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Lettera aperta al Presidente Obama del Rav Laitman, Presidente di Bnei Baruch

1 Dic 2009 | Nessun Commento | 3.915 Visite
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Bnei BaruchDal Presidente dell’organizzazione israeliana Bnei Baruch, Rav Michael Laitman, riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta indirizzata al Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama. 

“Caro Signor Presidente: Il mio nome è Michael Laitman, e sono professore di Ontologia, ho un dottorato in Filosofia e Kabbalah, e una specializzazione in medicina Bio-Cibernetica. Sono il fondatore e Presidente di Bnei Baruch, un’organizzazione con sede in Israele che ha diramazioni in tutto il Nord America, il Canada, l’America Centrale e meridionale, e l’Europa (orientale e occidentale). Sul mio sito internet, www.kabbalah.info, offro lezioni quotidiane gratuite sulla Kabbalah e la spiritualità ad un pubblico di circa 2 milioni di persone in tutto il mondo; le lezioni vengono trasmesse e tradotte simultaneamente in 8 lingue: italiano, inglese, spagnolo, ebraico, russo, francese, turco e tedesco. Sono anche regolarmente presente su Channel 66 che è trasmesso dal canale televisivo satellitare israeliano, YES.
Le scrivo perché l’impegno che si è preso nel migliorare la vita degli americani coincide con la mia convinzione che un messaggio vecchio come il mondo sia adesso maturo per essere recuperato: la reciproca responsabilità porta ad una vita di pace, salute, e produttività.
L’America, che è nota per la sua leggendaria varietà di etnie, all’interno della sua popolazione ha i discendenti di ogni razza e nazionalità e, nel corso della sua giovane storia, ha dato al mondo degli esempi di come, indipendentemente dalle diversità, si può insegnare agli uomini come condividere un comune obiettivo da raggiungere e come utilizzare i mezzi disponibili per ottenere diritti civili, giustizia, e fratellanza. Non c’è bisogno che le dica che questa esperienza Americana, che è rimasta unica, è stata accolta come un faro di speranza da milioni di persone che vivono altrove e che vogliono che anche i loro paesi raggiungano una simile armonia e cooperazione tra le loro popolazioni.
Allo stesso tempo, non c’è bisogno che le ricordi che da otto anni, sfortunatamente, la grandiosità dell’esperienza americana, come esempio per il mondo della possibilità di queste cose, è scemata e si è offuscata al punto che l’America ha perso il suo primato di insegnamento offerto attraverso gli esempi. Io la prego, come “Maestro al comando“, di far sì che l’America assuma ancora una volta il ruolo della grande educatrice, e propongo che il messaggio si concentri principalmente sulla mutua responsabilità. Dai miei studi in storia e filosofia, ho estratto la semplice cura per quei nostri modi di pensare e di comportarci che sono così distruttivi, ma che noi umani sembriamo voler seguire costi quel che costi.
La radice della crisi – l’ego indisciplinato Se analizziamo la storia umana, è evidente che l’umanità ha fatto dei progressi attraverso i desideri egocentrici, che sono poi la conseguenza dei nostri istinti innati. Mentre un uomo abbandonato su di una isola deserta sa che la sua sopravvivenza dipende dalle sue sole capacità, le stesse capacità vengono poi utilizzate contro le persone che gli sono vicine, quando la stessa situazione si manifesta in un’organizzazione sociale moderna. Inoltre, così come è diventato più facile soddisfare le nostre esigenze di sopravvivenza grazie alla moderna tecnologia, allo stesso modo, il nostro istinto di sopravvivenza, che è ancora presente, si è manifestato in modi sempre più sofisticati, che mascherano la capacità di distruzione delle nostre azioni, al punto che l’Egoismo è stato elevato, e di fatto celebrato, come un valore comunemente accettato. Nel 21° secolo le regole del gioco sono cambiate.
Nel corso del tempo, e senza accorgersene troppo, l’umanità si è spostata dalla concentrazione sullo sviluppo personale e sulla ricerca di un posto all’interno della propria comunità locale, verso l’individuazione di un nuovo paradigma sociale ed integrato, nel quale tutte le parti sono interdipendenti. Il concetto di gruppo unito si è allargato dal nucleo familiare, al quartiere, alla comunità, al villaggio, alla Città e alla Nazione, ed è esploso un sistema singolare chiamato “Umanità“.
Ora noi siamo, nel bene e nel male, tutti collegati gli uni con gli altri. Dal momento che siamo diventati un sistema completo ed integrato, come ogni altro sistema chiuso che c’è in natura, la nostra forza e il nostro sostentamento sono diventati dipendenti dalla reciproca responsabilità di tutti i membri dell’umanità. … come se tutta l’umanità fosse sulla stessa barca, e se un uomo facesse un buco sotto ai suoi piedi, tutti noi affonderemmo con lui. Un problema si presenta: mentre le nostre relazioni si sono interconnesse, noi stiamo ancora provando a comportarci come individui e Nazioni separate, non come una sola Umanità, è di qui che parte la crisi.

