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Luis Bacalov convinto sostenitore della globalizzazione di generi per la “Lezione di Cinema” al Bif&st

11 Apr 2014 | Nessun Commento | 1.118 Visite
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bacalov
“Dopo aver collaborato a tanti film, ho imparato che bisogna avere un buon rapporto collaborativo con il regista, chiedergli cosa si aspetta, cosa vuole esprimere attraverso la musica”. E soprattutto il musicista “deve servire il film, non prevaricare il regista”. Sono questi i suggerimenti del musicista, pianista, arrangiatore, Luis Bacalov, nato 81 anni fa in Argentina anche se vive in Italia dalla fine degli anni Cinquanta, che stamattina ha tenuto nel teatro Petruzzelli la sua lezione di cinema per il ‘Bif&st’, il festival internazionale in corso a Bari fino a sabato 12 aprile: a lui, stasera, sarà consegnato un premio alla carriera.

Bacalov ha raggiunto la notorietà in Italia come arrangiatore, collaborando con i cantanti più famosi dell’epoca da Nico Fidenco a Rita Pavone, Sergio Endrigo, Gianni Morandi, ha scritto le prime colonne sonore per Damiano Damiani, Ettore Scola, Pier Paolo Pasolini. “All’epoca – ha ricordato – il musicista veniva chiamato quando il film era quasi terminato, già montato. Successivamente si è avuta la possibilità di leggere la sceneggiatura e avere un’idea del film”.

“Lavorare con i registi non è facile – ha continuato – perchè o conoscono la musica ma sono melomani e i brani di Traviata non sono facilmente utilizzabili, oppure confessano di non conoscere la musica ma poi a me è successo che fossero censori tremendi, o arroganti e narcisisti”. E rivolgendosi ai giovani in sala, lui che insegna Composizione di musica da film all’Accademia Chigiana di Siena, ha usato due parole: flessibilità e umiltà. “Ogni volta per me – ha ammesso – è come se fosse il primo film, il musicista deve servire il film non prevaricare il regista, ma sforzarsi di rendere la storia più interessante e più efficace”.

I ricordi vanno alla fine degli anni ’70 quando, per la morte di Nino Rota, compose per Fellini le musiche del film “La città delle donne”, agli arrangiamenti di tanti altri celebri brani fino all’Oscar per le musiche del ‘Postinò nel ’95. “Pensare di scrivere per il cinema utilizzando i canoni classici – continua – è sbagliato. Bisogna pensare ad una forma chiusa con le sequenze, la storia. La musica non deve primeggiare sul testo, le parole si devono sentire bene”. “E poi bisogna anche avere inventiva. – ha continuato – La musica del ‘900 (come quella di Berio, Schoenberg) ha molta difficoltà ad essere accettata dagli ascoltatori, ma se la storia di un film lo richiedesse potrebbe essere utilizzata e potrebbe avere grande successo dal punto di vista cinematografico”.

Guardando infine al futuro, Bacalov ha una certezza: “la globalizzazione, come fusione di generi differenti, porterà a sviluppi diversi e interessanti”.

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