoro dell’album con Silvestri e Gazzè, la splendida “Costruire”, “Solo un uomo”, “Ecco”, sono solo alcune delle perle lanciate dal palco ed atterrate nei padiglioni auricolari degli astanti, distratti e non. Ma in fondo è sempre così con Niccolò: si finisce sempre catturati dalla sua musica mai scontata e dai suoi testi visionari ed incisivi, e questo progetto con GnuQuartet, scevro da qualsivoglia effetto speciale, finzioni ed ornamenti, rende, se possibile, ancor più esaltante, seducente, se non ipnotico, l’incontro con quel personalissimo caleidoscopio di emozioni che, al momento, a nostra memoria, conosce ben pochi, anzi rarissimi, pari.

 

Foto di: Fabio Palmisano.

 

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