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Michele Perruggini e la sua band conquistano il pubblico del Teatro Forma di Bari

8 Mag 2015 | Nessun Commento | 2.400 Visite
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perr1“È nebbia tutto ciò che si pone tra noi e il sogno o l’obiettivo che intendiamo raggiungere. Tutto quanto ci mette in difficoltà, costringe a interrogare noi stessi, provoca dolore, tormento, ci fa sentire meno sicuri, sottrae consapevolezza e chiarezza su quale sia la giusta strada da percorrere. Eppure, ci mette in condizione di attingere dal profondo forze e capacità che non immaginavamo di possedere, permettendoci, infine, di riconoscere, assaporare e dare valore ad ogni tappa del nostro viaggio”.

Da qualche tempo a questa parte un virus dagli effetti spesso letali ammorba la musica, vale a dire l’urgente desiderio, il necessario bisogno, finanche l’imperioso obbligo, di presentare ogni nuova produzione discografica con una festa in grande stile, meglio se con l’apporto di talune rinomate guest stars che, il più delle volte brancolando nel più fitto ed inconsapevole buio riguardo al motivo della loro partecipazione, si destreggiano in assoli senza soluzione di continuità che non hanno altro scopo – e risultato – dell’applauso degli amici e parenti presenti.

Il magnifico concerto con cui Michele Perruggini ha presentato il suo nuovo cd “Attraverso la nebbia”, edito dalle belle menti della Abeat, in uno straripante ed osannante Teatro Forma di Bari non può in alcun modo essere ascritta a tale barbara genia. Anzi. Perchè? Per tutta una serie di motivi che qui riportiamo solo in minima parte, sperando di poter approfondire l’argomento in un futuro appuntamento che sin d’ora auspichiamo. Il primo è senza dubbio che l’album di Perruggini è – senza mezzi termini – un vero gioiello, un’opera d’arte realizzata con la mente e col cuore, che la mente ed il cuore dell’ascoltatore raggiunge sin dal primo ascolto, un’ottima miscellanea di suoni in cui ogni nota è talmente al proprio posto da sembrare che sia sempre stata lì, così, immobile, scritta su di un immaginario pentagramma prima ancora che nella mente del suo creatore, a formare una sinfonia  compiuta anche quando vi subentrano le perr2improvvisazioni dei tanti, pregiatissimi, interventi solistici. E come avremmo potuto chiedere meno della perfezione ad un ensemble che, tra gli altri, annovera, oltre alla batteria del band leader ed autore di tutti i brani, Antonio Marangolo, Gabriele Mirabassi e Gaetano Partipilo ai fiati, Mirko Signorile al piano, Vince Abbracciante alla fisarmonica, Giorgio Vendola al contrabbasso, Cesare Pastanella alle percussioni e Nando Di Modugno alla chitarra nonché il prezioso apporto di Leo Gadaleta che, oltre a far risuonare le note del suo violino, ha arrangiato in modo magistrale tutti gli archi del disco “facendolo volare”, come ha affermato lo stesso Perruggini? E perfetta è stata anche la performance live, che ha visto sul palco la medesima citata formazione con la sola eccezione del monumentale Raffaele Casarano a sostituire da solo i tre giganti dei fiati, la magnifica presenza di un ottetto di archi sempre guidato dal sapiente Gadaleta e l’imponente quanto ipnotica voce – registrata – del nostro Totò Onnis a decantare le parole che lo stesso compositore ha scritto a commento del prezioso libretto del cd e che abbiamo in parte riportato in apertura; il gruppo, a dispetto delle sua “densità”, si mostrava mirabilmente coeso, teso verso la realizzazione di un obiettivo comune che, anche a giudicare dalle vere ovazioni del pubblico, veniva raggiunto nella quasi totalità del concerto. Dal palco alla platea vi era un denso, quasi tangibile, passaggio di emozioni e di positive vibrazioni, tanto da sembrare che i tanti musicisti presenti suonassero non solo “con” e “per” Michele ma anche per se stessi, come se ognuno di loro, eseguendo tutti i dodici brani del disco in perfetta successione, trovasse il modo di raccontare, assieme alla storia di Perruggini, anche un pezzo della propria storia. Si è realizzata così nuovamente la magica quanto p1immediata alchimia che si ripete e si affina ad ogni ascolto del disco; dal supporto discografico l’attento uditore non potrà fare a meno di cogliere sempre nuovi e stimolanti input, mentre dall’esperienza dal vivo forse ancor più si è potuto evincere che lo sforzo di Perruggini non è stato solo compositivo ma, anche e soprattutto, di rinascita umana, di risveglio e rinnovamento, in una parola di resurrezione. Brani come, solo per citarne alcuni, la title track, “Verso la follia”, “Torno a casa”, “Aria per me”, “Sei petali blu”, “Nei meandri dell’anima” e “Gli occhi di un bambino”, bissato nel finale quasi a voler lasciare un messaggio di vitale speranza nel pubblico prima che abbandonasse la sala, hanno al loro interno visibili momenti di tenebrosa oscurità che vengono però sempre squarciati da una luce abbagliante, folgorante, accecante, che ci auguriamo possa sempre illuminare il cammino artistico ed umano di Michele Perruggini, come – si spera – di tutti noi.

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