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Medimex 2015. Agli “Incontri d’autore” la magnetica Carmen Consoli e il profetico Vinicio Capossela

3 Nov 2015 | Nessun Commento | 978 Visite
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m1Da Calitri a Catania, da Capossela a Carmen Consoli, per esistere la musica ha bisogno del “tempo” necessario a ritrovare “le parole” delle sue “radici”. Con un viaggio nel “passato” che occorre “attraversare per poter proseguire il cammino”, senza “lasciarsi morire”. Al Medimex di Bari, il salone della musica promosso da Puglia Sounds, Vinicio Capossela e la ‘cantantessa’ di Catania si sono raccontati al pubblico nel corso di due ‘Incontri d’autore’.

Momenti distinti e punti in comune per Vinicio che celebra i 25 anni di carriera pur non essendo mai “riuscito a pianificare nulla oltre i 25 minuti”; e Carmen Consoli che torna a calcare il palcoscenico dopo cinque anni di assenza con ‘L’abitudine di tornare‘: “Se non ho nulla da dire sto a casa, tanto campo di altro”.  Perchè ciò che si dice ha “un suo peso”, ammette la cantautrice: “L’ho imparato da mio figlio Carlo che ancora parla come un leghista: dice subito tutto ciò che pensa”. E anche se “presto comincerà a parlare da terrone”, a lui Consoli non insegnerà mai la filastrocca ‘chi fa la spia non è figlio di Maria’: “L’ho sempre odiata, è l’anticamera dell’omertà”.  Oggi a preoccupare Consoli è la continua restrizione dei “tempi del comunicare”.

Mentre Capossela è impegnato a “indagare il passato” e le parole “di un tempo”. Come quelle delle ‘mammenonne’ di Irpinia con il loro “senso epico nel raccontare le cose attorno al fuoco”. Una immagine espressa chiaramente nel docufilm ‘Tra sacro e profano – Nel paese dei coppoloni‘, tratto dall’ultimo suo romanzo. “Per ritrovare noim2 stessi – dice il cantautore – occorre mettersi in cammino come viandanti e ricercare i ‘siensi’, cioè i segni del proprio intelletto”.   Ricongiungersi con le “radici” è un tema caro anche a Consoli, convinta che “ci salverà solo quello che abbiamo dentro”. In un luogo interiore che Capossela ritiene importante come quello in cui è cresciuto “senza mai appartenergli: sono più affine al ‘mondo di sotto’ – dice – pur essendo un peccatore piuttosto moderato”.  Eppure “l’arte si genera” quando “tangibile e intangibile, illuminismo e romanticismo si incontrano”, sostiene Consoli secondo la quale “sta arrivando il tempo giusto perchè questo avvenga”. Del resto tale “sintesi” richiede “molto studio”. Lo sa bene Capossela la cui “missione è ottenere il massimo risultato con il massimo sforzo”, anche se “questo non sempre ti porta in luoghi sicuri”. Perciò, nel suo percorso da “Ulisse”, Vinicio ringrazia “chi lo segue nelle deviazioni” anche in un “mondo in cui paga molto l’essere riconoscibili”. Tanto alla fine tutto finirà in una canzone. E sono in pochi, o nessuno, a conoscerne il segreto. “A me – ricorda Vinicio – piace molto la definizione di Conte: ‘la canzone è il m3riassunto della vita come la lucertola è il riassunto del coccodrillo'”.

Adesso, però, bisogna “chiudere” il 2015 “inzuppati, barcollanti e fradici”. Ecco perchè Vinicio parte con il mini-tour di concerti “antologici” nei teatri, tutti diversi tra loro. E in cui, ad esempio, sarà per la prima volta da solo sul palco, con il suo pianoforte; oppure in una veste più “solenne”, con 25 archi, al teatro dell’Opera di Roma. Un tour, partito dal teatro Les Bouffes du Nord di Parigi, cui si sono aggiunte ora quattro tappe italiane: il Teatro Massimo Bellini di Catania, il Teatro dal Verme di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia oltre all’Opera di Roma.

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