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LSDmagazine
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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Mexico reportage

20 Nov 2008 | Nessun Commento | 3.378 Visite
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MEXICO-MAYA“Sempre più spesso la definizione “Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco” appare sui siti web dedicati ai viaggi e nei cataloghi dei tour operator. E non è un caso: dal 1978, la lista dei dodici luoghi originali è cresciuta a ritmo costante sino a comprendere 812 destinazioni, tra cui la Statua della Libertà, il Taj Mahal e Angkor Wat”, scrive Seth Kugel sul New York Times. “Ma l’allungarsi della lista spinge molti – tra cui alcuni dipendenti stessi dell’Unesco – a domandarsi se una simile crescita non rischi forse di sminuirne il significato. Inoltre, promuovere in questi luoghi così celebrati turismo e sviluppo, spesso incontrollati, li aiuta o li danneggia?”
E’ quello che si chiedono in molti anche in Messico soprattutto per quanto riguarda i siti maya. Rigoberta Mencù, Premio Nobel della Pace nel 1992, ne ha più volte ribadito l’importanza per la sua gente che ne è la diretta discendente e che ne parla ancora la lingua. Come pure ha sostenuto “la
necessità che siano salvaguardati e protetti in quanto sono una risorsa preziosa che consente alle comunità maya di mantenere vivo il senso comune di appartenenza alla stessa cultura”. Bisogna però contenere l’impatto delle folle dei turisti.
In particolare in Yucatán, dove ambiente e zone archeologiche sono più fragili. Occorre proibire di salire sulle piramidi e sugli edifici, di toccare statue e bassorilievi. Bisogna creare dei percorsi privilegiati. Non è necessario vedere tutto, ma poco e bene. I più a rischio sono i siti aperti da poco al pubblico, dove gran parte della loro aerea è ancora da scavare e da restaurare, per cui c’è pericolo di un impatto brusco e di una rapida usura. Il discorso è ripreso e ampliato poi a bordo dell’autobus durante il trasferimento. Le guide, tutte o quasi locali, molto preparate e con profonde conoscenze archeologiche e storiche, fanno vedere e toccare copie di reperti che vanno dalla preistoria al periodo classico in modo che i nostri ospiti si familiarizzino con gli aspetti principali della cultura maya”.
Il turismo è una risorsa fondamentale per l’economia. Ogni anno solo nello Yucatán vi sono 18 milioni di turisti, di cui il 70% visita almeno 2 siti maya, dove lavorano 2000 persone. Sono stanziati 30 milioni di pesos in programmi di cooperazione e di promozione e 15 milioni di pesos per costruire aree di servizio accanto ai siti, appoggiare le comunità maya che abitano nella zona, salvaguardare le aree protette. I cenotes sono monitorati dalla Segreteria dell’Ecologia che rilascia solo per alcuni il certificato di uso da parte dei turisti. Ne è stata elaborata una mappa
dettagliata e unicamente in alcuni è possibile fare il bagno ed immersioni. Vi sono sempre alcune persone della comunità, residente attorno al sito, che hanno il compito di sorvegliarlo e difenderlo dai tombaroli, anche se non è stato ristrutturato e aperto al pubblico”.
Particolare attenzione è posta nella conservazione dei siti più frequentati. A Uxmal la piramide chiamata la “Casa dell’Indovino”, alta più di 35 m, dalla ripidissima gradinata, è stata chiusa al pubblico che non può più salirvi. L’archeologo José Huchin, responsabile del sito, ha rinnovato lo spettacolo di “Suoni e Luci” con nuove e più spettacolari tecnologie, meno invasive. In più ha organizzato un percorso notturno, a piedi, guidato, che tocca gli edifici più significativi tutti appositamente illuminati.
A Chichén Itzá, visitata ogni anno da circa un milione e mezzo di persone, esiste una stanza dove la gente riporta le pietre e gli oggetti trafugati per sfuggire alla maledizione che colpisce i predatori, perseguitati secondo la leggenda per sette anni da malattie e sciagure. Sono i custodios, appartenenti alla comunità maya del luogo, ad averla allestita e a convincere i tombaroli e i rapaci turisti a restituire il mal tolto. Con gli oggetti ritrovati sarà allestita una sala nel museo.
Sempre nuovi siti sono aperti al pubblico. A Ek’Balam (Giaguaro Nero), 26 km a nord di Valladolid, risalente a 300 a.C., scoperto da Letizia Vargas nel 1995 e solo dal 2004 accessibile al pubblico, le guide maya raccontano ai visitatori la storia, le leggende e le tradizioni della loro gente. Si raggiunge un appartato cenote con un sentiero lungo il quale vi sono piante medicinali le cui proprietà farmacologiche sono spiegate dai curanderos della comunità.
Dzíbílchaltùn, a 14 km da Mérida, sull’autostrada che porta a Progreso, è posto all’interno di un parco eco-archeologico di nuova istituzione. Qui si verifica un singolare fenomeno astronomico: alle 5 del mattino dell’equinozio di primavera e di autunno, il sole con i suoi raggi attraversa la porta della “Casa delle Sette Bambole”, così chiamata perché sono state rinvenute sette figurine dalle fattezze umane fatte in coccio.

