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Nel Castello Aragonese di Otranto “Andy Warhol. I want to be a machine”

29 Apr 2012 | Nessun Commento | 1.334 Visite
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warhol-campbell-soupA Otranto le celeberrime Marilyn e Campbell’s Soup, a Roma le “nature morte politiche” mai viste in Italia: il genio di Andy Warhol movimenta la stagione estiva delle mostre. Anche a coronare un anno di celebrazioni che hanno ricordato il padre della Pop Art nel 25 anniversario della sua scomparsa, avvenuta a New York il 22 febbraio 1987 in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea.

La prima rassegna ad aprire è “Andy Warhol. I want to be a machine“, al Castello Aragonese di Otranto (Lecce) dal 27 maggio al 30 settembre. Curata da Gianni Mercurio, l’importante esposizione riunirà circa 50 opere provenienti da collezioni private italiane e realizzate dall’artista americano con la tecnica meccanica della serigrafia. La selezione ha riguardato presenta i temi fondanti della estetica di Warhol: dal mito bellezza-successo rappresentato dalla serie delle Marilyn alla riflessione cinica e spiazzante sul consumismo, ormai identificata con la celebre Campbell’s Soup, fino ai simboli tragici, che trovano il loro apice nelle Electric Chair. Non mancheranno, inoltre, opere significative come la serie dei Flowers, il Vesuvio (realizzato in occasione del suo soggiorno napoletano su invito del gallerista Lucio Amelio), le icone del potere (Falce e Martello, Dollar Sign) e altre ancora.

Si intitola invece “Andy Warhol Haedlines” (“Andy Warhol e i media”), la mostra ospitata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna dal 12 giugno. Realizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington, il Museum fur Moderne Kunst di Francoforte, The Andy Warhol Museum di Pittsburgh (Pennsylvania), la grande rassegna è stata curata da un eccezionale team di studiosi dell’opera di Warhol: Molly Donovan con John J. Curley, Anthony E. Grudin, John G. Hanhardt, Calie Angell e Matt Wrbican.

La mostra itinerante è infatti costituita da un gruppo cospicuo di opere, in cui le notizie vengono elevate a livello artistico. In questo modo, Warhol ricorda al pubblico che un fatto, anche se scioccante, non diventa notizia finchè non viene tradotto in un titolo, finchè non gli viene data una forma grafica. Una parte di questi lavori sono stati definiti dai critici ‘nature morte politichè, come Hammer and Sickle (1972), della serie dedicata a falce e martello, la cui fonte d’ispirazione per Warhol fu appunto l’Italia.

In “Warhol: Headlines”, per la prima volta, la relazione tra Warhol e i media non è analizzata attraverso icone (ritratti di celebrità o immagini pubblicitarie), ma attraverso simboli linguistici. Meno conosciuta delle Marilyn o del Ketchup Heinz, questa fase della sua produzione presenta maggiori legami con altri fenomeni artistici, quali la poesia concettuale e quella visiva, o l’attuazione di importanti collaborazioni con altri artisti (Keith Haring).

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