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“Nessuno è straniero” per capire meglio la situazione degli immigrati

26 Apr 2011 | Nessun Commento | 1.446 Visite
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immigrati
Mercoledì 20 aprile è stato presentato, presso la Taverna del Maltese a Bari, il libro “Nessuno è straniero” (Prospettive Edizioni, 2011) di Gianluca Petruzzo, responsabile dell’associazione antirazzista interetnica “3 febbraio”. Il libro si pone come strumento di divulgazione e di testimonianza di una triste vicenda che ha avuto luogo nella cittadina di Sant’Antimo, a nord di Napoli, in cui alcuni immigrati che risiedevano in una palazzina, con regolare contratto d’affitto, sono stati sfrattati con una banale giustificazione: “il luogo non è idoneo”. È questa, infatti, la motivazione che ha indotto il Comune ad avviare la procedura di sfollamento, all’improvviso, nel cuore della notte, senza il necessario preavviso. Allora converrebbe porsi una domanda: “Cosa non era davvero idoneo? Il posto o la presenza degli immigrati che vi risiedevano?”. Le forze dell’ordine fecero irruzione solo in alcuni appartamenti e questo indusse molte persone a pensare che, forse, coloro che vi abitavano avessero compiuto qualcosa di sbagliato, di illegale; il che fece nascere perplessità e diffidenza da parte degli altri immigrati.
Il nostro paese è, purtroppo, dilaniato dal pregiudizio e dalla discriminazione. La solidarietà spesso viene confusa con l’indifferenza. Il razzismo democratico culturale si esprime con frasi del tipo: “Io non sono razzista però”, e a quella congiunzione avversativa segue una lista di motivazioni (sono troppi, è difficile integrarli, ci rubano il lavoro) che ci fa capire quanto siamo cinici ed egoisti.
I signori che siedono sulle poltrone parlamentari non hanno tempo (e voglia, soprattutto) di affrontare la questione; sono i Ponzio Pilato italiani che rimandano il problema o che abbozzano una strategia risolutiva spesso discriminatoria e ingiusta, circumnavigando la questione essenziale dei diritti umani (e sottolineo umani) degli immigrati. Sì perché nessuno è – davvero- straniero: oltre il colore nessuno è stranierodella pelle, della cultura, della religione, ci sono persone. Nell’ottica della discriminazione, il diritto all’accoglienza dei fratelli immigrati, intesi indiscutibilmente come essere umani, diventa un privilegio. Affermare che sono tanti, troppi (vedi Lampedusa, per esempio), e gridare all’invasione significa che c’è un problema molto grave e questo problema è di tipo coscienzioso, umano. Rare volte vicende come quella di Sant’Antimo hanno un lieto fine: si è venuta a creare una rete solidale per cui gli abitanti della medesima cittadina, a dispetto del provvedimento comunale, hanno messo a disposizione altre case in affitto. È proprio questo il senso della lotta nonviolenta e attiva, ovvero se invece della divisione all’interno di una grande eterogenea comunità ci fosse l’unità intesa come aggregazione di singoli individui indipendenti allora il futuro sarebbe più promettente. È il caso di dirlo: l’unione fa la forza. E ci deve essere unione ancor prima tra gli immigrati stessi perché la solidarietà deve nascere al di là di ogni timore. Prendiamo per esempio il caso del popolo eritreo e facciamo una dolorosa distinzione: vi sono eritrei filogovernativi ed eritrei che fuggono dal proprio paese. I primi denunciano i secondi. Poi c’è la figura del mediatore culturale spesso inviso dagli immigrati in quanto sospettato di essere l’informatore che li denuncia.
È importante rafforzare la rete umana solidale preesistente per portare avanti questa lotta di nonviolenza attiva di cui è portavoce, fra le altre, l’associazione “3 febbraio” il cui lavoro è quotidiano e costante. È una sorta di laboratorio di nuova convivenza che fornisce l’esempio di come dovrebbero andare le cose: è stato fatto molto e si continuerà ancora a farlo attraverso le assemblee, gli incontri, le manifestazioni e gli appelli per smuovere le coscienze. “Nessuno è straniero” si presenta come un racconto ragionato delle iniziative svolte dall’associazione e delle testimonianze di alcuni fratelli immigrati coinvolti nella vicenda di Sant’Antimo ma anche in quella di Rosarno.
Riflettiamo: abbiamo forse scelto noi dove nascere? La risposta è la chiave di lettura al libro di Petruzzo.

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