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Martiri d’Otranto sono praticamente Santi: arriva l’autorizzazione papale

23 Dic 2012 | Nessun Commento | 1.780 Visite
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Martiri d’Otranto
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti tra gli altri i miracoli dei Beati Antonio Primaldo e Compagni, Martiri, uccisi il 13 agosto 1480 ad Otranto (Italia). I Martiri d’Otranto sono praticamente Santi per la Chiesa Cattolica, si attende solo la data per la proclamazione. Così un’intera città sarà elevata al rango di santità. Il primo processo canonico aveva avuto iniziato nel 1539, e si era concluso il 14 dicembre 1771. Papa Clemente XIV, Lorenzo Ganganelli, da Sant’Arcangelo di Romagna, aveva riconosciuto beati gli ottocento a “beati”. Benedetto XVI, il 6 luglio 2007, aveva emanato il decreto di riconoscimento riguardante il martirio di Antonio Primaldo e dei suoi concittadini uccisi. La Congregazione per le Cause dei Santi ha riconosciuto un miracolo avvenuto ad una suora clarissa per intercessione dei Beati Martiri di Otranto. La religiosa in questione si chiama suor Francesca Levote, monaca professa delle Sorelle povere di Santa Chiara, ammalatasi di tumore. Il Miracolo è avvenuto nel 1980 e nei prossimi mesi lo stesso pontefice darà l’annuncio della data prevista per la cerimonia di Canonizzazione.
I loro corpi sono posti in bell’ordine, gli uni sugli altri, i crani che guardano il pubblico di fedeli dietro alle grandi vetrate lucide, in prosopopee di luce che – come a domandare che ci fate qui? – generano dissolvenze incrociate, in un miracolo di cinematografia senza cinema, naturalmente, e sembrano volersi ribaltare e capriolare, con i loro sparuti resti, in giochi prospettici, sul mosaico dell’albero della vita lungo la navata centrale.

Essi stessi sembrano tornare a chiedersi il perché le loro pudenda debbano essere ancora lì, spettacolarizzate, alla vista di tutti, uomini e donne, vecchi e bambini, a testimonianza di tutto quell’odio che contro di loro era stato rivolto. Molti di quei santi non avrebbero compreso la scena barocca che li vede inseriti, maestosi, nella pietà popolare. La loro morte di massa fa ancora scandalo, e quello scandalo è per molti il Trionfo della Fede. Il 14 agosto 1480 ad Otranto, offrirono volentieri la testa al boia per Amor del Cristo.
Qualcuno ha serbati intatti anche gli organi, e uno stomaco campeggia al centro dell’apparato seicentesco con il suo ultimo pasto in bella mostra. Avevano affrontato il supplizio sotto l’orda barbarica di Gedik Ahmet Pascià, comandante delle forze turche di terra e di mare; non di cielo, allora esso era ancora riservato solo agli uccelli, neppure ai santi volanti. Ad Otranto, i Turchi avevano sfidato per la prima volta la cristianità, di petto, senza mezze misure, a circa trent’anni dalla presa di Costantinopoli, con l’aiuto degli invidiosi Veneziani. Quelli, in posizione anti-napoletana, accaparrandosi l’alto e medio Adriatico, volendo lasciare ai Turchi Ottomani campo libero nel basso. Furono Martiri, in quella lunga giornata senza fine, sopra il colle della Minerva, e quel campo di grano bevve il loro sangue! Santi, cercavano di inaugurare anzitempo la “Quistione”. E poi ancora un prodigio: i corpi abbandonati a lungo, in attesa che re Ferrante giungesse da Napoli ad onorarli – e a portarsene qualcuno nella capitale – restarono lì sotto la calura del bel sole nell’agosto Salentino, senza decomporsi, ma al contrario, profumando di rose. Ottocento caddero martiri per la fede, gli altri, circa quindicimila compresi gli abitanti del contado idruntino, perirono in difesa della patria, dei loro beni, della loro libertà e cultura. Centinaia di altri furono rapiti e venduti come schiavi. Di quest’ultimi non si seppe più nulla. Santi che non volarono e cretini che non videro la Madonna: impalati, squartati, sgozzati, maciullati, ebeti di santità salentina, e tutti per lo più a bocca chiusa, per sempre!

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