MEXICO

Lo Stato di Campeche ha avuto due nomination da parte dell’Unesco. La prima nel dicembre del 1999, quando la conferenza annuale del “Centro per il patrimonio mondiale” ha designato “la città storica fortificata di Campeche” parte del patrimonio mondiale e la seconda, nel 2002, quando anche il sito di Calakmul è stato dichiarato patrimonio dell’umanità.
“Quando abbiamo saputo della decisione dell’Unesco tutti siamo scesi per le strade, suonando i
clacson delle auto e sventolando la bandiera messicana,”, ricorda Jorge Luis González, Segretarío de Turismo de l’Estado de Campeche. “Da allora l’economia della città è decollata e i turisti sono sempre più numerosi. Infatti, dal 1999 al 2008 le presenze turistiche sono aumentate del 48%, gli introiti legati al turismo sono quasi raddoppiati e il numero delle stanze d’albergo è cresciuto del 50%”.
Lo stesso è avvenuto per Calakmul che ha fatto la sua comparsa sulle cartine geografiche e nelle guide turistiche. Nel 2007 il sito ha visto arrivare 18.500 turisti, rispetto ai 9000 di cinque anni prima quando ancora non era stata ancora designata patrimonio mondiale. Una stretta strada, controllata dai guardaparco taglia la foresta e attraversa per 60 chilometri la Reserva de la Biosfera (2 milioni di ettari), la più importante del mondo dopo quella dell’Amazonia, fra i salti acrobatici delle scimmie, i voli di grandi farfalle dalle ali gialle paglierino e i ruggiti lontani dei giaguari. Città maya fra le più potenti del Periodo Classico, occupa circa 70 chilometri quadrati nel sud-est dello Stato di Campeche, al confine con il Guatemala.
Temibile rivale di Tikal, da cui dista circa 200 chilometri, fu il centro del Regno di “Cabeza de Serpiente” che controllava numerosi centri anche guatemaltechi, quali Dos Pilas, Naranjo e Caracol. Vi sono ben 7000 strutture e 120 stele che l’archeologo Juan Carrasco con la sua equipé ha consolidato e restaurato in modo filologico e conservativo, senza ricostruzioni pesanti. Nella Gran Plaza le stele, fittamente decorate, si allineano alla basi di templi e piramidi. Libri di storia in pietra, raccontando con complessi glifi le imprese eroiche di “Garra de Juaguar”, potente sovrano che rese splendente la città nel VIII secolo d. C. Un sentiero soffocato dalla vegetazione conduce all’area sepolcrale, dove le tombe, anche se violate da rapaci tombaroli, rivelano ancora preziosi tesori. Nella piramide principale della Grande Acropoli è stata da poco scoperta una porta che ha consentito l’accesso all’interno, dove un corridoio conduce ad altre due piramidi sotterranee, risalenti al 600 a. C. Una di queste possiede un pregevole fregio in stucco lungo 23 metri. I ritrovamenti continuano in tutto il paese. L’archeologo statunitense Bill Saturno ha da poco scoperto a San Bartolo, minuscolo sito a nord di Tikal, in piccolo tunnel, che per ora è stato chiuso per sicurezza, murales preziosamente dipinti, lungi tre metri, risalenti al 300 a.C., dai colori molto vivi e un’iscrizione del 500 a.C.. Da Carmelita ci vogliono tre giorni di cammino per raggiungere El Mirador, l’ultima frontiera degli Indiana Jones maya. Il sito, quasi al confine con in Messico, nell’estremo nord-ovest del paese, individuato nel 1989 da una missione archeologica organizzata dal National Geographic e poi dimenticato, è enorme tanto che ci si mette un’ora di cammino da una piramide all’altra.
Ma Messico è anche mare caraibico con le bellezze della natura e la flora e fauna marina. L’arci conosciuta Riviera Maya, 68 km a sud di Cancún. In questo luogo, bagnato dalle acque del Mar dei Carabi, esistono spiagge ideali per riposare o praticare una gran varietà di sport acquatici: snorkel, windsurf ed anche il kitesurf, un nuovo sport estremo che ha la particolarità di associare il surf ed il parapendio per scivolare a gran velocità sopra le onde del mare. A chi piace l’immersione, nella zona del molo, puo’ persino contrattare un emozionante tragitto al Gran Arrecife Maya, la seconda barriera corallina del mondo, dove puo’ immergersi, a più di 10 metri di profondità, fra centinaia di pesci multicolore e coralli con più di 500 anni d’antichità e puo’ inoltre, nei dintorni di Playa del Carmen, scoprire Playa Paamul e Playa Paradiso, belle spiagge dal soave movimento ondoso e i bei parchi ecologici di Xcaret e Xel-Há, così come i cenotes dove potrà praticare il rappel e la speleologia per esplorare le sorprendenti profondità di questi specchi d’acqua collegati in forma sotterranea.

