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“MADE IN ITALY” è il film più visto del week end e Ligabue arriva in Puglia

30 Gen 2018 | Nessun Commento | 880 Visite
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LIGALa sala è gremita, basta Ligabue, basta solo il suo nome per riempire tutte le sale di un cinema barese a più piani, tutto esaurito già nel primo pomeriggio di una qualunque domenica d’inverno.

Luciano non si fa attendere, arriva con pochi minuti di ritardo, in compagnia di Domenico Procacci e dell’attrice Kasia Smutniak, protagonista femminile del neonato Made in Italy, l’ultima produzione cinematografica del cantante di Correggio.

La grinta e l’esuberanza che Ligabue mostra sul palco, le note gridate, la chitarra ed i suoni rock, lasciano il passo ad un cantante regista che parla, invece, con il suo inconfondibile accento romagnolo e parla con un tono pacato e calmo. I pochi minuti a disposizione, non sembrano essere sufficienti per raccontare le emozioni racchiuse nella pellicola, i suoi contenuti, la spinta emotiva che ha mosso Ligabue a girare ancora un film sull’Italia delle persone comuni, sulle “brave persone” in ombra, come le ha definite lui. Ripete diverse volte la parola persone, i protagonisti del suo film, persone da raccontare con le loro vite straordinariamente normali, persone normali per emozionare il pubblico.

Il tempo è poco, non c’è tempo nemmeno per le domande, rapidamente il produttore gioca la sua comparsa in casa, e poi la parola alla protagonista femminile che con grande purezza prova a raccontare in pillole il suo personaggio.

LIGA1Rimane solo il tempo per i saluti finali di rito, un ringraziamento al pubblico per la calorosa accoglienza e di li a poco inizia la proiezione del film.

Ma ascoltarlo, anche per poco, è sempre un piacere, il suo tono di voce mai aggressivo, ma anzi confortante e comunicativo è quello che ci si aspetta da un cantante che ha volgia di raccontare e raccontarsi non solo sul palco.

Per chi ha confidenza con i suoi precedenti film, la scena inizia, come sempre, con la campagna romagnola, con i suoi colori, con le tipiche atmosfere e si apre con l’Italia che lavora. Il film all’inizio sfiora delicatamente, persone comuni al lavoro, lavori sempre uguali, le aziende, i turni, la mensa, i compagni di lavoro, sembra quasi di sentire l’odore di quei salumi lavorati nel salumificio dove lavora Riko, il protagonista, una brava persona. Da sfondo un gruppo di amici, le cene d’estate, la complicità tra amiche.

Basta poco però per cambiare volto al film, viene rapidamente fuori il disagio, innanzi tutto dell’ Italia che lavora, l’articolo 18, le proteste in piazza, i continui licenziamenti. E lei Kasia, nei panni di una parrucchiera, vita tranquilla, un salone che funziona bene, consapevole dei ripetuti tradimenti del marito. I toni incalzano, il suo tradimento confessato al marito, il licenziamento di Riko e la depressione che invade tutta la scena.

LIGA2Ma non bastano la perdita del lavoro, la morte silenziosa di un amico di sempre, i tradimenti, la morte prematura di un bambino mai nato e la depressione a dividere questa coppia di persone comuni. I protagonisti continuano a lottare, ad urlare il disagio, lo urlano anche nel modo più destruente, ma alla fine proseguono insieme.

Il film, in alcuni momenti, arriva come un pugno, la disperazione e la solitudine si sentono a pelle, ma nel finale non vince questa Italia difficile, i suoi lavori comuni, le difficoltà i tradimenti, le vite negate, rimangono delle persone, restano i legami e resta l’Italia di provincia a fare da legante e da sfondo.

Buona visione!

Le foto  ed il testo è di Linda C. Lopez

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