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Lezione di cinema di Ettore Scola al Bif&st 2013. Dal panteismo culturale di Trovajoli alla grandezza mitica di Sordi

17 Mar 2013 | Nessun Commento | 1.236 Visite
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Ettore Scola
Il Bif&st ha ufficialmente aperto i lavori affidando al maestro di cerimonie, il presidente Ettore Scola, il compito di tenere la prima lezione di cinema, gli appuntamenti giornalieri con i grandi nomi del panorama nazionale e internazionale che parlano della loro professione e che ogni anno sono tra gli eventi più attesi e frequentati.
Erano infatti oltre trecento i presenti ieri mattina nella Sala 1 del Multicinema Galleria di Bari, molti dei quali hanno assistito anche alla proiezione, la prima della giornata, del film di Scola “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?”seguita da un inedito: l’ultima intervista di Armando Trovajoli realizzata il 15 febbraio scorso con il contributo di Orsetta Gregoretti.
A Scola dunque il compito, coadiuvato da Tatti Sanguineti, di ricordare a soli quindici giorni dalla scomparsa, prima di tutto un amico, oltre che il compositore di tutte le colonne sonore dei suoi film.
Ne emerge il ritratto di un professionista richiesto, capace e felice che lo portava a creare musiche per Dino Risi e magari contemporaneamente per un “cappa e spada” o con un esordiente. “Come lo ero io del resto negli anni Cinquanta – prosegue Scola -, ma dieci anni prima avevo già deciso che sarebbe stato lui il mio compositore. Me ne ero innamorato attraverso la radio, ascoltando Eclipse, una rubrica da lui realizzata con Piero Piccioni e che per la prima volta facevano conoscere in Italia le variazioni in jazz di Benny Goodman o Thelonious Monk. Era l’opposto di quello che ci si può immaginare da un divo del cinema. Non pronunciava mai la parola “Io”perché sapeva di far parte di un concerto totale della vita in cui c’entrava Mozart così come Caruso e Leopardi. La sua era una concezione panteistica della cultura, un vero intellettuale”.
Scola ha poi ricordato le sessioni private di ascolto e prova delle musiche elaborate di volta in volta per i film in lavorazione. “Aveva delle mani orribili, tozze – dice Scola – e lui stesso ammetteva di aver voluto le mie, ma quando poi le poggiava sulla tastiera si entrava in un’altra dimensione. Quello che non l’ha mai reso riconoscibile è l’aver rinunciato volontariamente a una coerenza musicale, mentre a volte la ripetizione serve. Ogni volta era anch’egli un debuttante e in ogni film diventava altro da sé, da tutto ciò che aveva realizzato prima. La priorità per lui – conclude il regista – era la resa finale e non esitava a togliere la musica da una scena se la sottrazione migliorava il risultato finale, anche se questo significava rinunciare a un proprio guadagno. Un uomo generoso, in senso materiale e di pensiero”.

Medesimo incontro “radiofonico” per Scola anche per l’Albertone nazionale di cui ha ricordato una delle tante macchiette ironiche come Mario Pio, un disperato che cercava alla meglio di sopravvivere ispirato alla più borghese e intellettuale Maria Pia che dispensava consigli agli ascoltatori sempre in un programma radiofonico. “Sordi non era l’italiano medio come spesso lo hanno descritto, ma una metafora dello stesso. La sua era la capacità di dare rappresentazione aquegli istinti anche bassi e riprovevoli come affogare una vecchietta nella vasca da bagno su cui, nella realtà, la ragione sempre prevale. La grandezza di Sordi è una grandezza mitica”.
Si scopre dunque un uomo prudente, prevenuto, igienista che combatté fino all’ultimo pur di non compiere un viaggio in Africa per girare il film con Scola che invece lo trascinò infine in Angola durante la rivoluzione. “Non era razzista, né avaro, ma aveva delle prese di posizione. Per i primi 7 -8 giorni in Angola non toccò cibo bevendo solo dell’acqua che ci eravamo preventivamente portati dall’Italia. Improvvisamente poi un giorno lo vidi mangiare a mani nude in mezzo a un gruppo di indigeni. Erano le sue naturali contraddizioni”.
Sul Sordi regista infine Scola crea un parallelo con Totò spiegando come la grandezza e tutto ciò che abbiamo amato del principe De Curtis lo si deve a Mattoli che nel dirigerlo di fatto rinunciò alla regia, lasciando la libertà all’attore di muoversi e improvvisare. Allo stesso modo Sordi, un po’ per per pigrizia e per altro verso avendo coscienza dei suoi mezzi, rinunciò a trucchi inutili così come ad affiancare a se stesso un co-protagonista. “Sapeva che la gente pagava per vederlo e dunque non occorreva altro/altrisulla scena. Aveva un grande rispetto del denaro dei produttori. Se fosse così anche al Governo…”.
Da questa mattina la location per le lezioni di cinema sarà sempre il Teatro Petruzzelli.
L’appuntamento alle 11.15 è con Sergio Rubini.
Seguirà una conferenza stampa alle 13 con un importante annuncio di Felice Laudadio e Roberto Cicutto di Cinecittà Luce.

Foto di Vito Signorile
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