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L’Oriente dentro l’Occidente. I Gorani, l’ennesima conferma di quanto variegata e colorata sia la terra balcanica

6 Mar 2014 | Un Commento | 2.033 Visite
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L’Oriente dentro l’Occidente
, il Tenente Colonnello Legrottaglie, Ufficiale PIO (Public Information Officer) della KFOR, Multinational Battle Group West, il contingente multinazionale di stanza nella zona Ovest del Kosovo, descrive così il territorio-nazione kosovaro, viste le tracce dal sapore orientale indelebilmente persistenti sulla sua terra.

Tra le enclave, minoranze etniche e presenze di popoli diversi è emblematica la storia dei Gorani.

La Bulgaria li considera una propria minoranza a cui destinare borse di studio, ma molti di loro si definisconoBosniaci. Per gli Albanesi si tratta di una loro enclave che parla serbo o bosniaco, ma la forte influenza serba qui si respira nell’aria.

In questo groviglio etnico linguistico culturale, definire l’esatta identità culturale dei Gorani, antico gruppo etnico di ceppo slavo meridionale e di religione musulmana risulta alquanto difficile. Nel XIII secolo molti di loro trovarono rifugio tra le montagne di Šar Planina, dopo essere stati espulsidalla Bulgaria con l’accusa di eresia e lì si stabilronofino ai nostri giorni, male prime notizie ufficiali si hanno grazie ad un censimento del XVI secolo, sotto il dominioottomano.

Oggi vivono qui, arroccati sull’altopiano di Shar, al confine con Macedonia e Bulgaria, e nei secoli sono riusciti a mantenere intatti i loro costumi e la loro lingua “diversa”, ilnašinski(alla lettera: la nostra lingua) nonostante le varie dominazioni. Molti di loro però parlano uno stentato italiano, visto che -altra particolarità-quasi la metà di loro ha fatto ilmuratore in Italia, a Siena. Non esistono dati precisi sul numero di Gorani che vivono in Kosovo oggi, perché dal 1991 non è più stato svolto alcun censimento in Kosovo. Approssimativamente la comunità oggi ammonta a non più di 20mila persone.

Lasciamo l’aeroporto Italiano di Giacova di buon mattino, la strada è lunga. Per raggiungere il popolo della Gora (in Serbo, montagna) bisogna, infatti varcare il confine albanese-kosovaro da passo Morinë, costeggiando il fiume Drin Bianco, fino al bivio per Dragash, centro più popoloso dell’area a Sud Est, controllata dal contingente KFOR Turco e Svizzero.Da qui inizia l’ascesa verso le montagne di Šar Planina, la più elevata catena nel frammentato paesaggio della Balcania di mezzo.

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Il nostro programma ha destato l’attenzione del comandanteitalianodel Multinational Battle Group West, (colonnello Cipullo) che decide di accompagnarci. Facciamo sosta a Dragash dove veniamo accolti dai comandanti turco e svizzero che si accodano alla nostra carovana. Tanto seguito è giustificato dal fatto che siamo la prima delegazione di giornalisti che i Gorani hanno decisodi accogliere, almeno a memoria d’uomo.

Il villaggio di Restelika, ultimo villaggio del Kosovo sospeso tra Albania e Macedonia, non è facile da raggiungereviste le strade strette e la significativa altitudine. Siamo fortunati, il clima è clemente e ci consente di affrontare i tanti tornanti senza ghiaccio néneve.

Il panorama è quello del nostro Alto Adige, le costruzioni e la gente sembrano però essersi fermatiin untempo indefinito, tra i restidi una civiltà un tempo contadina e pastorale.

Ci accolgono i ragazzi della scuola, tratti del viso slavi, una nota di somiglianza li accomuna tutti, segno che la comunità continua a mantenersi pura.

Entriamo nella scuola. Vetri rotti, muri scrostati. Il riscaldamento non funziona più da mesi, nonostante il clima qui sia rigido, perchéil governo ha tagliato la luce. Spendevano troppo.Il bilancio della frequenza scolastica è tutt’altro che positivo, negli ultimi due anni solo venti ragazzihanno frequentato la scuola media e negli ultimi dieci anni si sono diplomati in dieci nella scuola superiore di Dragash.

