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Lezione di cinema con Stephen Frears: versatile, dissacrante e… “speciale”

19 Mar 2013 | Nessun Commento | 1.579 Visite
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frears
Tra domenica e lunedì il pubblico del Bif&st ha avuto la possibilità di guardare quattro, tra i più rappresentativi, dei suoi venti film, se si considera solo il grande schermo. Del regista inglese Stephen Frears, relatore della terza lezione di cinema e ospite ieri mattina del Politeama barese, si sarà così potuta intuire un’anima versatile e dissacrante, capace di dare vita ogni volta a storie diverse, sfidare convenzioni, mostrando ora un’ipocrita accettazione dell’omosessualità (My Beautiful Laundrette), ora gli intrighi perbenisti della Francia settecentesca (Le relazioni pericolose) e ancora storie vere, da pregi e ingessature della monarchia moderna (The Queen) ai tenui compromessi tra morale e nudo artistico sullo sfondo di un palcoscenico teatrale (Lady Henderson presenta).

Stephen Frears
Difficile dunque accettare che (complice forse la stanchezza per i diversi voli e i relativi ritardi per presenziare comunque al Festival) quello stesso regista capace di comporre con tanta semplicità immagini consegnate per sempre alla memoria cinematografica mondiale, poi sia inadatto a parlare dei suoi lavori. È come domandare all’altro perché si è innamorato di noi e sentirsi dire “che siamo speciali”.

Una lotta al dettaglio “in più” egregiamente condotta da Marco Spagnoli, vice-direttore del Bif&st e correlatore della giornata che ha dovuto combattere con lo humour inglese e la naturale reticenza del nostro ospite.

Sicuramente sensibile al nudo femminile, con il quale ha giustificato uno dei motivi sottesi a Lady Henderson presenta, ha poi aggiunto di essere stato molto fortunato perché erano gli stessi autori, spesso amici, a proporgli testi freschi e originali. Perché scegliere una storia anziché un’altra? “Per istinto, risponde con un sorriso accennato, come si sceglie la moglie. La verità – aggiunge – è che non ho mai voluto fare il regista, non sapevo nemmeno che esistesse come mestiere. Io studiavo una cosa noiosissima che era giurisprudenza, poi ho scoperto il teatro con Karol Reisz e Lindsay Anderson che mi hanno letteralmente sequestrato. Al Royal Court Theatre di Londra ho iniziato a muovere i primi passi e dopo un po’ di tempo ho scoperto che ci si poteva vivere facendo questo lavoro. Con il teatro, e dopo la scrittura per la tv fino al cinema, il mio compito è stato quello di portare in luce la storia, spesso valorizzando solo dei dettagli. In Alta Fedeltà, per esempio, il romanzo aveva testi lunghi da adattare in una sceneggiatura e abbiamo così immaginato un monologo interiore che potesse rendere il testo senza stravolgerlo”.

Con Frears hanno lavorato nomi del ghota hollywoodiano, da Glenn Close a Michelle Pfeiffer, John Malkovich, Uma Thurman, Keanu Reeves, agli Oscar (all’epoca quasi esordiente) Daniel Day-Lewis ed Helen Mirren, dalla quale confessa di essere stato intimorito fino alla rockstar Bruce Springsteen (in un cameo in Alta Fedeltà) che ha invece fatto piangere ma – aggiunge – “solo perché era terrorizzato dall’esperienza. Se mi sono trovato a lavorare con alcuni dei grandi ai loro esordi è perché le esigenze produttive mi imponevano tagli alle spese e gli attori alle prime armi costano meno. Di Daniel (Day Lewis, ndr) ammiravo la sua capacità di porsi, che alla sua stessa età non avevo. Era come Anna Magnani in Roma Città Aperta; un film che ha cambiato il mondo”.

Un consiglio ai giovani registi? Scrvere e filmare ciò che si conosce. Un regista da seguire è sicuramente Jacques Audiard mentre un apprezzato italiano è Matteo Garrone.

Ha appena finito di girare due film, uno sulla Corte Suprema americana e un altro su una donna irlandese messa da parte dalla chiesa cattolica. Alla fine della lunga chiaccherata appare finalmente più sciolto e si avventura nel bacchettare i politici italiani corrotti e di “età avanzata”, ma forse farebbe un film su Grillo. Tuttavia conclude citando una vecchia intervista rilasciata a Billy Wilder, durante la quale dichiarò al suo interlocutore “Temo mi stia scambiando per una persona seria”.

Foto di Vito Signorile

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