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Moscato Igp Puglia. Lo spettro della crisi senza la spumantizzazione fuori regione

1 Mag 2013 | Nessun Commento | 2.064 Visite
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Moscato Igp Puglia
Al quintale vale più del Primitivo e del Negroamaro ma senza un centro di spumantizzazione in Puglia o la possibilità di farlo spumantizzare fuori regione, il Moscato Bianco IGP Puglia dalla prossima vendemmia rischia di rimanere invenduto.
Eppure quello del vino, nel mondo, è uno dei pochi mercati ancora capaci di resistere alla crisi. Il traino è dato dal “top market” a livello mondiale, dagli Usa, che continuano a crescere in termini di consumi sia in volume, che in valore nonostante la congiuntura sfavorevole. Ma secondo i dati del “The Wine Istitute”, organizzazione californiana che monitora il mercato degli States, a trainare la crescita del mercato d’Oltreoceano fino ad ora considerato “maturo” dal punto di vista delle potenzialità di consumo (10 litri di vino procapite all’anno) è il perdurare del fenomeno dei vini “Moscato”. Secondo alcune statistiche, almeno nella grande distribuzione (bar e ristoranti esclusi), sarebbe cresciuto in un anno del 30%, e starebbe addirittura per superare uno dei vini-vitigni storicamente più amati dai winelovers americani e anche d’Oltremanica, come il Pinot Grigio. Un successo dovuto soprattutto al basso contenuto di alcol dei “Moscato”, e all’accattivante sapore gustosamente dolce. Al naso note esotiche, ammalianti, di frutti tropicali disidratati e confetture di frutta a polpa bianca.
moscatoNotizie che valgono oro colato per la neonata associazione dei produttori del vitigno Moscato (Assomoscato Puglia). Anche alla luce dei successi legati alla ribalta del Moscato spumantizzato e dell’aumento di vendite nel mercato asiatico, in particolare Cina e Giappone, ora chiedono regole certe affinché il mercato di questo vitigno venga tutelato. Crea più valore addirittura del “nobile rosso di Puglia”, il Primitivo che in media vale 60 euro al quintale contro i 100 del Moscato bianco o reale. Ed è il presidente della neonata associazione, l’enologo Angelo Calella, che leva un grido d’allarme «sono in aumento le richieste di Moscato – spiega -. Rappresentiamo più del 20% della superficie vitata a Moscato bianco in Puglia. Mettiamo insieme più di 110 ettari, ma facciamo un appello alle istituzioni affinché cambino la legge che solo per la vendemmia 2012 è in deroga e ci permette ancora per un paio di mesi di lavorare e quindi di fare spumantizzare il nostro Moscato fuori regione. Siamo preoccupati per la collocazione delle uve del 2013». Infatti le aziende produttrici di Moscato non avendo un grande centro di spumantizzazione e commercializzazione del prodotto qui in Puglia sono favorevoli a spedire il loro mosto soprattutto al Nord. «Continuare ad avere questa possibilità – spiega Calella – significa fare sopravvivere i numerosi produttori di vino Moscato IGP Puglia». Per questo l’appello era già stato accolto nell’autunno scorso dal Ministro Catania che ha concesso la deroga temporanea della legge che oggi permette di muovere il mercato. Un appello che oggi viene rigirato all’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, perché si adoperi di conseguenza. In attesa dell’incontro Calella sottolinea «bisogna procedere con urgenza a una soluzione che non può attendere l’autunno, altrimenti con la prossima vendemmia saremo al buio, rischiamo di perdere preziosi contratti e di avere le uve Moscato invendute o peggio, di nuovo con un ribasso di prezzo innescando pericolosi meccanismi critici per la sopravvivenza delle nostre aziende. Proprio ora che stanno finalmente creando valore grazie a questo vitigno portentoso, portato qui dai crociati prima e dai veneziani poi». E non si esclude l’altro grande timore, che i grandi commercianti mondiali di Moscato possano bypassare la Puglia e rivolgersi ad altri produttori emergenti, quelli dell’Est europeo per esempio, dove in molti territori fa gola impiantare nuovi filari di Moscato, proprio per alzare “l’asticella” del reddito procapite.

Moscato Bianco

Origina dal bacino medio-orientale del Mediterraneo. Vettore della sua diffusione nelle regioni italiane meridionali furono i primi coloni greci, che portarono con loro i semi o i tralci per poterlo coltivare nelle colonie della Magna Grecia. Ma è con i Crociati prima e con i veneziani dal 1204 in poi (data della conquista di Creta) che le uve Moscato si sono diffuse in Italia. La varietà Bianca è la più pregiata. Le uve venivano già citate dai romani come Apicae (da Catone) o Apianae (da Columella e Plinio). Il suo nome deriva dal latino muscum (muschio) a causa del profumo intenso e del suo dolce aroma che deriva da una forte carica terpenica, geraniolo e linalolo in particolare. In tempi antichi si otteneva un vino dolce facendo appassire le uve. La coltivazione del vitigno Moscato si diffuse velocemente grazie al volere delle classi agiate che gradivano i vini dolci. Le regioni dove viene coltivato oltre la Puglia sono la Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia. In questa categoria è compreso il più famoso Moscato d’Asti e l’Asti spumante, la cui produzione è consentita nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Il Moscatello selvatico è coltivato solo in Puglia e nella zona di Montalcino.
Dal vitigno del Moscato Bianco si ricavano vini gialli paglierini carichi, freschi e dal sapore intenso.
Altri vitigni della famiglia del Moscato Bianco sono il Moscato Giallo, il Moscato di Terracina, il Moscatello di Saracena, il Moscato Rosa, il Moscato Nero di Acqui, il Moscato di Scanzo, il Moscato di Alessandria o Zibibbo che in arabo vuol dire “uva”.

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