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Lo sculturore Corrado Feroci, padre dell’arte moderna thailandese fa sempre parlare di se

28 Set 2013 | Nessun Commento | 1.367 Visite
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Praticamente sconosciuto in patria, venerato come il “padre” dell’arte moderna nazionale in Thailandia: a mezzo secolo dalla sua morte, l’eredità lasciata dello scultore fiorentino Corrado Feroci è ancora vivissima a Bangkok, dove nei giorni scorsi l’università artistica Silpakorn ne ha ricordato il 121esimo anniversario della nascita. Ogni anno in quel giorno, il 15 settembre, l’ateneo si trasforma in un angolo d’Italia dedicato al suo fondatore.

Il “Silpa Bhirasri Day“, che si riferisce al nome thailandese (pronunciato “Sin Pirasii”) dell’italiano arrivato nell’allora Siam nel 1923, è la massima espressione del culto di Feroci. Studenti e docenti depongono fiori alla base della sua statua, l’inno dell’università – la canzone napoletana “Santa Lucia” – risuona ininterrottamente, centinaia di giovani vendono magliette e altri gadget con la silhouette, il volto, gli insegnamenti del “maestro” Feroci. “Ars longa vita brevis” e “Domani è troppo tardi”, due delle sue frasi preferite, sono dappertutto.

“Corrado Feroci ha plasmato l’arte della Thailandia. Questo merito gli sarà riconosciuto in eterno dai thailandesi, che lo considerano il sommo artista che ha insegnato l’arte in Thailandia per la prima volta”, spiega Paolo Piazzardi, ex addetto culturale della nostra ambasciata e autore del libro “Italians at the court of Siam”. Come suggerisce il titolo, il lascito culturale degli italiani a Bangkok è notevole: a inizio Novecento, diversi nostri artisti costruirono palazzi governativi – gli uffici del premier si trovano in una residenza ispirata a una casa di Venezia – su commissione reale. Feroci fu uno degli ultimi arrivati, contribuendo con due tra i monumenti più importanti di Bangkok, oltre a statue di re passati anche fuori dalla capitale; opere perlopiù celebrative, di valore artistico relativo.

Il motivo per cui “Silpa Bhirasri” è ancora venerato è che fornì un’impostazione e una mentalità artistica inesistenti, in una Thailandia dove all’epoca l’arte non andava al di là di una simbologia tradizionale di tipo buddista. “Prima che arrivasse Feroci, i suoi futuri studenti non sapevano neanche cosa fosse la parola ‘artistà”, aggiunge Piazzardi. Oggi, la Silpakorn è un’ateneo da 14 facoltà e 10 mila iscritti, ed è il maggiore centro artistico del Sud-est asiatico.

Tutto fa pensare che l’amore dei discepoli fosse ricambiato. Quando approdò in Thailandia, Feroci aveva già una moglie e un figlio in Italia. Non tornò però più a vivere in patria: sposò una sua studentessa e rimase nel suo Paese adottivo – di cui prese la cittadinanza – fino alla morte nel 1962, conducendo una vita morigerata. Ma guadagnando una fama immortale, a 8 mila chilometri dalla terra natia.

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