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Nathalie Djurberg e Hans Berg ricevono il “Premio Pino Pascali 2012”

9 Dic 2012 | Un Commento | 1.771 Visite
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Nathalie Djurberg e Hans Berg
Si è inaugurata venerdì i la XVa edizione del “Premio Pino Pascali” che quest’anno è stato assegnato ad un’artista, Nathalie Djurberg, e ad un musicista, Hans Berg, espressioni di due linguaggi che s’incrociano senza disturbarsi in una perfetta sincronia. Djurberg e Berg, lavorando l’una con l’immagine e l’altro con la musica, esplorano lo stato della coscienza collettiva, i suoi desideri, le sue emozioni, ma anche le sue patologie attraverso un feedback visivo-sonoro emotivo.
Quella di Nathalie Djurberg, giovane artista svedese che vive e lavora a Berlino, è un’arte di metamorfosi continue e visioni mostruose. Il mondo di Nathalie è popolato da creature ibride, in plastilina, ma anche in gommapiuma, stoffa, polistirolo, silicone: animali che si accoppiano con avvenenti fanciulle, orge indiavolate di pupazzi minacciosi che popolano le video installazioni realizzate in claymotion, la tecnica di scatti ravvicinati a soggetti di plastilina. Accompagnate dalla musica ipnotica del connazionale Hans Berg, le video animazioni di questa giovane artista sono favole per soli adulti, racconti di efferata violenza in salsa agrodolce.
La mostra si apre con un video Jay sysslar givetvis med trolleri di disegni a carboncino animati: sembra di assistere all’interazione tra un corpo femminile e le piante della foresta, in un crescendo che porta al suo completo smembramento.
Ogni lavoro di Djurberg e Berg risponde infatti ad una “estetica dello zoom: dal buco della serratura assistiamo alla dissoluzione del mondo, alla perdita di compattezza delle cose, sia quelle fisiche che quelle mentali”, come ha sottolineato Roberto Lacarbonara, uno dei curatori. E’ il caso de The prostitute, dove ci troviamo di fronte al corpo nudo di una donna costruita in gommapiuma che, all’interno di una teca, si offre agli occhi maschili.
Il percorso prosegue con un’altra videoproiezione, Didn’t you know I’m made of butter, nella quale una donna nuda siede in una stanza accanto ad un moltitudine di oggetti in finto vetro – sapientemente realizzati in poliuretano – e all’improvviso un toro bianco sorprende la donna e, avvinghiandola, le fa violenza. La lotta non è tra pari: la protagonista vede il suo busto disfarsi a contatto con le corna taurine, mentre sullo sfondo compare una scritta “Non vedi che sono fatta di burro? Mi scioglierò nella sabbia al tuo tocco”.
Sadico è Jhonny, il racconto proiettato sul pavimento della sala centrale dove, tra lugubri alberi alla Tim Robbins, il povero Jhonny, adolescente guardone sorpreso da tre fanciulle/streghe a spiarle in un bosco, viene sottoposto a torture mortali.
Sulla parete vicina scorrono le sequenze impressionanti della lenta decomposizione di un cadavere mangiato dai vermi, Turn into me. La Djuberg gira in stop motion, ma arriva un punto in cui la plastilina delle marionette collassa, si sfalda a causa delle continue sollecitazioni ed è proprio allora che il reale e la finzione si sovrappongono, quando ormai non c’è più nulla oltre la vita delle cose.
Il percorso si conclude con Whales, due balene in gomma che si presentano all’occhio dello spettatore, consumate, sventrate, scarnificate ben lontane dai solari e guizzanti cetacei di Pascali.
La stessa artista ha rivelato di “trarre ispirazione dai sogni che non sono altro che residui di ciò che vedi e ascolti quando sei sveglio. Amo molto anche pulire e allora forse i miei pupazzi hanno anche a che fare con la pulizia della mia mente. Quando si fa pulizia si organizza e così anche le cose che non hanno senso possono cominciare ad averlo. È un modo per portare in superficie i segreti”. Nelle opere di Djurberg e Berg l’energia è in un continuo crescendo e il confine tra tenerezza e turbamento, sublime e orrore diventa labile. Mettendo a nudo paure personali e tabù sociali l’autrice cerca, con la sua fantasia mostruosa e sognante, di esorcizzarli.
Realizzata in collaborazione con la Fondazione Prada e la Galleria Giò Marconi di Milano, la mostra resterà aperta al Museo Pino Pacali di Polignano a mare fino al 27 gennaio 2013.

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