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Max von Sydow al Bifest: Io attore per vincere la timidezza

27 Mar 2012 | Nessun Commento | 978 Visite
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Max von Sydow
“Se devo dare una risposta facile, vi racconto che a 15 anni ho messo su a scuola, insieme con alcuni amici, un circolo teatrale, se invece devo rispondere vi dico che ho deciso di fare l’attore per superare la timidezza, la solitudine, per essere in grado, in pubblico, di dire delle cose senza lasciarmi sopraffare dalle emozioni”. Così si racconta Max von Sydow, che è a Bari perchè nell’ambito del Bif&St ha ricevuto ieri sera il premio ‘Fellini 8 e 1/2’ alla carriera e perchè ha presentato il suo film Katinka.

Il racconto di questo grande vecchio comincia da molto lontano: dopo un accenno al suo esordio in Svezia, inevitabilmente diventa centrale il suo rapporto con Ingmar Bergman che lo scoprì durante le prove nell’Accademia di recitazione. La prima collaborazione risale dunque a quei lontani anni nei quali il grande regista lo chiamò ad interpretare un ruolo nel suo primo film che, in tempi molto precedenti al ’68, parlava di un gruppo di studenti che criticava i propri insegnanti. Poi Bergman diventò direttore del teatro municipale di Malmo, chiamò von Sydow a lavorare nella città svedese e il loro rapporto si consolidò.

“Era un uomo molto spiritoso, dotato di un grande humour, non triste come si potrebbe credere – ricorda von Sydow – ed era molto abile a capire come erano le persone che incontrava. Questo gli consentiva di individuare gli attori più interessanti e li utilizzava nei suoi film. Era un uomo dotato di grande disciplina che girava tanti film, si occupava del teatro municipale ed era uno scrittore: non so dove riuscisse a trovare tanta energia e tanta forza”. E a proposito del Settimo sigillo dice – rispondendo a una domanda di Marco Spagnoli – “non ci rendemmo subito conto della sua portata simbolica. Nacque come una piccola produzione, era una sceneggiatura che Bergman scrisse ispirandosi ad alcuni dipinti medioevali. Ebbe anche un avvio difficoltoso perchè i produttori svedesi lo trovavano troppo intellettuale tanto che Bergman, nelle more delle decisioni, riuscì a girare un altro film ,Sorrisi di una notte d’estate”.

E si arriva agli anni del grande cinema hollywoodiano con la Bibbia, cui seguirono molti ruoli differenti tra loro: “Sono stato fortunato – commenta – ad avere avuto queste opportunità. Per un attore è importante dimostrare quello che sa fare, non rimanere imprigionato in un ruolo, è necessario interpretarne invece molti”. “Con il tempo – conclude – sono diventato pigro, sono tornato al teatro, che però richiede sempre molte energie, e preferisco eventualmente interpretazioni cinematografiche più brevi”.

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