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“New York”, il film di Kabir Khan raccontato da Bollywood. La prima il 26 giugno in India e poi nel resto del mondo

25 Giu 2009 | Nessun Commento | 3.253 Visite
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Kabul ExpressGli eccessi nella guerra al terrorismo, tra arresti ingiustificati e torture negli interrogatori, da parte del governo degli Stati uniti dopo l’11 settembre, tornano sul grande schermo, stavolta raccontati da Bollywood. Il 26 giugno uscirà in India, dopo una campagna promozionale lanciata da mesi, ‘New York’, il film di Kabir Khan, con star indiane come Irrfan Khan (The Millionaire), John Abraham (Water) e Katrina Kaif.

Il film, girato in gran parte nella Grande Mela, si svolge nel corso di nove anni, dal 2001 al 2008. I protagonisti sono tre amici, studenti universitari a New York, Omar (Neil Nitin Mukesh) e Maya (Katrina Kaif), nati negli Usa e Samir brillante indiano di fede musulmana, diventato in breve tempo un idolo del campus, grazie ai suoi tanti talenti. La pellicola, che parte con i toni di una commedia generazionale, precipita nel dramma con accenti di thriller, con l’irrompere nella storia dell’11 settembre. Improvvisamente la vita dei tre ragazzi e il rapporto tra loro cambia, anche per l’intervento di Roshan (Irrfan Khan), musulmano, agente dell’Fbi che agisce sotto copertura. In breve tempo Omar si ritrova marchiato dal sospetto di essere un terrorista. Imprigionato senza motivo, viene a lungo interrogato con mezzi brutali, senza la possibilità di difendersi. «New York vuole aprire il dibattito, parlare dei pregiudizi del dopo 11 settembre, che non sono solo quelli degli americani contro i musulmani ma anche quelli dei musulmani contro gli americani – spiega alla stampa indiana Kabir Khan, documentarista di grande esperienza, qui al suo secondo lungometraggio dopo Kabul Express -. Il film ha provato a dare su tutto questo una prospettiva equilibrata». Per il regista alla base della pellicola «c’è anche la domanda: ‘Per quanto a lungo dobbiamo vivere nelle ombre dell’11 settembre?’ È un evento che non va dimenticato, ma bisogna anche andare avanti. E’ stato ironico che il nostro ultimo giorno di riprese sia coinciso con l’ultimo giorno della presidenza di Bush. La festa per la fine delle riprese si è trasformata una celebrazione per la presidenza di Obama, per le strade di New York, insieme agli americani».
A far parlare del film, molto prima che uscisse è stata anche la notizia che John Abraham (ex modello, idolo delle adolescenti, famoso anche in Occidente grazie al film canadese Water, nominato dell’Oscar) in una delle scene più drammatiche del film, appaia completamente nudo: «Quella scena è estremamente realistica, basata sui fatti e sui racconti di alcuni ex detenuti. George Bush ha detto una volta che l’annegamento simulato non era da considerare una forma di tortura. Ma in realtà l’intero processo di interrogatorio, di tortura e il tentativo di far crollare i prigionieri, erano portati avanti come un programma concepito scientificamente» sottolinea Khan. Abraham, di religione cattolica, prima delle riprese ha studiato a fondo il Corano per essere il più credibile possibile come musulmano: «Fa parte del mio essere determinato prepararmi il più possibile per un ruolo – ha spiegato l’attore -. Il pubblico comprende un film onesto ed è quello che voglio dare. Voglio solo parti che mi portino lontano dalle mie sicurezze».

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