Livingston collega Milano Malpensa e Roma Fiumicino a Cancun con voli di linea, settimanali diretti. Per prenotazioni e informazioni: www.lauda.it – nr. verde 800 052832

BOX – LA RUTA MAYA

La “Gran Via” o “Ruta Maya” è un anello di oltre 2000 km che inizia a Palenque nel Chiapas e si spinge nello Yucatán, Quintana Roo e Campeche, in Belize, Guatemala, Honduras e El Salvador. Un modo per rilanciare l’economia di queste zone e risarcire i discendenti dei Maya, depredati delle loro terre e a lungo sfruttati.
Nel clima delle celebrazioni colombiane del 1992 per il Quinto Centenario della scoperta dell’America, questo progetto è divenuto realtà e nuovi siti archeologici sono stati aperti al pubblico. Inoltre, sono stati fatti consistenti investimenti per valorizzare turisticamente e culturalmente le risorse naturali e i numerosi centri maya. Sempre nel 1992 si è dato vita anche al Mundo Maya, ente che raggruppa Messico, Guatemala, Belize, Honduras e El Salvador. Ha il compito di promuovere lo sviluppo e la conoscenza della cultura e dei siti maya collegati fra di loro dalla Ruta Maya. A ottobre del 2005 si sono riuniti a San Cristóbal de las Casas, nel Chiapas, tutti gli stati membri per organizzare un grande evento nel 2012 quando vi sarà il cambio del calendario maya.
Questi i numeri del Mundo Maya: 500.000 kmq di territorio, 13 aeroporti internazionali, 90.000 km di strade e superstrade, 28 porti, 94.000 camere di hotel, 5.500.000 discendenti dei Maya che ne conservano le tradizioni, 120 aree archeologiche con 5400 siti, 300 parchi naturali con più di 600 specie di uccelli, 500 specie di pesci tropicali, 6 specie di tartarughe marine, diversità di boschi tropicali dall’umido al secco, varietà di prodotti originali (cacao, vaniglia, gommoresina, tintura vegetale, agave) e di prodotti coltivati (caffè, canna da zucchero, balsamo, mais, fagioli, banane, ananas, frutta tropicale).

BOX-IL PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO

L’Unesco nel 1972 ha istituito una convenzione per la tutela dei luoghi di interesse paesaggistico o culturale “di eccezionale valore universale”. Vi è un “Comitato per il patrimonio mondiale”, formato a rotazione da 21 paesi, che offre assistenza tecnica ed economica. Il Centro per il patrimonio mondiale, con sede a Parigi (place de Fontnoy 7, tel. 0033.1.4568157, www.unesco.org/whc), sovrintende al programma e il Comitato decide di anno in anno le nuove nomine.
In Italia vi sono 40 siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità, 18 nel Mundo Maya e 812 in
tutto il mondo.

