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“Musica Nomade”: il reportage fotografico di Mariagrazia Giove in esposizione al Medimex 2015

29 Ott 2015 | Nessun Commento | 1.283 Visite
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mgLa musica abita il mondo, senza fermarsi mai in nessun luogo, e questa sua forza la rende universale. Questo concetto muove il progetto “Musica Nomade” della fotografa Mariagrazia Giove, un percorso attraverso i generi e i luoghi della musica che ha coinvolto oltre 130 artisti, chiamati a restituire attraverso la propria immagine il valore vitale della musica. Una parte di questo percorso sarà visibile negli spazi del Medimex, il salone dell’innovazione musicale promosso da Puglia Sounds, dal 29 al 31 ottobre in Fiera del Levante a Bari. Qui sarà possibile ripercorrere alcuni dei luoghi e degli incontri immortalati dall’obiettivo di Mariagrazia Giove. Solo una piccola parte del materiale raccolto in un progetto che, per sua stessa natura, non è mai finito, che continua a raccoglie storie, immagini, parole, frutto di incontri sempre nuovi con gli artisti della scena musicale contemporanea. Un atlante delle emozioni legate all’arte della musica.

La musica è per tua stessa definizione nomade, quindi inafferrabile. Cosa hai voluto fermare con la tua macchina fotografica?

Ho sempre frequentato i luoghi della musica: festival, artisti, concerti, soprattutto in ambito jazz. Mi è capitato quindi di conoscere musicisti e spesso di realizzare con loro servizi fotografici, a volte in esterno. Dopo aver lavorato con loro fuori, nelle strade, ho pensato a quanto la musica abbia un’importanza universale e a quanto sia importante comunicare questo concetto. Ho deciso quindi di chiedere agli artisti che incontravo nei miei viaggi di trovare assieme delle location in cui suonare e realizzare immagini. Il mg3progetto nasce così. Artisti, anche molto conosciuti, hanno accettato di suonare per strada. Abbiamo passato del tempo assieme, abbiamo chiacchierato, suonato e solo dopo ho fotografato quello che stava succedendo. Ho cercato di rubare attimi in cui i musicisti lasciassero trapelare il valore della musica per la loro vita. La magia colta con la macchina fotografica è quella del farsi della musica fra la gente, ho cercato di rendere attraverso le immagini il modo in cui sia viva ovunque. I musicisti vivono sempre con la loro musica, anche fuori del palco o di uno studio di registrazione. Ho cercato questa intimità, questa naturalezza.

Come hanno reagito gli artisti coinvolti alla presenza dell’obiettivo?

mg5Ad alcuni artisti piace trovarsi davanti all’obiettivo, per cui hanno trovato più facile mettersi in posa. In altri casi la macchina fotografica è quasi sparita, ed è venuta fuori l’estrema naturalità di un momento di musica. In ogni caso ogni scatto esprime molto del rapporto fra artista e musica. Ad esempio a Felix Sabal Lecco, un grandissimo batterista, è venuto spontaneo giocare con i piatti davanti all’obiettivo piuttosto che suonare. Lui è stato felicissimo perché nelle immagini ha ritrovato molto del suo modo molto libero e giocoso di vivere il rapporto con il suo strumento.

Hai incontrato tantissimi musicisti e con loro hai passato del tempo in giro per le città. C’è qualche incontro che ti ha colpita particolarmente?

Sono stati e continuano a essere tutti incontri magici, speciali. In ognuno di essi sono riuscita a cogliere l’aspetto più umano della musica. Ho passato due ore a chiacchierare con Franco Cerri, uno dei padri fondatori del jazz italiano. È stato molto gratificante. Molto bello è stato l’incontro con Gunhild Carling, una jazzista svedese davvero bravissima. Teneva un concerto a Central Park. Nonostante il diluvio, lei e i suoi ballerini hanno continuato a esibirsi e il pubblico a ballare sulle note della loro musica swing. Alla fine aravamo tutti fradici. Mi sono avvicinata dopo il concerto e le chiesto di aderire al progetto, così il giorno dopo abbiamo girato per New York, addentrandoci in luoghi sconosciuti per entrambe. È stato bellissimo.

Come ti sei avvicinata alla fotografia musicale?

Amo la musica da sempre. Da piccola suonavo il violino e il pianoforte e ho sempre passatomg6 il mio tempo libero andando in giro per eventi musicali. La fotografia è una mia vecchia abitudine, sin da bambina fotografavo assieme a mio padre. È venuto quindi naturale utilizzare la macchina fotografica per documentare i luoghi della musica che frequentavo. Non si può fare fotografia di musica se non si ama la musica. Mi accade spesso, quando mi confronto con musicisti, di sentirmi considerata alla pari, non solo come una fotografa, ma come una persona con cui c’è empatia, una vicinanza data appunto dal comune amore per la musica. Lo scatto arriva dopo.

La tua carriera nasce subito in ambito jazz. In musica nomade hai incontrato però anche altri generi…

Ho iniziato a fotografare artisti in ambito jazz perché lavoravo molto in quel contesto. Ho deciso però di allargare il progetto ad altri generi, coinvolgendo artisti di musica classica, contemporanea, hip hop, musica antica. È come se la musica fosse un’unica lingua con mg2tanti dialetti. Naturalmente ogni genere implica un modo di porsi, non solo sul palco, un’attitudine specifica. Ad esempio per gli Egokid, un gruppo pop milanese, è stato spontaneo mostrare il proprio modo di vivere la musica facendo pazzie per strada. All’opposto lo scatto fatto con Asaka Kaneko fra le guglie del Duomo di Milano ha colto un momento di estasi molto intimo: stava pizzicando le corde del suo violino e trovarsi in quel luogo così suggestivo ha creato un momento di astrazione profonda. Per lei la musica è legata a emozioni e storie toccanti, intime.

Musica Nomade non è solo un progetto fotografico. Cosa diventerà?

A tutti i musicisti coinvolti ho fatto delle domande. Ho chiesto, innanzitutto se la musica per loro fosse nomade. Ho cercato quindi di capire in che modo e perché. Ognuno di loro mi ha dato una motivazione diversa. Poi ho chiesto a tutti di raccontarmi un’esperienza speciale, a livello umano e artistico, fatta viaggiando. E infine ho chiesto di sintetizzarmi in una sola frase cos’è la musica. Il materiale che ho raccolto nasce per confluire nella mostramg4 e in un libro, in realtà tutto è in evoluzione. Ho coinvolto anche una bravissima videomaker integrando quindi anche il linguaggio video. Ho in programma anche di ampliare il sito musicanomade.com creando, da un lato, delle pagine dedicate agli artisti coinvolti, dall’altro, una sezione dedicata ai luoghi della musica. In questo modo attraverso il sito sarà possibile conoscere artisti diversi, favorendo anche una esplorazione fra i generi e, allo stesso tempo, sarà possibile far conoscere i festival e gli eventi più importanti nel mondo legati alla musica.

Qual è per te un luogo simbolo della musica in Puglia?

Il Petruzzelli è il luogo che ci rappresenta nel mondo. È il simbolo stesso della musica in Puglia. Ci sono però molte altre situazioni positive che si stanno creando in questi anni. Sicuramente la nostra è una regione che si sta impegnano molto per promuovere artisti e per creare occasioni in cui è possibile ascoltare buona musica.

 

 

 

 

 

 

 

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