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Mix d’arte nella Home Gallery Museo Orfeo di Bologna per 5 giovani curatrici d’arte

1 Feb 2015 | Nessun Commento | 1.289 Visite
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bimboA margine dell’Arte Fiera 2015 sono stati organizzati numerosi eventi collaterali sia nei musei che in location private che hanno spesso promosso artisti in ascesa. Nella Home Gallery MuseoOrfeo cinque giovani curatrici d’arte si sono cimentate presentando opere di sette artisti che sono andate a formare una breve e simpatica collettiva, eterogenea ma ragionata. Fotografie e dipinti si alternavano in un mix che dava l’idea di forme diverse di una stessa tensione espressiva. L’accogliente ambiente domestico della Home Gallery ha favorito oltre ogni modo la socializzazione di un pubblico (colto e profano) che ha condiviso con interesse commenti e considerazioni sulle opere esposte.

Le fotografie di Veronica Bonini, tratte dalla serie “Portraits”, hanno colpito in modo particolare per lo sguardo centrato e magnetico dei personaggi: una fissità seriosa e ostinata ma priva di una espressione peculiare capace di suscitare sensazioni nell’osservatore. L’abilità dell’autrice, che lavora nel mondo della moda, si concentra nello stabilire una situazione di attesa e perplessità tra i soggetti e il fruitore. Gli unici ritocchi riguardano la pelle, solo per mettere in risalto i colori dell’iride.

Nelle foto di Asia Giannelli (l’artista più giovane, 22 anni) al contrario si riscontra una decontestualizzazione, un tentativo di fuga dalla realtà, sfumando in un “dove” non identificabile. Il soggetto umano prova ad alienarsi lasciando disfare la propria immagine e affidandola a un mondo dai colori violenti e impastati o a un buio illuminato da luci sporadiche e filamentose, unica via da seguire per non smarrirsi.

laviniaSingolare il libro di Saba Masoumian, iraniana: in ogni pagina un piccolo dipinto a colori. Le immagini narrano di un mondo popolato da creature magiche e fantastiche, manascondono anche la triste condizione delle donne iraniane, delle quali denunciano il grido di paura e la voglia di liberarsi dalla negatività della loro storia.

Ancora fotografie: sono nove scatti “polaroid” lasciati nel loro formato naturale ad opera di Filippo Bardazzi, dal titolo “Se ne sono andati tutti”. Sono immagini di periferia toscana, “luoghi minori” che smentiscono i paesaggi da cartolina e presentano una realtà di degrado E’ il  degrado di cui è artefice l’uomo, lo stesso che si defila dopo l’atto di empietà nei confronti della natura. Un’opera cruda di denuncia delle stridenti contraddizioni della nostra società.

Francesca Wurzburger, pittrice napoletana, si affida all’astrattismo per mettere insieme ricordi e sentimenti di un tempo trascorso ma non lontano, e sempre presente nell’anima. Le cose semplici rinascono con una sensibilità nuova e consapevole che si trasferisce in colori vividi e luminosi e si rifugia timida in una ricerca esistenziale dai toni leggeri. Una sorta di papier collé aiuta l’artista nella realizzazione della “sua” realtà figurativa.

L’opera più apprezzata è stata “Un’altra possibilità” di Francesco Mangini. Realizzata in acrilico e collage su cartone,essa rappresenta un bambino che osserva interrogativamente dal basso gli adulti che non riesce a comprendere. Sulle lenti dei suoi occhiali ci sono ancora i fumetti, quelli del mondo che lui conosce.C’è una trasposizione/scambio tra “l’io-individuo (l’artista) e l’io collettivo (il fruitore).”, mentre il tempo rimane sospeso in attesa di una risposta che non sarà mai giusta.

Il maestro Luca Giovagnoli, figura autorevole della pittura italiana, ha dato lustro alla mostra con la sua presenza.In “Alien”, dipinto su carta dalle tinte calde, un bambino punta verso l’alto una pistola giocattolo.Nell’atto di ribellione, apparentemente innocente,c’è tutta l’alienazione (reciproca?) fra due universi a volte lontani: l’autorità degli adulti e dei loro insegnamenti e l’innocenza dei giochi dell’infanzia.

Da citare tutte le curatrici: Carlotta Camarda, Chiara Marzola, Lavinia Morisco, Claudia Rivelli, Gaia Zipoli

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