BOX-PAROLE MAYA

Cenotes: doline, riserve d’acque dolci, racchiusi nelle viscere della terra, presenti nella penisola carsica dello Yucatán. Ma anche luoghi sacri per i maya che vi effettuavano sacrifici e offerte votive. In alcuni sono state rinvenute enormi quantità di statue, ceramiche e gioielli.
Curanderos: sciamani esperti di medicina tradizionale, curano con erbe naturali.
Kukulcán: chiamato anche Quetzalcóatl, serpente piumato, dio del fuoco e del mais, creatore e distruttore.
Pelota: sono stati gli Spagnoli a chiamare così l’Ulama, gioco religioso e sacrale. Il campo è il
mondo, la traiettoria della palla è quella del Sole e della Luna nel loro cammino attraverso il cielo, nell’avvicendarsi del giorno e della notte, della luce e delle tenebre. Attraverso angusti cerchi, marcadores, in pietra doveva passare la palla lanciata dalle due squadre avversarie.
Saché: strada sacra che univa fra loro i vari centri maya.

MESSICO – ULTIMI SITI MAYA

Anche gli ultimi siti maya, nascosti nel folto della selva impenetrabile dello Yucatán meridionale, situati lungo il confine con il Guatemala, sono stati riportati alla luce rivelando capolavori stupefacenti. L’avventura all’Indiana Jones fra voli di  zopilotes e di pappagalli inizia a Kohunlich, 60 km ad ovest di Chetumal, dove la Piramide delle Maschere è decorata con gigantesche volti in stucco del Dio Sole e di altre terrifiche divinità che simboleggiano il potere dei re vissuti tra il 200 e il 600 d.C. Dalle loro smisurate orecchie fuoriesce il fallo della fertilità, mentre la fluente barba rappresenta l’acqua, bene supremo. Ma è a Calakmul che si entra nel molto maya maestoso e inesplorato. Una stretta strada, controllata dai guardaparco taglia la foresta e attraversa per 60 chilometri la Reserva de la Biosfera fra i salti acrobatici delle scimmie, i voli di grandi farfalle dalle ali gialle paglierino e i ruggiti lontani dei giaguari, sacri ai Maya. Città maya fra le più potenti del
Periodo Classico, fu la temibile rivale di Tikal da cui dista circa 200 chilometri. Gli archeologi hanno riportato alla luce solo pochi dei suoi 6500 edifici. Nella Gran Plaza le stele, fittamente decorate, si allineano alla basi di templi e piramidi. Libri di storia in pietra, raccontando con complessi glifi le imprese eroiche di Garra de Juaguar, potente sovrano che rese splendente la città nel VIII secolo. Un sentiero soffocato dalla vegetazione conduce all’area sepolcrale dove le tombe, anche se violate da rapaci tombaroli, rivelano ancora preziosi tesori.
Info: Ente Nazionale Messicano per il Turismo, via Barberini 3, Roma,
tel. 06.4827160, www.visitmessico.com.

