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Memorie dal sottosuolo. Splendida interpretazione di Pietro Naglieri al Forma

15 Mag 2011 | Nessun Commento | 2.261 Visite
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memorie dal sottosuolo
L’allestimento teatrale tratto dalle “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij e presentato al Teatro Forma nei giorni scorsi dalla Compagnia “Schegge di Cotone”, per la regia di Roberto de Robertis, è stata un’ulteriore conferma del talento di Pietro Naglieri, l’attore che interpreta il ruolo del protagonista. La decisione di confrontarsi con un testo di grande spessore e complessità, come questo romanzo (con cui Dostoevskij annunciava negli anni Sessanta la densità del sottosuolo umano che avrebbe poi riproposto nei cinque grandi romanzi), è maturata negli autori dopo un’altra loro importante incursione nella letteratura russa, quella nel “Diario di un pazzo” di Gogol’, che fu allestito dagli stessi Naglieri e de Robertis tra il 2001 e il 2007.
Nella versione di “Schegge di Cotone”, il testo di Dostoevskij viene ridotto e adattato per una maggiore fruibilità (quindi, dei tre episodi che caratterizzano la seconda parte, viene narrato quello della storia con la prostituta Lisa, interpretata da Ida Vinella), ma mantiene le caratteristiche principali del testo originale. Si tratta di una bruciante autoanalisi attraverso la quale l’uomo del sottosuolo pone a se stesso e ai lettori un interrogativo eterno: quello della libertà dell’uomo, del suo diritto di non adeguarsi ai dettami della scienza, ai dogmi della religione, alle convenzioni, al comportamento del buon cittadino, al due più due quattro, ma di creare una frattura, una discontinuità, di cercare volontariamente quel caos di cui egli (cioè l’uomo) ha bisogno per affermare che è vivo. Anche a costo di una disperata solitudine.

pietro e idaMi sembra che Pietro Naglieri sia riuscito con merito a interpretare questo personaggio e a trasmetterne la tendenza a quell’introspezione esageratamente articolata, fatta di eroici slanci verso un futuro immaginato e contemporaneamente di improvvise cadute in un solitario e inspiegabile masochismo, che è tipica di certi personaggi della letteratura russa, come il protagonista di “Un eroe del nostro tempo” di Lermontov oppure il torbido Svidrigajlov di “Delitto e castigo”. Nella scenografia di questo spettacolo si ritrovano tra l’altro i segni della contorta psiche umana: lo scrittoio presso cui il protagonista si intestardisce con carta e penna è “intrappolato” tra sottili strisce di tessuto tirate fino al soffitto. Rappresentano, ci spiega la scenografa Francesca Rossetti, il labirinto in cui viaggia il pensiero umano quando scende in quelle profondità in cui è meglio non arrivare. Lisa stessa, che cerca di tirare fuori il protagonista da questi meandri, appare per qualche attimo come una salvezza, vestita di bianco, poi subito dopo, quando quel bianco è mutato in nero, viene rifiutata dall’uomo del sottosuolo, che la fa scappare offendendola duramente. L’indugio (non presente, è vero, nel romanzo) sui particolari un po’ squallidi dell’ambiente in cui lavora Lisa, come la posizione reclinata del letto, la scena della pulizia dopo il rapporto, ci riporta alla disperata attualità della Pietroburgo di Dostoevskij, fatta di vicoli, taverne, case umide (l’effetto sonoro della goccia d’acqua che cade accompagna tutta la prima parte dello spettacolo), ma anche a una più attuale riflessione sul rapporto tra il corpo e il piacere.

Preziose sono state anche alcune riflessioni che Pietro Naglieri ha esposto rispondendo alle domande degli studenti di letteratura russa presenti in sala (eccoli, nella foto, con l’attore protagonista): “i russi”, sostiene, “hanno un modo di pensare diverso da quello occidentale, vanno in profondo molto di più”: in quella profondità, aggiungo io, a cui noi non siamo abituati, che ci sconvolge, che ci spaventa. Ecco perché amiamo le “Memorie dal sottosuolo”, che questo spettacolo ci dà l’opportunità di rileggere con una bella interpretazione e delle originali variazioni.

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