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Mario Capasso e Paola Davoli in Egitto per riportare alla luce il sito di Soknopaiou Nesos

5 Dic 2016 | Nessun Commento | 963 Visite
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nQuasi due ore di macchina separano le Piramidi di Giza da Soknopaiou Nesos, uno dei più importanti siti di epoca greco-romana in Egitto. Un luogo magico, pieno di bellezza e mistero, situato sulla sponda occidentale del Nilo nell’area situata a 2 km a nord della regione del Fayyum.

Dal 2001, grazie alle concessioni del Supreme Council of Antiquities, nel sito vi lavora una missione archeologica italiana – una delle tante in Egitto – diretta da Mario Capasso, ordinario di Papirologia, e da Paola Davoli, professore di Egittologia nell’Università del Salento, ma solo dal 2003 si è iniziato a scavare nella zona sacra. “E’ un sito difficile ma che dà soddisfazioni ed il nostro lavoro è apprezzato a livello nazionale ed internazionale. Ma l’aspetto che più ci preoccupa è la ricerca di fondi data la situazione delle nostre università ed il taglio dei fondi ministeriali. Ci troviamo un po’ in difficoltà per l’effettiva continuazione di questa impresa”.

Le testimonianze “più importanti” sono dell’epoca greca e romana, aggiunge Capasso, ma “sappiamo che in questo sito ci fu poi una successiva rifrequentazione in epoca tarda a partire dal IV-V secolo d.C., quindi è una stratificazione anche di tipo civile”. Obiettivo della missione è “portare alla luce tutta la cittadina – confida lo studioso -. Non scaviamon2 per trovare oggetti o papiri, non è la nostra priorità, ma se dovesse accadere ne saremmo particolarmente felici”. La struttura è un “insediamento creato nel deserto con una funzione particolare, centrata sul tempio molto grande”, aggiunge Paola Davoli. “Era un santuario dedicato ad una divinità oracolare, il dio Soknopaios, e tutta la cittadina che si sviluppa intorno ha un’attività connessa con questo santuario”. Si tratta evidentemente di un “luogo sacro, già per gli egiziani di epoca cosiddetta faraonica quindi pre-ellenistica”. In altre parole una “collina sacra su cui doveva esserci un edificio dedicato a questa divinità, la divinità principale del Fayyum ovvero Sobek”. Con tutta probabilità, precisa Davoli, “già in epoca ellenistica si rifonda questo santuario, che si trova oggi a due km dal lago e probabilmente in un’epoca che non possiamo ancora stabilire con certezza questa collina era un’isola e da qui il nome Soknopaiou Nesos, l’isola del dio Soknopaios”.

Il sito è stato visitato in passato da molti cercatori di papiri. “Il luogo essendo nel deserto n3si è ben conservato e racchiude elementi organici e tutto ciò che è in fibra vegetale: da qui provengono migliaia di papiri che poi giunsero sul mercato alla fine dell’Ottocento”, continua la studiosa. Tanti i desideri, gli obiettivi e le speranze. “Per il futuro speriamo di continuare questo lavoro così interessante, ma speriamo anche di avere la necessità, il tempo e le risorse necessarie per spostarci anche nella città che è molto interessante ed è ricchissima di abitazioni”, che potranno fornire informazioni sulla “vita quotidiana, ma anche sulla vita del tempio, perché nella città si svolgevano le processioni sul dromos (la strada processionale, ndr) che ancora si conserva per 400 metri”.

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