BOX DELLE SPOSE

Un sì pronunciato su una delle più belle spiagge dei Caraibi? Con tanto di musica, fiori, torta nuziale, foto e bollicine. Romantico tramonto di sfondo garantito … È la proposta di Viva Wyndham Resorts, la catena di villaggi all inclusive presente in Repubblica Dominicana, Messico e Bahamas, che da qualche anno propone – e con successo – dei pacchetti di nozze con cerimonia in loco.
Un modo senz’altro simpatico per sposarsi, sicuramente originale ma anche competitivo come prezzo. Adatto alle coppie di ogni età che desiderano sposarsi in modo inusuale e semplice, allo stesso tempo.
Perché lontano dal classico clamore di un matrimonio, evitando stress su inviti da spedire, scelta di bomboniere, pranzi che non finiscono mai: un “sì” pronunciato con gli amici più cari, o con amici appena conosciuti … ciò che conta è essere in due.
Ma cosa occorre per sposarsi in Messico? Innanzitutto la maggiore età, il passaporto con visto turistico, il certificato di nascita, la dichiarazione autenticata dello stato civile e 4 testimoni, anche locali, gli esami del sangue (è una regola locale). Una volta celebrate le nozze il matrimonio può essere legalizzato in Italia, in Messico, o  in tutti e 2 i paesi: qui ha un costo di 50 USD.
Il Viva Wyndham Maya e il Viva Wyndham Azteca, i 2 resorts che si trovano sulla spiaggia di Playacar, nei pressi di grazioso villaggio di Playa del Carmen, propongono 4 differenti pacchetti.
Il pacchetto “Classic Wedding” offre l’upgrading in una camera vista mare con letto king size (se disponibile), trattamento VIP, cesto di frutta in camera all’arrivo, servizio in camera, cena per due sulla spiaggia, un coordinatore, un giudice legale e le spese legali, la traduzione della cerimonia dallo spagnolo all’inglese, il bouquet per la sposa, le decorazioni, una torta nuziale a tre piani innaffiata da champagne, l’accompagnamento musicale, le foto e la colazione il giorno dopo della cerimonia. Il tutto a 790 Usd per un matrimonio con 10 persone (i ragazzi fino a 12 anni non pagano).
Il pacchetto “The Caribbean Wedding” prevede, oltre a tutto ciò finora elencato, 2 composizioni di fiori tropicali, una prenotazione in uno dei ristoranti a-la-carte per un massimo di 10 persone, 10% di sconto all’istituto di bellezza per gli sposi. Il tutto a 1.020 Usd per un matrimonio con 10 persone (i ragazzi fino a 12 anni non pagano).
E per chi vuole regalarsi il massimo, c’è anche il pacchetto “Moonlight Love”, che prevede in aggiunta a quello caraibico anche una composizione di fiori per il tavolo degli sposi, 4 piccoli bouquet, vestaglia da camera e pantofole per gli sposi, voucher del valore di 30 USD da utilizzare nelle escursioni: il tutto a 1.350 USD.
Per chi desidera rinnovare la propria promessa di matrimonio o avere una cerimonia spirituale senza una certificazione legale, il pacchetto giusto è “Pre-Hispanic wedding”. Per celebrare la cerimonia è necessaria la presenza di uno Sciamano (Ministro Maya) che unisca la coppia. Il tutto a 1.600 Usd per un matrimonio con 10 persone (i ragazzi fino a 12 anni non pagano). Viva Wyndham Resorts – www.vivaresorts.com.

MEXICO-GOLF

IL GOLF DEL MESSICO

Il Messico offre infinite possibilità per gli amanti del golf, che possono mettere alla prova la loro abilità in campi inseriti in contesti mozzafiato, lungo spiaggie caraibiche, immersi nella foresta tropicale o fra i cactus del deserto.
L’offerta di innumerevoli campi e il costante sviluppo delle strutture golfistiche rendono il Messico una delle mete preferite dai giocatori di golf di tutto il mondo.
Sono circa 200 i campi da golf in Messico, ed il numero cresce a ritmi esponenziali.
Il 2006 è stato l’anno in cui si è registrato il maggior numero di aperture di nuovi campi – ben 30. Solo Jack Nicklaus, che ha già 12 campi al suo attivo, ne ha 18 in cantiere. Greg Norman ha debuttato con il primo di 4 campi. Arnold Palmer ha aperto un golf a Los Cabos, e Tom Doak vicino La Paz.
La Professional Golfers’Association (PGA) ha scelto Puerto Vallarta per l’organizzazione del primo Champions Senior Tour, e nel febbraio 2007 la Riviera Maya ha ospitato la prima tappa del PGA Tour fuori dagli Stati Uniti.
L’Ente per la Promozione Turistica del Messico desidera potenziare il turismo di Golf, grazie al quale i giocatori e i loro accompagnatori sono invitati a scoprire il nostro paese. I numerosi campi sono perfettamente inseriti in contesti paesaggistici unici al mondo: Los Cabos, Cancún, la Riviera Maya, Acapulco, sono solo alcune delle località rinomate a livello internazionale che offrono strutture di altissimo livello, visitate da giocatori di fama mondiale. Ma non mancano i campi anche in mete meno conosciute, ma non per questo meno affascinanti, dove combinare il gioco con la scoperta della natura e della cultura locali.
Giocare a golf in Messico significa ammirare, lungo il percorso, foreste di mangrovie, laghetti sotterranei, uccelli rari e animali tropicali… per poi rilassarsi su una spiaggia di sabbia bianca, visitare un antico sito Maya, passeggiare per i vicoli di una cittadina coloniale o semplicemente farsi coccolare in una delle numerose Spa dove godersi il meritato riposo dopo 18 buche di puro entusiasmo. www.visitmexico.com.

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