Insieme a MulaimKačka, 27anni, una laurea e un master, direttore della scuola e componente del consiglio della moschea,  siedono alla cattedra anche due uomini che appartengono alle famiglie più antiche di Restelica, AdemKusi, vice capo villaggio e NailyMuska, addetto alle tradizioni culturali e capo del gruppo folkloristico cittadino che tenta di esportare i suoni e le danze gorane in giro per gli altri paesi. Per darci un segno della loro modernità, ci offrono un bicchiere di CocaCola, preferendola alla boza,  bevanda tradizionale, ottenuta da farina di mais e zucchero bollitipiù volte, particolarmente gradita alle donne in allattamento.

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Ci colpisce subito la grande disponibilità a parlare di loro. Dice il direttore che “è giunto il momento in cui la comunità dei Gorani deve uscire e mostrarsi così come è portando alla luce le proprie origini ortodosse”.

Proprio così, in un territorio dove da secoli è stata adottata la religione islamicasunnita, si celebrano comunque alcuni riti cristiani, primo tra tutti,la festa di San Giorgio, il 6 maggiosecondo il calendario Giuliano. Anche qui la faccenda è complessa e affonda le sue ragioni nella storia antica. Nel medioevo i Bogomini, popolo da cui discendono i Gorani, furono cacciati dalla Chiesa ortodossa e dal territorio in cui abitavano, poiché considerati eretici non volendo accettare il modello ortodosso in modo rigido. Rifugiatisi sull’altopiano di Shar, in pochissimo tempo tutta la comunità abbracciò la religione musulmana e lo testimonia una moschea datata fine 1200, costruita probabilmente da alcuni commercianti che percorrevano la via della seta, ben 250 anni prima della conquista ottomana.

A distanza di più di 10 anni dallo scoppio della guerra etnica tra serbi e albanesi, in mezzo a dinamiche politiche e sociali delicate che hanno come comunedenominatore l’appartenenza etnica, pesa ancora anche qui la questione “Nord” e si fa sentire anche nei programmi scolastici. Sono, infatti due i curricoli proposti, uno dettato dalle istituzioni kosovare, l’altro proposto dal governo serbo. La scelta spetta ai docenti. Questi sono, infatti liberi di scegliere il curricolo governativo e percepire 195€ di stipendio al mese, oppure quello serbo con uno stipendio di 800€ … la scelta è libera, ma i risultati oltremodo prevedibili.

Il Governo Kosovaro oggi tenta di tutelare questa minoranza. Quattro dei suoi seggi sono, infatti riservati ai Gorani, con l’obiettivo di rappresentare le esigenze di questa poverissima comunità.

Ma anche qui non è facile capire quanto sia stata accolta e sia condivisa l’indipendenza Kosovara. Per molti Gorani, che in genere hanno una percezione assai pessimistica del proprio futuro, non è una cosa di cui andar fieri, “non aiuta di certo a risolvere i nostri problemi” dice un anziano signore che tira a campare vendendo miele all’angolo di una strada.

A questo proposito Michael Louis Giffoni, ambasciatore d’Italia a Pristinaindividua due principali livelli di realtà/virtualità, il primo riguarda l’incapacità della comunità internazionale di dare una indipendenza effettiva al territorio,magari con una nuova risoluzione che superi la 1244, così avversa da Serbi e Kosovari del Nord. Il secondo –non meno importante-evidenzia che non tutte le comunità che abitano questo territorio hanno accettato il nuovo status di “territorio indipendente”.

A coronamento del tutto, l’islamizzazione del territorio ad opera dei paesi Arabi è in grande ascesa,si parla di un sussidio di 300€ al mese garantito dai principi sauditi a coloro i quali decidano di abbracciare in toto usi e costumi islamici,ma in questo crocevia di popoliil futuro è quanto mai incerto, i wabiti(talebani in salsa balcanica) qui sulle montagne della Gora sono malvistie molti giovani scelgono di andar via per inseguire un sognoe magaricon l’intenzione ditornare e sposarsi nella propria terra, come i propri antenati, quando ci si riuniva nel villaggio di Globocica per celebrare i matrimoni all’aperto. Altri tempi.

Carlo Bosna, giornalista embedded

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