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Lo scoop nel tweet, interessante dibattito per il Festival di giornalismo Caratteri Mobili

31 Lug 2012 | Nessun Commento | 1.049 Visite
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Lo scoop nel tweet
Con la sua presenza attiva alla iniziativa Caratteri Mobili – Festival del Giornalismo, LSDmagazine consolida la propria estrazione e la propria indole di contenitore culturale “aperto”, valida alternativa e – allo stesso tempo – fugada una cultura omologata e sempre più massificata quale quella dei nostri giorni. E così nel corso di un incontro dibattito dal titolo “lo scoop nel tweet” – nella bella e suggestiva cornice di Rampavilla in Conversano – ho avuto la possibilità e l’onore di rappresentare in nostro giornale; presenti Pino Bruno, giornalista RAI e blogger, Dino Amenduni profondo conoscitore di social media, blogger, comunicatore e Andrea Fama esperto in data journalism. Tante le tematiche affrontate e tutte sicuramente nella direzione di un giornalismo etico e di grande qualità.
Pino Bruno ripercorre la storia della sua carriera partita con una “macchina da scrivere alla ricerca di informatori attendibili per approdare alle esperienza giornalistiche odierne dei social media, evidenziando la enorme evoluzione che la professione ha avuto negli ultimi anni grazie alla rete, senza la quale oggi “un bravo giornalista non potrebbe più vivere”.
Per queste e molte altre ragioni il mestiere del giornalista appare per certi versi più complesso e denso di insidie; e se da un lato c’è il mondo della rete che offre infinite fonti, dall’altro spetta alla deontologia e alla bravura del giornalista la scelta di quelle fonti, anzi delle fonti giuste.
E nel mare magnum di tweet e post come si colloca – soprattutto da parte del giornalista – l’aspetto della tutela della privacy? Dino Amenduni ci dice che la gestione della privacy, rispetto ai media attuali diventa complessa. “Bisogna scrivere on line solo ciò che si può sostenere in pubblico” perché oggi inviare un tweet o postare uno “stato” comporta l’onere di esporsi a tutti quelli con cui lo si è condiviso; e non rispondere a chi commenta d – opo aver lanciato una idea o una opinione – equivale al non averlo fatto.
E poi ancora Andrea Fama ci parla del “giornalismo dei dati” un giornalismo effettivo, difficile spesso contrapposto ai social e spesso suo migliore alleato; un giornalismo del quale in Italia si sa molto poco, si parla molto e non se ne fa per nulla.
Al termine del dibattito ho sottolineato come spesso dietro questi nuovi networks globali si nascondano economie emergenti chiedendo a Bruno ed Amenduni in che modo queste economie potranno influenzare il modo di comunicare e di fare giornalismo in futuro.
Risposta facile ed universale: siamo padroni della tastiera di un PC e quando un social non risponderà più alle nostre aspettative saremo liberi di andarcene altrove.

In foto da sinistra, Andrea Fama, Dino Amenduni, Pino Bruno e Ludovico Fontana

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