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         Direttore responsabile: Michele Traversa
“L’imprudenza” della divulgazione del sapere

23 Ott 2011 | Nessun Commento | 2.480 Visite
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statua-neoclassicoLa filosofia è nel mondo culturale di oggi suddivisa in due importanti macro-aree di studio.
La prima è di approccio “aristocratica” e la seconda “liberale” o “socratica”.
Ancora oggi, la distinzione e la suddivisione delle scuole di pensiero, di fatto si rifà a quei due grandi pensatori dell’Antica Grecia: Socrate e Pitagora. L’approccio pitagorico tende ad affermare il pensiero elitario e supremo delle “elite” rispetto al pensiero socratico teso a favorire la diffusione e la divulgazione delle conoscenze e delle informazioni anche a coloro che discendono dalla società meno abbienti.
I pensatori pitagorici tendono a ritenere inopportuna la divulgazione della conoscenza e spesso affermano “l’imprudenza” dell’approccio socratico, ritenendo che la generalità della popolazione non sarebbe matura ad apprendere idee che non comprenderebbe appieno e di cui farebbe un uso improprio e dannoso, rimanendone, pertanto, disorientati. Questa idea nel mondo moderno tenderebbe a giustificare la monarchia assoluta della “Aristocrazia del pensiero e della conoscenza” a discapito della libera circolazione delle idee propugnata da coloro che ritengono giusto ed ideale consentire a tutti il libero accesso alle informazioni per poi scegliere quella ritenuta più consona a se stessi ed alla società.
La critica e la giustificazione che portò una parte a favorire la creazione di forme di censura talmente cruente come la “santa Inquisizione”, il rogo dei libri proibiti o ritenuti deleteri, la scelta di forme di istruzione in cui i docenti e gli insegnanti scegliessero quali argomenti e quali materie insegnare, la soppressione fisica o ideologica dei così detti “eretici”, ecc., ancora oggi trova moltissimi adepti.
Tutto ciò a volte tende a giustificare la prevaricazione, la prepotenza, la incultura rispetto alla conoscenza, la violenza dei pochi contro i tanti.
Ci si chiede se taluno abbia il diritto assoluto di ritenere l’Umanità non pronta ad accogliere determinate informazioni, contro coloro i quali, invece, ritengono che senza la divulgazione delle informazioni e delle conoscenze, il mondo non sarà mai pronto ad essere più saggio e capace di auto-governarsi.
I così detti sapienti, che già Socrate rivelava come tutt’altro che tali, in quanto l’uomo che non si pone dei dubbi, giammai andrà alla ricerca della verità, e quindi vivrà nelle tenebre dell’oscurantismo, sarà indotto a lasciare il prossimo ed i propri allievi nelle oscurità della conoscenza.
Coloro che ritenendosi sapienti non cercano il dialogo ed il confronto, anche con coloro che essi ritengono ignoranti, non li potrà indurre ad accrescere e migliorare il proprio pensiero e le proprie idee, che rimarrebbero inevitabilmente chiuse ed inscatolate nelle proprie certezze.
Giordano Bruno ritenne giusto divulgare e diffondere idee che il cardinal Roberto Bellarmino, elevato alla santità appena morto, considerava assolutamente pericolose per l’umanità. Lo stesso cardinale che impose l’abiura alle proprie idee di Galileo Galilei al fine di potergli evitare il rogo. Idee che si rivelarono ben presto giuste e scientificamente esatte. Si pensi all’eliocentrismo.
Le elite possono imporre l’oscurantismo al mondo con la giustificazione assoluta della inopportunità e “dell’imprudenza” delle idee?
Ciò sembra ancora oggi fuori dall’attualità, ma molti pensatori lo affermano a volte con la violenza tipica dell’Accademia.
Gli stessi che fingono di non ricordare che le grandi rivoluzioni del mondo non le hanno fatte le Accademie, ma studiosi che non avendo le certezza degli Accademici, hanno favorito lo sviluppo dell’Umanità, spesso nella piena avversione di quegli ambienti assolutisti. Dai coniugi Curie, a Benedetto Croce, da Albert Einstein a Gandhi, e tantissimi altri esempi se ne potrebbero fare.
Gli stessi ambienti dell’alta aristocrazia vaticana dimenticano come spesso abbiano agito e pensato alla stessa stregua di coloro che condannarono il proprio profeta, Cristo, portandolo alla croce: i Farisei.
Nel mondo odierno, questa problematica è apparentemente superata, ma le elite continuano a voler imporre la propria supremazia spesso con la violenza verbale e culturale, ritenendo il prossimo incapace e non all’altezza di comprendere ed assimilare la conoscenza.
L’evoluzione della cultura e della istruzione è davvero un processo graduale e storico, ma giammai bisogna applicare le censure, in quanto, altrimenti, il processo progressivo e continuo di crescita dell’umano pensiero non potrà essere raggiunto e si fermerà, diventando in moltissimi casi regressivo.
Infatti, solo in tal modo si giustifica il frequente manifestarsi di cicli storici della conoscenza e della cultura alla stessa stregua di quelli economici. A fronte di periodi di ripresa ed espansione si susseguono periodi di stasi della conoscenza e successive recessioni. La espansione culturale induce a vere e proprie rivoluzioni sociali che molti Accademici ritengono essere pericolose e nocive per l’Umanità e quindi cercano in tutti i socratemodi di indurre ad una regressione del pensiero, con la giustificazione dell’immaturità culturale e filosofica del “volgo”.
La prosopopea, arroganza e violenza culturale di questa parte della Scienza Umana, induce questi a forme di pubblicazione degli studi che faccia fronte alla crescente “democratizzazione”, o forse sarebbe meglio dire “liberalizzazione” della cultura, mediante l’utilizzo di linguaggi criptici ed oscuri, al fine di creare una selezione innaturale alla comprensione, ristretta agli addetti ai lavori. La corporazione degli Accademici non accetta e non accoglie l’intromissione dei non Accademici.
La democrazia di Platone prevale sulla Libertà di Socrate che mediante il gruppo dei Peripatetici parlava a tutti, e non alla democrazia delle Elite alle quali si rivolgeva Platone. Probabilmente, Platone fu più allievo di Pitagora che di Socrate. Perché considerare Socrate “imprudente”? Probabilmente, il suo pensiero non sarebbe arrivato a noi se non avesse scelto di bere la cicuta. I sapienti dell’epoca, i Farisei, avrebbero prevalso anche nella storia.
Se Adamo non avesse mangiato la mela offerta da Eva dall’Albero della Conoscenza o Sapienza, il mondo avrebbe avuto la storia che ci è stata tramandata?
La “Società Aperta” di Karl Popper è caduta con la morte del suo pensatore? Speriamo e crediamo di no, ma l’oscurantismo degli Accademici odierni sembrerebbe farlo pensare.

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