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Libando, storia di un successo annunciato. Si è chiusa la quinta edizione con grandi numeri

24 Apr 2018 | Nessun Commento | 1.052 Visite
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lib1L’assonanza con il celebre verso de La Traviata di Verdi non è casuale (“Libiamo ne’ lieti calici” ndr). Libando è un inno alla degustazione consapevole. Un inchino allo street food d’eccellenza del nostro territorio con uno sguardo alle referenze dal mondo.

Si è chiusa ieri nella Giornata della Terra la manifestazione che conferisce significato all’esperienza multisensoriale del “mangiare viaggiando”. Complice anche il bel tempo, la quinta edizione del festival, promosso dal Comune di Foggia, Assessorato alla cultura, in collaborazione con l’associazione Di terra di mare, l’impresa creativa Red Hot, Streetfood Italia, Asernet e Le Mamme dei Vicoli, ha registrato un grande successo di pubblico. Una tre giorni inaugurata venerdì 20 aprile dalla madrina Tessa Gelisio, conduttrice della nota trasmissione Cotto e Mangiato, e conclusasi domenica 22 aprile con l’assegnazione del Premio Libando di nuova istituzione, svoltosi nel bellissimo museo civico di Foggia. Numerosi i premi conferiti per le tre sezioni: aziende, food, cultura. Per la prima sezione ilriconoscimento a Marina Mastromauro, amministratore delegato di Granoro e a Marika Maggi di Cantina La Marchesa. Per il food assegnatoil premio a Giuseppina Falco del ristorante u’Vulesce di Cerignola e alle signore de Le Mamme dei Vicoli. Infine per la sezione cultura, legata al cibo e al benessere, sono state insignite Anna Paola Giuliani, assessore alla Cultura del Comune di Foggia, e le due sportive Martina Criscio e Fabrizia De Meo.

libUna 5^ edizione che ha visto ampliare il perimetro di svolgimento della manifestazione, animato da migliaia di “viandanti”, estimatori del genere o semplici curiosi. Altre piazze e vicoli del centro cittadino protagoniste rispetto alle edizioni precedenti, hanno restituito una immagine di una città vivace con tanto di scintillio delle vetrine dei negozi aperte per l’occasione. Nuovi spazi che hanno dilatato il percorso: a piazza Purgatorio, piazza De Sanctis, via Duomo e piazza C. Battisti si sono aggiunti corso V. Emanuele e Piazza Marconi, oltre al Museo Civico e al Circolo Daunia.

Un profluvio di stand di ogni ben di Dio, così è stato facile per l’avventore imbattersi nella tradizione del territorio più prossimo come il “caciocavallo impiccato” sciolto sul carbone che esaltava la paposcia, pane-focaccia tipico della zona garganica. Oppure la Panzanella con l’aggiunta di salicornia e il “Pancolto” (con 13 erbe spontanee) un progetto vero e proprio che abbraccia il Gargano e la Capitanata, nato da un sodalizio speciale tra il giovane mastro fornaio Pascal Barbato di Casa Fulgaro 1890, Lidia Antonacci di Mio Padre è un albero e di Podere Serraglio. Tutto innaffiato dall’ottimo vino di Terre Federiciane, versato dal mescitore per l’occasione Luca Biscotti. Un incontro di quattro eccellenze di questa terra e di persone che con passione e orgoglio le coltivano virtuosamente.

Ma anche torcinelli, bombette di Alberobello, panini gourmet con il polpo e dulcis in fundo poi immancabile il dolce! Un gelato di Peschici con gusti tradizionali ma anche innovativi, come il fiore di cece e arancia e zenzero e una leccornia che è racconto, che è poesia e ricorda uno dei più bei rosoni di Puglia, quello della Cattedrale di Troia, la “Passionata” della Pasticceria Casoli.

