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Midsommar, Il Villaggio dei Dannati: bell’opera, ma troppo intrisa di pura malvagità

8 Ago 2019 | Nessun Commento | 468 Visite
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Midsommar, scritto e sceneggiato da Ari Aster, esce dopo il successo di Hereditary le Radici del male, un horror di grande successo dello stesso cineasta americano.Al titolo originale che sta a significare “mezza estate” è stato appiccicato in Italia il quello di Il Villaggio dei Dannati.In tutto il contesto  l’horror è un elemento quasi decorativo.Aster, che è anche l’autore della sceneggiatura, vuole descrivere la vita di una piccola comunità, i suoi usi e costumi e le devianze che sorgono in ambienti lontani dalla vita civile, per aderenza a credo religiosi o a pratiche che vogliono enfatizzare il rapporto con la natura.La piccola comunità di un villaggio svedese raffigura degli abitanti a metà tra Amish e una vera e propria setta, se non satanica, di  acritica aderenza al paganesimo.La storia dura in tutto circa 2 ore e 40 e si svolge nel prologo in America dove la sorella della protagonista, una bipolare, si suicida col gas assassinando anche i genitori.Dani si rifugia dunque col fidanzato Christian in Svezia, in uno sperduto villaggio tra la natura, piuttosto uniforme nel suo contrasto verdeggiante e la pianura.In realtà il film è stato girato in Ungheria nei pressi di Budapest.Utlilizza anche attori svedesi ma la protagonista Florence Pugh è anglosassone mentre il coprotagonista Jack Reynor è statunitense ma irlandese naturalizzato.William Jackson Harper è l’unico afroamericano del cast.Va detto che la ritualità, la felicità e l’accoglienza degli svedesi del villaggio è tutta apparenza.Questo viene annunciato più che da sottotesti, proprio  dalla sceneggiatura.Il personaggio di Pelle, un orfano allevato dai villeggianti, fa capire che il ciclo di vita degli abitanti termina a 72 anni.Questo perché  la comunità non ammette vecchiaia e malattie.Gli anziani  dunque si suicidano gettandosi da una rupe. Nonostante i protagonisti assistano a questa deriva dei comportamenti, rimangono sul luogo, questo perché i due ragazzi americani , Christian e Josh vogliono realizzare una tesi su questi culti sconosciuti.L’opera utilizza dei simbolismi mostrati tramite la pittura e i disegni.La violenza che alberga nell’animo dei placidi abitanti è illustrata ad esempio da alcuni dipinti che  elevano  il rito del sangue mestruale adoperato come elisir per sedurre il maschio, ma sono presenti anche raffigurazioni di accoltellamenti.Inoltre gli abitanti mostrano il loro sadismo tenendo un orso in una piccola gabbia e  esponendolo    all’aperto in bella mostra.In un’altra scena ambientata in America e dunque iniziale all’interno di  un pub è appesa al muro una foto della nostra Sophia Loren con Jayne Mansfield risalente agli anni Cinquanta. Secondo certa pubblicistica la Mansfield aderì a un culto satanico.Tornando a noi, Midsommar è un film elaborato, apprezzabile e ben diretto che però utilizza nel finale trovate di puro horror e di  cattivo gusto.La malvagità finalmente mostrata nei risultati diventa  kitsch, perversa e compiaciuta.Inoltre alcune scene che coinvolgono la protagonista Dani, eletta “reginetta di maggio” e costretta a danze estenuanti, coperta da collane di fiori o addirittura  da abiti  completamente floreali diventano nauseanti , proprio perché sussiste un’esagerazione nel trasformare la violenza psicologica in effettiva.Conclude il tutto la canzone di Frankie Valli, con un tocco vintage, The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore.

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