La soluzione – Educare

LaitmanIl sistema chiuso della civilizzazione ci spinge a riconoscere la nostra interdipendenza e a comportarci tenendo in considerazione gli altri. Molti di noi possono dedurre questo assioma da soli, perché è del tutto ovvio. Abbiamo dunque bisogno che il concetto venga divulgato e poi fatto crescere e rinforzato nella coscienza delle persone, perché ognuno di noi è un eccellente maestro nel convincersi che le azioni altruistiche sono responsabilità di qualcun altro, e che l’essere egoista come tutti sia di fatto un diritto. Dunque la soluzione della crisi include uno spostamento della coscienza in quelle persone nel mondo che hanno la maturità e un sufficiente interesse nel futuro per riconoscere la catastrofe che sta arrivando, altrimenti non metteremo un freno alla nostra inclinazione a soddisfare i capricci del nostro egoismo. Ogni persona si deve rendere conto che, nel sistema integrato del nostro villaggio globale, il destino di ogni uomo dipende dal suo comportamento e dalle sue azioni verso gli altri. Proprio come l’umanità ha stabilito molti modelli educativi che preparano i bambini alla vita, ora si dovrebbe stabilire un sistema globale che spieghi come le persone dovrebbero condurre le loro vite in questo nuovo mondo globalizzato – aderendo al principio, “ama il prossimo tuo come te stesso,” che è condiviso da tutte le religioni.
Quando cominceremo a costruire un sistema così, sentiremo immediatamente che il processo di guarigione della società è cominciato, poiché solo con la consapevolezza le persone si relazioneranno tra di loro in una maniera completamente nuova – quella dell’attenzione, dell’amore e della cura reciproca.
Non abbiamo bisogno di ricostruire le infrastrutture politiche ed economiche, poiché sono naturali, e si aggiusteranno secondo l’intuito dei vari partecipanti. Quando gli uomini si renderanno conto della loro interconnessione globale, le infrastrutture rifletteranno automaticamente questa consapevolezza.
L’America è il solo paese che ha la credibilità e le risorse per guidare l’impianto dirigente del sistema globale dell’educazione di cui il mondo ha oggi così disperatamente bisogno.

Il piano di lavoro

Le chiedo pertanto di considerare i punti elencati di seguito:

• Costituire un centro educativo internazionale e apolitico che raggruppi i famosi scienziati di tutto il mondo delle scienze naturali e delle scienze politiche. Questi esperti svilupperanno una varietà di contenuti esplicativi circa la nuova fase che il mondo sta attraversando, e collaboreranno con i mezzi di comunicazione per far circolare le loro opinioni.
• Costituire un’unità operativa che promuova dei progetti che aumentino la consapevolezza nell’era globale, anche questa unità operativa collaborerà con i mezzi di comunicazione.
• Dovremmo iniziare una campagna sostenuta dal governo che fornisca un’informazione a 360 gradi sulla profondità della nostra interconnessione.
• Rendere disponibile il materiale a tutti i provveditorati agli studi e per tutti i tipi di scuola.
• Concedere borse di studio e altri benefici in denaro a lavori di letteratura, arte, teatro, cinema, e giornalismo sulla base dell’auspicabile beneficio che potranno portare alla società.
La mia preoccupazione riflette il pensiero di migliaia di studenti e membri dell’assemblea a cui insegno. Noi crediamo che il mondo sia in crisi, e che la frustrazione e il senso di confusione che questa crisi ha provocato avranno l’effetto positivo di indebolire la resistenza al messaggio sulla responsabilità collettiva, che resta invece forte in periodi di pace e abbondanza. L’Ego è temporaneamente con le spalle al muro, e adesso è il momento di domarlo. Le confesso che la seguo con molta ammirazione sulla stampa internazionale e mi ha reso molto felice l’appello da lei lanciato durante il recente G-20 di Londra.
Ricordo ancora molto bene le sue parole «Il mondo é alle prese con la “più grave crisi economica dalla seconda guerra mondiale” e i leader dei Paesi del G-20 “devono agire con un senso di urgenza”. “Sono assolutamente fiducioso che questa riunione rifletterà un enorme consenso sulla necessità di lavorare per affrontare questi problemi”.» Condivido questo suo invito ai Grandi della terra perché si concentrino su “un terreno comune” e non sulle “differenze occasionali” per affrontare la crisi economica, perché tutti noi abbiamo la responsabilità di coordinare le nostre azioni. So che lei pensa anche che sia improbabile che ci possa essere ?consenso su tutti i punti” e che ha ribadito la necessità di “respingere il protezionismo” per “accelerare gli sforzi a sostegno dei mercati emergenti mettendo in piedi una struttura che possa sostenere la cooperazione nei mesi e negli anni a venire”.

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