Referenze di street food territoriali sicuramente sino a quelle più internazionali dalla Spagna e dall’Argentina come per esempio la “Paella” e l’“Asado”.

lib3Non solo cibo di strada però, ma anche appuntamenti interessanti sul tema cibo in generale. Tutti col fil rouge Cucina Madre”. Un tributo ai sapori veri, quelli tradizionali, ma anche a storie ericordi tramandati, spesso oralmente, dalle donne attraverso ingredienti, piatti e riti legati alla cucina. In primis i Laboratori del Gusto che hanno visto avvicendarsi ai fornelli cuoche che posseggono l’arte della cucina della tradizione e l’hanno ereditata dalle loro genitrici: Giuseppina Falco dell’Hostaria u’Vulesce di Cerignola, Diana Pia Pignatelli dell’Agriturismo Le Caselle di Rignano Garganico, Maria Grazia Ferrandino della Trattoria da Nonna Peppina ad Apricena, Donna Nunzia, storica pastaia dei bassi di Bari vecchia avviata a quest’arte da sua nonna all’età di sei anni, Faby Scarica giovane cuoca di Vico Equense vincitrice della seconda edizione di Top Chef, Cinzia Fumagalli anche lei concorrente a Top Chef Italia, le pastaie della CooperativaMillennium 2000 che hanno l’ambizione di realizzare un pastificio per persone con disabilità, Valentina e Andrea Pietrocolafoodblogger de La cucina del FuoriSede, le signore Lucia e Rosanna de Le Mamme dei Vicoli insieme a Ndiaye Arame Mamma Africa e infine Maria Antonietta Santoro, chef del ristorante Al Becco della Civetta a Castelmezzano (PZ). Quest’ultima ha chiuso in grande spolvero domenica sera gli appuntamenti con i laboratori del gusto in una splendida corte di Piazza F. De Sanctis, presentata da colei che scrive, onorata del compito. Maria Antonietta Santoro, ambasciatrice della cucina lucana nel mondo, ha mostrato come si fanno le “manate”, un tipo di pasta che necessita di molta manualità, preparazione che lei ha ereditato da sua madre. Una perizia incredibile nel trasformare acqua e farina in fili che compongono una sorta di gomitolo di lana. Peculiarità che raccontano un territorio, una storia fatta di gesti antichi e costituiscono ciò che la chef ha denominato “il tramando”. Un chiaro richiamo all’anima e non al tecnicismo dell’arte culinaria, dove la trasmissione della cultura orale passa di generazione in generazione attraverso la figura femminile. Ognuna di loro ha raccontato, attraverso un piatto, l’amore per cucina, per i figli e per la propria terra.

Un’attenzione particolare anche ai più piccoli con il Villaggio Libandino in Piazza Purgatorio, qui i bambinihanno imparato a riconoscere e cucinare le erbe spontanee attraverso laboratori e letture. Successo anche per la nuova sezione “Librando, leggere mangiando” che ha visto momenti dedicati all’incontro con le autrici Chiara Cesetti e il libro “C’è una volta”, Maria Gallo con “Nella cucina di Fata Pasticcia & Mago Pizzone”.Ha chiuso la sezionedomenica pomeriggio Natalìa Cattelani, esperta ospite de La Prova del cuoco su Rai Uno, che ha presentato il suo libro “I dolci di casa”, supportata dalla verve del giornalista Vito Prigigallo e dalla esperienza del noto gastronomo Sandro Romano.

Non solo cibo, però, anche musica per tutti i gusti, che ha animato i punti nevralgici del percorso del Festival. Una colonna sonora affidata alla sapienza di entertainercome Claudio Coccoluto, ROUTE99 marching band, Imeglio Soul e Dance Scratch.

A rapire lo sguardo dei visitatori poi le installazioni site specific sui palazzi antichi del light designer Romano Baratta, che ha restituito al centro di Foggia un paesaggio visivo urbano nuovo.

Un doveroso plauso va alleideatrici dell’evento Ester Fracasso Maria Pia Liguori dunque. L’intuizione si è rivelata ancora una volta vincente. Perché ancora una volta “Libando” ha dimostrato di rappresentare il gusto vero del convivio e dello stare insieme, e di non essere soltanto il festival dello street food ma anche un appuntamento capace di far riflettere su economia, cultura e marketing territoriale.

Una grande festa che ha puntato il focus sulle enormi e straordinarie potenzialità di questo territorio e del suo valore che lo proiettano nello scenario internazionale come tutore di bellezza e conoscenza. Alla prossima edizione!

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